Inserito da: Gianni Dominici | 4 Novembre 2009

Il vento caldo del nordest

Si sono da poco conclusi due eventi in Veneto che ci hanno visto tra i promotori e dai quali sono scaturiti interessanti spunti sul tema dell’Amministrare 2.0 e per la costruzione del Manifesto. Il primo incontro si è tenuto a Padova in occasione del Forum dell’ Innovazione organizzato da FORUM PA insieme al Ministero  per la pubblica amministrazione e l’innovazione e alla Regione Veneto.

Diverse le cose sentite e viste nel campo dell’e-gov per cui provo a fare un primo bilancio a freddo. Le eccellenze che questo primo territorio ci ha presentato sono interessanti, mature ma, forse, sotto alcuni aspetti superate se viste in termini di prospettiva. Diversi i sistemi informativi territoriali presentati basati prevalentemente sulla raccolta,sull’elaborazione e la rappresentazione grafica dei dati. Sistemi maturi, appunto, frutto di un buon utilizzo dell’informatica a livello territoriale che sollevano (e solo a volte risolvono ) i problemi classici di un approccio industriale all’informatizzazione: banche dati che non comunicano, la mancanza di standard, questioni di sicurezza relative alla detenzione centralizzata dei dati.

Fino a qualche mese fa, seguendo una logica basata sull’innovazione incrementale e sull’ottimizzazione dei processi avviati avrei detto che è necessario uno sforzo maggiore magari di coordinamento, per valorizzare le esperienze in corso ma i nuovi approcci che si stanno imponendo nei confronti dei dati publici proposti in ambito internazionale ci impongono di riflettere se la strada fino ad oggi intrapresa sia quella giusta o se, come sempre più spesso viene evocato, sia necessario un cambio completo di paradigma. A questo proposito interessante la metafora utilizzata da Fabrizio Panozzo (Docente di Economia delle Amministrazioni Pubbliche e City Management, Università Ca’ Foscari) intervenendo al workshop su Merito, valutazione e trasparenza che possono essere ben utilizzate per descrivere la cultura telematica attuale all’interno delle pubbliche amministrazioni: quella del panopticon. Come è noto per Jeremy Bentham “l’idea alla base del Panopticon (“che fa vedere tutto”) era quella che – grazie alla forma radiocentrica dell’edificio e ad opportuni accorgimenti architettonici e tecnologici – un unico guardiano potesse osservare (optikon) tutti (pan) i prigionieri in ogni momento”. E’ una metafora forte ma che ben sintetizza l’attuale logica sottesa alla gestione dei dati pubblici. Un soggetto, una struttura raccoglie i dati di tutti gli altri senza che questi possano intervenire o sapere cosa è stato visto o raccolto. Una logica che ha spesso prodotto delle anomalie per cui, ad esempio all’interno della pubblica amministrazione, il “guardiano ” non condivide le informazioni nemmeno con gli altri uffici all’interno dello stesso ente.

Il secondo evento che ha contributo a sollevare questo vento caldo di idee e di riflessioni proveniente dal nordest è stato il Veneziacamp 2009 “tre giorni di condivisione, confronto e crescita; per promuovere i temi dell’innovazione e dell’etica per la cittadinanza digitale”. Tanti gli eventi e gli incontri ma vorrei soffermarmi, perché in linea con il ragionamento avviato, sull’incontro di lavoro organizzato sul Manifesto per l’Amministrazione 2.0. L’idea del Manifesto sta piacendo. Sono molti gli enti locali che ci hanno chiesto di sottoscriverlo così come sono tante le idee scaturite per far si che il Manifesto possa essere più incisivo possibile all’interno dell’attuale fase di modernizzazione della PA italiana. Una nuova versione del documento emendata sarà presto disponibile e includerà un punto dal quale tutti sono stati concordi è oramai impossibile prescindere: quello, appunto, della trasparenza e dell’accesso ai dati pubblici. Ne parla oggi anche David Osimo in un’intervista pubblicata sul nostro portale elaborando, tra le altre cose il concetto per cui le pubbliche amministrazioni dovrebbero gestire i dati creando “piattaforme finalizzate alla creazione di valore pubblico”. Come evidenzia Osimo questo non significa che i cittadini si debbano sostituire alla PA ma che diventano parte integrante per la creazione di valore.

E’ evidente, da quest’ottica, la necessità di cambio di paradigma che più volte abbiamo sostenuto: passare dal principio del panopticon a quello dell’anopticon per cui sono i “sorvegliati” o , uscendo dalla metafora, i cittadini che vedono cosa accade all’interno della pubblica amministrazione, che partecipano alla raccolta dei dati e alla loro elaborazione e diffusione.

Inserito da: Gianni Dominici | 20 Ottobre 2009

Amministrare 2.0 a Venezia

Ci siamo, il prossimo 23 ottobre inizia Veneziacamp: Tre giorni di futuro in quella che è stata la prima fabbrica al mondo: l’Arsenale di Venezia. 3.000 metri quadri divisi in tre aree allestite con stand, community area, sale convegni, clusters. Innovazione e cittadinanza digitale, luogo di incontro per il “Popolo della Rete”ma non solo; le tre giornate prevedono una serie di convegni, tavole rotonde e seminari in cui verranno illustrati , tra gli altri, Best Practice mondiali per l’e-democracy,strategie di comunicazione per la PA, visioni condivise per favorire la modernizzazione della PA digitale.

Tra le tante iniziative, il primo giorno alle 10 in sala Galeazze , il tavolo di lavoro sul Manifesto Amministrare 2.0.

Temi che affronteremo
- Valutazione, commenti, osservazioni al Manifesto.
- Valutazione , commenti, osservazione al Programma di lavoro dei prossimi mesi
- Raccolta delle dichiarazioni di interesse da parte degli attori pubblici e privati presenti a sottoscrivere il Manifesto
- Raccolta di testimonianze di iniziative portate avanti o in via di definizione dai diversi attori locali riconducibili al tema dell’Amministrare 2.0

Organizzazione dei lavori
Per questo incontro seguiremo una logica semistrutturata: una presentazione iniziale mia e di Gianluigi Cogo, un giro di tavolo tra coloro che si sono prenotati a parlare (per ora: Dott. Andrea Pellizzari, Ass.to all’Innovazione ed e-government – Provincia di Vicenza, Dott. Pierfranco Maffè, Ass.to Società Partecipate e Sistema Culturale, Comunicazione, Organizzazione, Progetti di e-government, Relazioni Internazionali del Comune di Monza, Dott. Mario Marini, Assessore con delega alla Comunicazione del Comune di Parma, Dott. Carmine Santalco, Ass.to alle politiche di e-Government del Comune di Messina, Dott.ssa Sabrina Franceschini, Servizio Sistemi Informativi della Regione Emilia Romagna, Ing. Walter Baldassi, Direttore Generale Venis, Dott. Michele Lo Squadro, Project Manager – CST Provincia di Matera, Dott. Giorgio Pellitteri, Direzione Sistemi Informativi del Comune di La Spezia, Dott. Pierluigi Piva e Dott.ssa Barbara Valente, Gartner Italia, Dott. Eros Guareschi, Responsabile Sistemi Informativi del Comune di Reggio Emilia, Dott.ssa Martina Semenzato del Comune di Venezia, Dott. Maurizio Carlin della Direzione del Comune di Venezia, Dott. Roberto Tedone, Sales and Consulting Director dell’IFM Infomaster, Dott. Giuseppe Russo, Chief Technology Officer della Sun Microsystems Italia) e  la possibilità a tutti i partecipanti  di intervenire sui i temi.

Materiali di riferimento
Aspetti logistici
La bozza del Manifesto
Le prossime scadenze (in fondo alla pagina)

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Inserito da: Gianni Dominici | 7 Ottobre 2009

Il bisogno di un nuovo paradigma per modernizzare la PA

Mi ricordo ancora, dopo tanti anni passati dal periodo universitario, l’esempio che Domenico De Masi faceva spesso dalla cattedra per descrivere sinteticamente il passaggio da una società industriale, prevalentemente orientata alla produzione di beni, alla società post-industriale o della conoscenza prevalentemente improntata sulla produzione di servizi basati sulla conoscenza e sulla centralità del sapere teorico .

Al di là degli indicatori di natura economica e sociale che descrivono il fenomeno, e della descrizione del cambiamento dei modi di produzione che ha caratterizzato la seconda metà del secolo scorso, De Masi metteva in evidenza il mutamento di paradigma alla base del cambiamento. Nella società industriale gli obiettivi sono determinati dai mezzi tecnici a disposizione, nella società post-industriale vengono prioritariamente definiti gli obiettivi e poi si cercano, si creano o si sviluppano gli strumenti più adatti per raggiungere tali obiettivi. Esempio più pertinente è lo sbarco sulla Luna. Gli Stati Uniti non avevano la tecnologia matura per poter programmare un’impresa di quel tipo ma per ragioni politiche decisero che quello doveva essere un obiettivo prioritario poi raggiunto grazie alle tecnologie e alle competenze sviluppate di proposito.

Perché questo riferimento? Perché credo che un cambiamento di prospettiva di questo tipo debba essere introdotto anche in quei settori, quale la Pubblica Amministrazione italiana, in cui assistiamo ancora a forti ritardi strutturali come conseguenza della mancanza di chiare linee strategiche.

Non sono le singole soluzioni tecnologiche, siano essi gli strumenti del web 2.0 o la recente  PEC, a dover orientare le scelte e definire gli obiettivi ma esattamente il contrario. C’è bisogno di un cambiamento di paradigma che definisca obiettivi chiari e condivisi che poi le tecnologie disponibili o da sviluppare siano in grado di raggiungere.

C’è bisogno che avvenga in Italia quello che sta avvenendo nella pubblica Amministrazione degli Stati Uniti. Il primo atto in assoluto che Barack Obama ha firmato in quanto Presidente è stato il documento Transparency and Open Government,  un testo di appena una pagina in cui però vengono definiti come strategici per il paese tre principi guida: il governo deve essere trasparente, partecipativo e collaborativo. Nel documento non si fa riferimento, se non per inciso, alla tecnologia, piuttosto vengono individuati e descritti con puntualità gli uffici preposti e i responsabili del raggiungimento di questo obiettivo.

E’ bastata una dichiarazione chiara, forte e, soprattutto, credibile per far si che in pochi mesi si attivasse da parte di soggetti pubblici e privati un’immediata risposta di soluzioni ed iniziative.

La prima risposta è stata il portale data.gov il cui obiettivo è di mettere a disposizione del pubblico, in un formato standard che ne permetta l’ulteriore elaborazione, i dati prodotti della pubblica amministrazione. Un primo passo apparentemente semplice ma che in realtà potrebbe risultare strategico nel processo di modernizzazione in atto e che ha sviluppato già un’interessante dibattito a proposito. Il principio ispiratore che ne è alla base parte dal presupposto che spesso è inutile e costoso che i governi, sia centrali sia locali, si impegnino a sviluppare interfacce e soluzioni finali di servizi al cittadino quando sarebbe molto più utile concentrarsi, appunto, sulla definizione di standard e di infrastrutture per rendere i dati pubblici disponibili e riutilizzabili. Saranno poi altri soggetti pubblici, privati o di associazioni non profit a sviluppare soluzioni e servizi in grado di soddisfare le svariate esigenze del pubblico.

La seconda risposta ai principi ispiratori di Obama è stato il portale apps.gov dove le pubbliche amministrazioni possono comprare applicazioni software certificate e approvate dal governo centrale. Anche qui il principio inspiratore è molto semplice: le pubbliche amministrazioni hanno bisogni di soluzioni tecnologiche molti simili tra di loro relative alla gestione interna o all’erogazione di servizi al pubblico. Nella maggior parte dei casi provvedono a queste esigenze dotandosi ciascuna di infrastrutture tecnologiche e di software appropriati. Il portale apps.gov offre invece una biblioteca di soluzioni, gratuite o a prezzi ridotti, che le singole pubbliche amministrazioni possono direttamente utilizzare senza dover installare specifici software sui proprio computer o sui propri server. L’applicativo per gestire le buste paghe, tanto per fare un esempio, non viene comprato ma usato accedendovi  tramite internet (una soluzione che tecnicamente viene chiamata del cloud computing).  I vantaggi sono immediati soprattutto per le pubbliche amministrazioni più piccole: significa risparmio nella scelta delle soluzioni da adottare, nel loro acquisto e nella loro manutenzione.

L’ultima risposta (per ora) è arrivata ieri con la presentazione del Federal Register 2.0, che mette on line e accessibili al pubblico tutti gli atti amministrativi dei governi federali (dalle leggi, alle proposte di legge, di regolamento, etc.) garantendo insieme maggiore trasparenza e anche maggiore partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica potendo intervenire direttamente sulle procedure in atto.

Se torniamo alla situazione italiana ci rendiamo che, invece, sono ancora imperanti logiche “industriali” basate su grandi appalti per soluzioni tecnologiche (il caso indecoroso del portale italia.it non sembra purtroppo aver insegnato molto) o su iniziative che rischiano di essere solo di facciata (la pubblicazione on line  dei dati relativi ai dirigenti pubblici ai sensi dell’art. 21, della Legge 69/09 risponde sì a principi di trasparenza ma applicandoli con modalità perlomeno arcaiche visto che i dati vengono forniti in pdf e quindi in un formato che non permette elaborazioni e confronti).

Abbiamo bisogno di varcare anche noi la soglia del nuovo secolo ma non pensiamo di poterlo fare ricorrendo alle nuove tecnologie. Serve un cambiamento di paradigma e servono idee forti, chiare e, soprattutto, credibili.

Inserito da: Gianni Dominici | 28 Settembre 2009

Italia digitale 2.0

On line i videoatti del convegno che si è tenuto oggi a Milano: I servizi Innovativi per il rilancio dell’economia. Presentazione dell’osservatorio Italia Digitale 2.0.

Novità in vista? Purtroppo non sembrerebbe proprio.

Inserito da: Gianni Dominici | 28 Settembre 2009

Cosa si intende per gov 2.0

Breve ma efficace presentazione dei principi del gov 2.0 da parte della Sunlight Foundation.

Inserito da: Gianni Dominici | 25 Settembre 2009

Amministrare 2.0: il Manifesto

Un’amministrazione 2.0 è un’amministrazione che si mette dalla parte dei cittadini e che con i cittadini stabilisce una relazione bidirezionale, perché è consapevole che nessuno meglio di loro può valutare servizi e progetti, segnalare eventuali criticità, manifestare esigenze e bisogni e fare proposte per soddisfarli. Ma c’è di più: è un’amministrazione che sceglie di improntare tutti i suoi processi, anche quelli interni, sui principi della condivisione e della collaborazione, di sfruttare l’intelligenza collettiva coinvolgendo le risorse a sua disposizione per migliorare la gestione interna e l’efficienza dei servizi offerti. E, infine, è un’amministrazione che sceglie di fare tutto questo sfruttando le opportunità offerte dalle nuove tecnologie e dagli strumenti del web 2.0 e mettendoli al servizio di un nuovo approccio nei rapporti con il cittadino.

E’ questa la premessa che presenta il Manifesto Amministrare 2.0, un documento in progress che diversi attori o network quali FORUMPA, Formez, il Comune di Venezia, il Club di Amministrare 2.0, Artea Studio e Innovatori PA stanno promuovendo con lo scopo di proporre una visione condivisa per favorire la modernizzazione della PA digitale.

A fronte di una situazione di stallo del processo di telematizzazione della PA, si legge nel documento, ci sono però degli enti locali che hanno continuato a sperimentare le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie al fine di migliorare la qualità dei servizi offerti ai cittadini e favorire la loro partecipazione alla gestione della cosa pubblica. Sono le amministrazioni locali che hanno promosso una telematica pubblica di secondo livello improntata su una logica relazionale e partecipativa, che hanno approfondito e applicato gli strumenti del Web 2.0, che hanno rimesso i cittadini al centro del processo di sviluppo della PA digitale. Sono un numero ridotto gli enti che si sono avventurati in questa direzione ma rappresentano una minoranza le cui esperienze possono rappresentare uno stimolo per riavviare l’intero settore. Queste amministrazioni hanno spesso implementato anche strumenti di partecipazione e di collaborazione interattivi all’interno delle stesse organizzazioni, permettendo così la diffusione e l’arricchimento dei saperi già presenti nelle risorse umane impiegate, ma che in molti casi restano inespressi.

Da qui nasce l’idea di un’iniziativa, il Manifesto Amministrare 2.0, in grado di valorizzare l’esperienze già realizzate arrichendole dei contributi di coloro che a diverso titolo sono interessati alla diffusione di una moderna PA digitale. Il processo di elaborazione del Manifesto ha già registrato momenti importanti di lavoro e di condivisione di idee e proposte: lo scorso 6 febbraio a Venezia nel corso della prima riunione con alcune amministrazioni locali (Venezia, Monza, Parma, Reggio Emilia, Trieste e Udine) è scaturito un programma di lavoro che poi è stato ripreso e approfondito nell’ambito di un incontro organizzato all’interno dell’ultimo FORUM PA e a cui hanno partecipato circa 70 persone tra esperti, amministratori pubblici e aziende. Sia gli incontri sia la collaborazione on line sono gestiti seguendo una metodologia per favorire la più ampia partecipazione nell’elaborazione del Manifesto.

Il prossimo appuntamento di lavoro di elaborazione del Manifesto è il VeneziaCamp2009 che si terrà nei giorni 23, 24 e 25 ottobre dove è stata prevista un’apposita sezione dedicata alla presentazione e all’elaborazione del Manifesto mentre per coloro che non potranno venire il wiki sarà lo spazio di riferimento per aggiornarsi . Per partecipare all’evento è necessaria la registrazione gratutita.

Inserito da: Gianni Dominici | 15 Settembre 2009

Innovare nella formazione

Se c’è un settore che ha bisogno di innovazione nei metodi e negli obiettivi è quello della formazione. A fronte di una domanda di conoscenza e di saperi sempre crescente, infatti, l’offerta  rimane povera di idee e ancorata a strumenti e linguaggi oramai obsleti. In questo contesto, interessante il corso di alta formazione proposto da Artea Studio che mira ad introdurre in questo settore iniziative di Edutainment.

Si legge nella presentazione: “L’edutainment rappresenta la nuova frontiera della formazione: combinare le esigenze e le tecniche di apprendimento in un sistema in cui divertimento, relax e intrattenimento rappresentano lo scenario del percorso formativo. L’obiettivo è accelerare la crescita professionale e personale degli individui e delle loro organizzazioni di riferimento, aggiungendo valore all’intrattenimento.”


La migliore occasione è il prossimo Barcamp organizzato a Venezia per il 23-24-25 ottobre. Tre giorni densi di appuntamenti e di incontri  e momento ideale per riprendere i ragionamenti avviati all’ultimo FORUM PA.

A Venezia, infatti, porteremo il documento di sintesi (verso il Manifesto?) elaborato proprio a seguito degli incontri di Maggio così da arricchirlo con nuove idee e contributi in una logica di lavoro sempre in progress.

Inserito da: Gianni Dominici | 3 Settembre 2009

Il futuro della rete

Cercando di restituire un po’ dell’enorme mole dei materiali prodotti nell’ambito dell’ultimo FORUM PA comincio con gli approfondimenti relativi a Il futuro della rete. Di seguito la presentazione dei risultati della prima ricerca.

Inserito da: Gianni Dominici | 6 Maggio 2009

Da qui ai prossimi 10 giorni

Beh poco tempo per aggiornare il Blog, oramai FORUM PA è alle porte. Tra le iniziative programmate da segnalare sicuramente il Barcamap degli innovatori che ha registrato un enorme successo di prenotazioni, il tavolo di lavoro su Amministrare 2.0 il cui obiettivo è redigere un Manifesto da condividere con le pubbliche amministrazioni, l’incontro su Il Futuro della Rete in cui presentermo risultati inediti sull’utilizzo di internet.

Inserito da: Gianni Dominici | 14 Febbraio 2009

Amministare 2.0

Ci siamo incontrati  la scorsa settimana, ospiti del comune di Venezia, con un primo gruppo di città italiane per ragionare sulle possibili evoluzioni della PA digitale. Un tema centrale, trattato giovedì anche da Il Sole 24 Ore.

Diversi gli innovatori presenti a cominciare dal nostro ospite Michele Vianello e del vulcanico Gigi Cogo.

Di seguito la mia presentazione mentre sul sito FORUM PA trovate i dettagli:

Qualche giorno fa Giampaolo Fabris sul suo blog ha ricordato il famoso aforisma di John Fitzgerald Kennedy «Scritta in cinese la parola crisi è composta di due caratteri. Uno rappresenta il pericolo e l’altro rappresenta l’opportunità». I pericoli che discendono dall’attuale situazione sono evidenti a tutti e, in termini occupazionali e produttivi, oltre che sociali,  ne stiamo già subendo le conseguenze. Meno attenzione viene posta, invece, alle opportunità che da un periodo come questo di messa in discussione radicale delle certezze radicate, possono scaturire dal futuro.

Nel caso dell’innovazione tecnologica, ad esempio, l’Italia ha arrancato fino ad oggi dietro ai grandi players mondiali giocando  un ruolo marginale nello scenario internazionale: abbiamo una dotazione infrastrutturale digitale modesta, non abbiamo aziende produttrici di calatura internazionale e non abbiamo campioni in grado di confrontarsi a livello mondiale  nel campo  del web. Anche se (ed è altamente improbabile) l’economia ricominciasse a girare ci ritroveremmo in termini di competitività ai livello marginali precedenti.

La crisi e i pericoli attuali potrebbero diventare invece occasione per introdurre una nuova marcia, un nuovo ruolo dell’Italia nello scenario internazionale. Ma servono idee, forti, coraggiose. Come quando la Finlandia in piena crisi economica nei primi anni ‘90 ha trasformato la sua vocazione economica individuando e sostenendo quei settori , come quello delle telecomunicazioni, che riteneva più promettenti e in cui, in pochi anni, è diventata leader mondiale. Proprio in queste ore in inghilterra si parla di “Digital Britain” di un progetto voluto direttamente dal primo ministro Gordon Brown che punta proprio sull’industria delle telecomunicazioni per ridare slancio all’economia inglese e una nuova centralità (oltre a quella finanziaria) a quel paese nell’arena internazionale tramite l’obiettivo concreto  di dotare tutte le case di banda larga entro il 2012.  E’ un’idea, un progetto, sicuramente più promettente della mancanza assoluta di strategie e di visione del futuro che invece subisce il nostro paese. In questa ottica fa bene il ministro Brunetta ad individuare nella pubblica amministrazione il settore dal quale poter riavviare la crescita della nostra economia (come d’altronde la Commissione Europea sostiene da anni) sancendo definitivamente il passaggio dallo Stato soggetto allo Stato funzione o, meglio ancora, servizio.

Ma questa centralità non può essere guadagnata semplicemente appellandosi al senso di responsabilità dei dipendenti pubblici a favore di una maggiore produttività. Troppo semplice per un’equazione leggermente più complessa: all’orgoglio individuale ci si può riferire quando c’è un progetto condiviso, un obiettivo nobile da raggiungere, una visione di futuro  che non può essere semplicemente quella di mettersi a testa bassa e produrre di più in termini assoluti. Il processo di informatizzazione e di modernizzazione della pubblica amministrazione, ad esempio, in passato si è prevalentemente basato su una spontanea partecipazione dei dipendenti più motivati che hanno messo a disposizione competenze, energie  e orgoglio per costruire, sperimentando insieme, una pubblica amministrazione più vicina ai cittadini: è sullo spontaneismo dal basso che sono nate le prime reti civiche, i servizi online e la telematica pubblica. Ora è evidentemente necessario pensare ad una nuova fase che dia nuova spinta e centralità alla pubblica amministrazione e che sia sostenuta, allora sì, dall’orgoglio e dalla responsabilità a cui si appella Brunetta. Ma è una nuova fase che deve scaturire non dalla semplice evoluzione o adattamento di quella precedente ma come completo, radicale e genetico mutamento. C’è bisogno, per parafrasare l’iniziativa britannica, di una “Digital Italy”. Da questa prospettiva Il web 2.0 può essere metafora e strumento  per una pubblica amministrazione che si ripensa. E’ metafora nel senso che che può essere evocativo di una pubblica amministrazione che rifonda se stessa e ridefinisce il suo ruolo all’interno del paese, è strumento perchè  prorprio dall’utilizzo delle tecnologiche più avanzate si possono trovare le soluzioni più adatte per migliorare i servizi offerti, ridurre i costi, guadagnare efficienza per investire in nuove soluzioni e fare così da volano ad un’economia in difficoltà. L’Amministrazione 2.0 (per ora chiamiamola così) ragiona in termini di obiettivi piuttosto che di procedure, si preoccupa di valorizzare i saperi e la saggezza dei dipendenti e dei cittadini nella consapevolezza che l’intelligenza collettiva permette imprese impossibili per un’organizzazione o per una persona, punta l’attenzione sulla partecipazione dei cittadini piuttosto che sulla semplice informazione.

Convinti della necessità di avviare una riflessione su questi temi FORUM PA e il Comune di Venezia hanno organizzato un tavolo di confronto tra gli enti locali più sensibili ed impegnati a sostenere un nuovo modo di amministrare la cosa pubblica: il club di Amministrare 2.0. Si tratta per ora di un tavolo informale che si riunirà il prossimo mese a Venezia proprio per stabilire nel dettaglio il programma delle iniziative di quest’anno. Prima fra tutte il sondaggio lanciato oggi tra il nostro Panel proprio su questi temi. Rimanete sintetizzate e, intanto, dite la vostra.

Inserito da: Gianni Dominici | 4 Gennaio 2009

Indice di prestazione della banda larga

Per monitorare la diffusione della banda larga tra i paesi membri la  Commissione Europea ha elaborato un indice sintetico di prestazione della rete.

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Inserito da: Gianni Dominici | 29 Dicembre 2008

L’Italia che non c’è

Come ogni anno, puntualmente,  l’indagine sulla qualità della vita nelle città italiane de Il Sole 24 Ore  ci restituisce un’Italia divisa, dove ai primi posti della classifica si alternano le ricche province del Centro e  del Nord e agli ultimi, alternandosi, le diverse province siciliane: quest’anno Caltanissetta (preceduta da Palermo, Agrigento Trapani), Agrigento nel 2007, Catania nel 2006, Messina nel 2004 e nel 2003.  A parte le considerazioni che potrebbero e dovrebbero scaturire da questo triste primato siciliano è interessante ragionare sulla scelta degli indicatori.

L’indice sintetico su cui viene stilata la classifica finale discende da sei dimensioni di analisi: tenore di vita, affari e lavoro, servizi ambiente e salute, ordine pubblico, popolazione, tempo libero per un totale complessivo di 36 indicatori. Un lavoro, come al solito, completo e accurato ma in cui spicca  la totale assenza di indicatori relativi alla società della conoscenza, ai consumi telematici, alla capacità territoriale di attrarre talenti. Quale Italia si misura in termini di incidenza di bar e ristoranti sul territorio o di escursione termica del clima locale quando gran parte dei ragazzi, almeno fin quando sarà di moda, passa ore su Facebook o prende un aereo low cost per cambiare “aria” il  fine settimana?

E’ sicuramente l’Italia dei borghi che però sempre più spesso sono abitati in una logica medievole di rinserramento nei propri egoismi territoriali. E’ l’Italia che quando poi si confronta con gli altri paesi è ultima nella maggior parte delle classifiche, è l’Italia che aspetta un progetto paese da condividire e su cui attivare i propri campioni.

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Inserito da: Gianni Dominici | 23 Dicembre 2008

La creatività connettiva

Una bella definizione di creatività e riportata da Carlo Infante su Facebook. Scrive Carlo “Tra i tanti modi per definire la creatività, preferisco quello suggerito dal matematico francese Jules-Henri Poincaré “Creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili”. E penso a quanto questo suggerimento sia decisivo per capire il fenomeno del “mash up” in Internet, implementando diverse applicazioni, plugin, su operatività che rilanciano il principio open source nel senso lato del termine.

La questione della creatività non riguarda, infatti, solo l’espressione artistica dei linguaggi ma la capacità di ambientarsi in nuovi contesti, come oggi è quello del web, il nuovo spazio pubblico. Mi piace pensare che l’intelligenza creativa possa inventare i modi per antropizzare questo ambiente: dall’esplorazione alla progettazione di nuove relazioni che sollecitino la partecipazione in un contesto popolato da soggetti disposti a comunicare. Il punto cardine è sul come fare di tutto questo comunicare un possibile modello produttivo innervato nello scambio sociale. E’ questa la potenzialità ancora da interpretare di ciò che chiamiamo Società dell’informazione. Anzi, è il modo per accelerare dei processi (che qui in Italia stagnano) per liberare le opportunità del web 2.0, grazie a cui si sta ridefinendo il concetto di comunicazione, interpretando il senso reale dell’interattività, quella partecipativa.”

Inserito da: Gianni Dominici | 23 Dicembre 2008

A.A.A. Disubbidienti CERCASI

Chi si occupa di innovazione cita spesso la suggestiva definzione per cui l’innovatore è un disubbidiente, da cui ne discende che l’innovazione, organizzativa, culturale,, scientifica non è altro che una disubbidienza riuscita. Una disubbidienza alle procedure obsolete, ai modelli interpetativi dominanti, alle inefficenze in favore di nuove idee e soluzioni.

Ma è proprio perché l’innovatore è un disubbidiente che, spesso, all’interno delle organizzazioni, delle aziende e, soprattutto, della pubblica amministrazione, viene isolato: un visionario che può essere considerato pericoloso per il resto della struttura.

In un momento di grande incertezza, di  necessità assoluta di recuperare efficienza non possiamo permetterci di perdere neanche un’idea, una visione , una proposta.  Il rischio di reinserramento che ha paventato
De Rita presentando l’ultima relazione sociale, per cui ognuno si richiude nella propria dimensione individuale è concreto. C’è bisogno di una reazione, di una visione e di un progetto comune facendo uscire dall’isolamento le energie vitali. L’unico modo per combattere l’isolamento è di fare rete, tessuto e trama di connessione fra le diverse energie individuali. E’ l’obiettivo ambizioso che ci siamo dati come FORUMPA è che già dallo scorso anno è diventato esplicito: essere sempre più luogo e momento di incontro tra gli innovatori.

E’ proprio partendo da questi presupposti che insieme al Formez nasce InnovatoriPA. Riprendendo dalla presentazione pubblicata per l’occasione su Internet: “www.innovatoripa.it è un sito che mette al centro l’individuo, la sua identità professionale e personale, che premia la capacità di fare innovazione nella Pubblica amministrazione e di attivare relazioni nella Rete. Le tecnologie oggi disponibili sul web stanno diffondendo un sempre maggiore interesse verso le reti sociali e molte iniziative si appoggiano ai diversi siti web, generando occasioni di scambio e circolazione delle conoscenze e, allo stesso tempo, disperdendo energie e persone in gruppi senza relazione tra loro. www.innovatoripa.it è una rete sociale che produce conoscenza, contatti e nuove opportunità di innovazione. Una rete che è anche luogo di incontro e contaminazione tra pubblica amministrazione e territorio, tra pubblico e privato.” Uno strumento di social metworking destinato ai temi e ai diversi attori del processo di modernizzazione della pubblica amministrazione e che, per dirla  come Luca de Biase nel presentare lo speciale de Il SOLE 24 ORE su Facebook, si alimenterà  delle relazioni tra le persone e andando ad arricchire l’ecosistema dell’informazione.

Abbiamo cominciato in sordina, senza pubblicizzare troppo l’iniziativa, per testare il sistema, e già in pochi giorni gli innovatori iscritti sono più di 400 ed hanno dato vita discussioni, gruppi di lavoro, blog personali.  Tra le diverse iniziative nate, sicuramente quella meno convenzionalee di organizzare un Barcamp indipendente nell’ambito del prossimo FORUM PA. Tanto per capirci un Barcamp, secondo la definizione elabotata su Wikipedia è  “una non conferenza, così come solitamente intendiamo conferenza, che nasce dal desiderio delle persone di condividere e apprendere in un ambiente aperto e libero. Il BarCamp è una non-conferenza collaborativa, dove chiunque può “salire in cattedra”, proporre un argomento e parlarne agli altri, con lo scopo di favorire il libero pensiero, la curiosità, la divulgazione e la diffusione dei temi legati al Web. Una non conferenza (unconference) quindi una riunione il cui tema di discussione è deciso dai partecipanti piuttosto che prestabilito in anticipo dagli organizzatori, una riunione aperta i cui contenuti vengono proposti dai partecipanti stessi. “

Seguendo la struttura tipica di Facebook le prime adesioni e i primi contributi sono  già on line ospiti del Wiki dell’iniziativa, ma, in una logica di diffusione virale un gruppo di lavoro è su Facebook .

L’annuncio. quindi, è pronto per essere diffuso: A.A.A. disobbedienti di ogni età e sesso CERCASI.

Inserito da: Gianni Dominici | 8 Dicembre 2008

LeWeb

Mentre da noi il tema del Web, sia in ambito pubblico sia privato, sembra non interessare più, tanto che gli utilizzatori di internet in Italia rappresentano solo una modesta porzione di quella di altri paesi, in Francia domani prende il via la quinta edizione di LeWeb, un evento che è diventato un punto di riferimento europeo per questi temi. Questo il ricco programma.

Tra le diverse e interessanti iniziative proposte la competizione fra le 30 start up nel campo delle iniziative Web finaliste. Inutile dire che nessuna di queste è italiana:

1.    2Win-Solutions – FRANCE
2.    3scale networks S. L. – SPAIN
3.    Apture – USA
4.    Box.net, Inc. – USA
5.    Brozengo SA – FRANCE
6.    Charge Ventures – Malta
7.    Cmune – CHINA
8.    ConTrust – ISRAEL
9.    DoctorSIM – SPAIN
10.  Edicy – ESTONIA
11.  Haploid – FRANCE
12.  IZI-collecte – FRANCE
13.  Kaltura – USA
14.  MyID.is Certified – FRANCE
15.  Nimbuzz – NETHERLANDS
16.  Popego Inc. – USA
17.  Producteev Inc. – USA
18.  Publing – FRANCE
19.  Radionomy – BELGIUM
20.  Samedi GmbH – GERMANY
21.  ShoutEm Ltd. – CROATIA
22.  Silentale SAS – FRANCE
23.  SquareClock – FRANCE
24.  Tellmewhere – FRANCE
25.  Trendiction – LUXEMBURG
26.  Viewdle, Inc – UKRAIN
27.  Webnode.com – CZECH REPUBLIC
28.  Zavedenia.com – BULGARIA
29.  Zipipop Ltd (Zipiko) – FINLAND
30.  Zoover Holiday Reviews – NETHERLANDS

Inserito da: Gianni Dominici | 5 Dicembre 2008

L’Italia che verrà

In diretta dalla presentazione del quarantaduesimo rapporto Censis.

Ore 10,00 introduce e presiede Marzano.

Ore 10,30 parla Giuseppe Roma. Queste le parole d’ordine che stanno emergendo:

E’ stato l’anno delle paure: si sono moltiplicate grandi e piccole paure e la politica, in un anno elettorale, ne ha approfittato enfatizzando le emozioni e generando maggiore insicurezza. La crisi finanziaria c’è ma rappresenta anche la possibilità e l’occasione di sollecitare una reazione vitale. Una reazione che se non si appiattirà sotto una logica puramente adattiva potrà avviare un processo di complesso cambiamento di una portata tale da caratterizzarsi come una seconda metamorfosi.

Ore 11 parla Giuseppe De Rita e, incredibilmente, Marzano, dopo aver fatto ulteriori domande se ne va a causa di un altro impegno.

Ci crediamo a questa crisi? Come nel caso tutto italiano delle paure per la criminalità ha basi puramente emotive? E’ solo “un’altra crisi” congiunturale? Il nostro sistema (di piccole imprese, prevalentemente manifatturiero) è più solido? Perchè l’intervento di questo governo in ambito di finanziaria è così leggero?

Forse perchè non tutti sono convinti della dimensione strutturale delle difficoltà. Su queste basi il corpo sociale italiano non sta reagendo, senza la forza di spingersi in avanti, vivendo in modo passivo gli eventi.

Ci sono delle “ristrutturazioni” nei comportamenti individuali per mantenere la “liquidita” individuale, ma questo avviene sottotraccia, senza reazioni collettive.

Questo ci fa dire che non è una delle tante crisi, non è una crisi banale.

Come se ne esce? Con una metamorfosi che probabilmente è giá in atto frutto della sintesi tra quello che siamo e processi nuovi: l’immigrazione, le minoranze vitali, il diffondersi della cultura femminile, il consumo “temperato”, il territorio come ambito di sviluppo e non di rinserramento .

La seconda metaformosi non è il semplice ritorno agli elementi originali ma la metabolizzazione di nuove leve e processi: exaptation (adattamento innovativo).

Ore 11,40 fine della presentazione

Inserito da: Gianni Dominici | 2 Dicembre 2008

Dati di fine anno

Presentati oggi i primi risultati dell’indagine Eurostat 2008 sugli accessi ad Internet, mentre le tabelle definitive saranno disponibili a metà dicembre.

Ecco la sintesi delle prime tabelle:

  • La diffusione di internet tra le famiglie italiane è pari al 42%, la media europea (27 paesi) è pari a 60%. I paesi con maggiore penetrazione di internet tra le famiglie sono l’Olanda (86%), Svezia (84%), Danimarca (82%);
  • Le famiglie italiane raggiunte dalla banda larga sono il 31% contro la media europea del 48% e un massimo di penetrazione raggiunta dall’Olanda pari al 74%;
  • Su internet gli italiani accedono a servizi di viaggi (20 % contro media europea del 32%),  internet banking (13% contro il 29%), servizi pubblici (15% contro il 28%),  informazione sanitaria (16% contro 28%),  informazione (17% contro il 26%),  vendita di beni e servizi (7% contro il 25%),  offerte di lavoro (7% contro il 13%).

Inserito da: Gianni Dominici | 30 Novembre 2008

Talento sprecato

Irene Tinagli si è dimessa dalla Direzione Generale del Partito Democratico con una lettera indirizzata a Veltroni.

Dallo stesso sito prendo qualche riga di descrizione della Tinagli: ” insegna alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh. Allieva di Richard Florida, è esperta di politiche pubbliche per l’innovazione, la creatività e lo sviluppo economico. Lavora come consulente per il Dipartimento Affari Economici e Sociali dell’Onu e per la Commissione europea. Il suo ultimo libro è “Talento da svendere” (Einaudi 2008).”

Giovane ricercatrice la Tinagli è un “talento” nazionale purtroppo, come spesso accade, prestata ad università americane. Leggendo il suo libro si trova una lucida, approfondita e chiara  analisi del sistema dell’innovazione italiano e della sua capacità di competere in ambito internazionale. La Tinagli non si limita ad applicare i modelli interpretativi del suo noto maestro Richard Florida ma elabora una prospettiva di analisi inedita ed efficace.

Le sue dimissioni sono davvero una occasione sprecata e non solo per il partito a cui si era dedicata ma per tutti noi. Mancano in Italia campioni nazionali ed internazionali di queste tematiche che incredibilmente vengono trattate in modo sempre più marginale.

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