La crisi, e poi?
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Il vento caldo del nordest
Amministrare 2.0 a Venezia
Il bisogno di un nuovo paradigma per modernizzare la PA
Mi ricordo ancora, dopo tanti anni passati dal periodo universitario, l’esempio che Domenico De Masi faceva spesso dalla cattedra per descrivere sinteticamente il passaggio da una società industriale, prevalentemente orientata alla produzione di beni, alla società post-industriale o della conoscenza prevalentemente improntata sulla produzione di servizi basati sulla conoscenza e sulla centralità del sapere teorico .
Al di là degli indicatori di natura economica e sociale che descrivono il fenomeno, e della descrizione del cambiamento dei modi di produzione che ha caratterizzato la seconda metà del secolo scorso, De Masi metteva in evidenza il mutamento di paradigma alla base del cambiamento. Nella società industriale gli obiettivi sono determinati dai mezzi tecnici a disposizione, nella società post-industriale vengono prioritariamente definiti gli obiettivi e poi si cercano, si creano o si sviluppano gli strumenti più adatti per raggiungere tali obiettivi. Esempio più pertinente è lo sbarco sulla Luna. Gli Stati Uniti non avevano la tecnologia matura per poter programmare un’impresa di quel tipo ma per ragioni politiche decisero che quello doveva essere un obiettivo prioritario poi raggiunto grazie alle tecnologie e alle competenze sviluppate di proposito.
Perché questo riferimento? Perché credo che un cambiamento di prospettiva di questo tipo debba essere introdotto anche in quei settori, quale la Pubblica Amministrazione italiana, in cui assistiamo ancora a forti ritardi strutturali come conseguenza della mancanza di chiare linee strategiche.
Non sono le singole soluzioni tecnologiche, siano essi gli strumenti del web 2.0 o la recente PEC, a dover orientare le scelte e definire gli obiettivi ma esattamente il contrario. C’è bisogno di un cambiamento di paradigma che definisca obiettivi chiari e condivisi che poi le tecnologie disponibili o da sviluppare siano in grado di raggiungere.
C’è bisogno che avvenga in Italia quello che sta avvenendo nella pubblica Amministrazione degli Stati Uniti. Il primo atto in assoluto che Barack Obama ha firmato in quanto Presidente è stato il documento Transparency and Open Government, un testo di appena una pagina in cui però vengono definiti come strategici per il paese tre principi guida: il governo deve essere trasparente, partecipativo e collaborativo. Nel documento non si fa riferimento, se non per inciso, alla tecnologia, piuttosto vengono individuati e descritti con puntualità gli uffici preposti e i responsabili del raggiungimento di questo obiettivo.
E’ bastata una dichiarazione chiara, forte e, soprattutto, credibile per far si che in pochi mesi si attivasse da parte di soggetti pubblici e privati un’immediata risposta di soluzioni ed iniziative.
La prima risposta è stata il portale data.gov il cui obiettivo è di mettere a disposizione del pubblico, in un formato standard che ne permetta l’ulteriore elaborazione, i dati prodotti della pubblica amministrazione. Un primo passo apparentemente semplice ma che in realtà potrebbe risultare strategico nel processo di modernizzazione in atto e che ha sviluppato già un’interessante dibattito a proposito. Il principio ispiratore che ne è alla base parte dal presupposto che spesso è inutile e costoso che i governi, sia centrali sia locali, si impegnino a sviluppare interfacce e soluzioni finali di servizi al cittadino quando sarebbe molto più utile concentrarsi, appunto, sulla definizione di standard e di infrastrutture per rendere i dati pubblici disponibili e riutilizzabili. Saranno poi altri soggetti pubblici, privati o di associazioni non profit a sviluppare soluzioni e servizi in grado di soddisfare le svariate esigenze del pubblico.
La seconda risposta ai principi ispiratori di Obama è stato il portale apps.gov dove le pubbliche amministrazioni possono comprare applicazioni software certificate e approvate dal governo centrale. Anche qui il principio inspiratore è molto semplice: le pubbliche amministrazioni hanno bisogni di soluzioni tecnologiche molti simili tra di loro relative alla gestione interna o all’erogazione di servizi al pubblico. Nella maggior parte dei casi provvedono a queste esigenze dotandosi ciascuna di infrastrutture tecnologiche e di software appropriati. Il portale apps.gov offre invece una biblioteca di soluzioni, gratuite o a prezzi ridotti, che le singole pubbliche amministrazioni possono direttamente utilizzare senza dover installare specifici software sui proprio computer o sui propri server. L’applicativo per gestire le buste paghe, tanto per fare un esempio, non viene comprato ma usato accedendovi tramite internet (una soluzione che tecnicamente viene chiamata del cloud computing). I vantaggi sono immediati soprattutto per le pubbliche amministrazioni più piccole: significa risparmio nella scelta delle soluzioni da adottare, nel loro acquisto e nella loro manutenzione.
L’ultima risposta (per ora) è arrivata ieri con la presentazione del Federal Register 2.0, che mette on line e accessibili al pubblico tutti gli atti amministrativi dei governi federali (dalle leggi, alle proposte di legge, di regolamento, etc.) garantendo insieme maggiore trasparenza e anche maggiore partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica potendo intervenire direttamente sulle procedure in atto.
Se torniamo alla situazione italiana ci rendiamo che, invece, sono ancora imperanti logiche “industriali” basate su grandi appalti per soluzioni tecnologiche (il caso indecoroso del portale italia.it non sembra purtroppo aver insegnato molto) o su iniziative che rischiano di essere solo di facciata (la pubblicazione on line dei dati relativi ai dirigenti pubblici ai sensi dell’art. 21, della Legge 69/09 risponde sì a principi di trasparenza ma applicandoli con modalità perlomeno arcaiche visto che i dati vengono forniti in pdf e quindi in un formato che non permette elaborazioni e confronti).
Abbiamo bisogno di varcare anche noi la soglia del nuovo secolo ma non pensiamo di poterlo fare ricorrendo alle nuove tecnologie. Serve un cambiamento di paradigma e servono idee forti, chiare e, soprattutto, credibili.

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Italia digitale 2.0
On line i videoatti del convegno che si è tenuto oggi a Milano: I servizi Innovativi per il rilancio dell’economia. Presentazione dell’osservatorio Italia Digitale 2.0.
Novità in vista? Purtroppo non sembrerebbe proprio.
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Cosa si intende per gov 2.0
Amministrare 2.0: il Manifesto
Innovare nella formazione
Se c’è un settore che ha bisogno di innovazione nei metodi e negli obiettivi è quello della formazione. A fronte di una domanda di conoscenza e di saperi sempre crescente, infatti, l’offerta rimane povera di idee e ancorata a strumenti e linguaggi oramai obsleti. In questo contesto, interessante il corso di alta formazione proposto da Artea Studio che mira ad introdurre in questo settore iniziative di Edutainment.
Si legge nella presentazione: “L’edutainment rappresenta la nuova frontiera della formazione: combinare le esigenze e le tecniche di apprendimento in un sistema in cui divertimento, relax e intrattenimento rappresentano lo scenario del percorso formativo. L’obiettivo è accelerare la crescita professionale e personale degli individui e delle loro organizzazioni di riferimento, aggiungendo valore all’intrattenimento.”
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Per riprendere i ragionamenti su Amministrare 2.0 e la cittadinanza digitale
Il futuro della rete
Cercando di restituire un po’ dell’enorme mole dei materiali prodotti nell’ambito dell’ultimo FORUM PA comincio con gli approfondimenti relativi a Il futuro della rete. Di seguito la presentazione dei risultati della prima ricerca.
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Da qui ai prossimi 10 giorni
Beh poco tempo per aggiornare il Blog, oramai FORUM PA è alle porte. Tra le iniziative programmate da segnalare sicuramente il Barcamap degli innovatori che ha registrato un enorme successo di prenotazioni, il tavolo di lavoro su Amministrare 2.0 il cui obiettivo è redigere un Manifesto da condividere con le pubbliche amministrazioni, l’incontro su Il Futuro della Rete in cui presentermo risultati inediti sull’utilizzo di internet.
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Amministare 2.0
Ci siamo incontrati la scorsa settimana, ospiti del comune di Venezia, con un primo gruppo di città italiane per ragionare sulle possibili evoluzioni della PA digitale. Un tema centrale, trattato giovedì anche da Il Sole 24 Ore.
Diversi gli innovatori presenti a cominciare dal nostro ospite Michele Vianello e del vulcanico Gigi Cogo.
Di seguito la mia presentazione mentre sul sito FORUM PA trovate i dettagli:
Di Brunetta, delle idee, dell’orgoglio e dei cinesi per un‘Amministrazione 2.0
Qualche giorno fa Giampaolo Fabris sul suo blog ha ricordato il famoso aforisma di John Fitzgerald Kennedy «Scritta in cinese la parola crisi è composta di due caratteri. Uno rappresenta il pericolo e l’altro rappresenta l’opportunità». I pericoli che discendono dall’attuale situazione sono evidenti a tutti e, in termini occupazionali e produttivi, oltre che sociali, ne stiamo già subendo le conseguenze. Meno attenzione viene posta, invece, alle opportunità che da un periodo come questo di messa in discussione radicale delle certezze radicate, possono scaturire dal futuro.
Nel caso dell’innovazione tecnologica, ad esempio, l’Italia ha arrancato fino ad oggi dietro ai grandi players mondiali giocando un ruolo marginale nello scenario internazionale: abbiamo una dotazione infrastrutturale digitale modesta, non abbiamo aziende produttrici di calatura internazionale e non abbiamo campioni in grado di confrontarsi a livello mondiale nel campo del web. Anche se (ed è altamente improbabile) l’economia ricominciasse a girare ci ritroveremmo in termini di competitività ai livello marginali precedenti.
La crisi e i pericoli attuali potrebbero diventare invece occasione per introdurre una nuova marcia, un nuovo ruolo dell’Italia nello scenario internazionale. Ma servono idee, forti, coraggiose. Come quando la Finlandia in piena crisi economica nei primi anni ‘90 ha trasformato la sua vocazione economica individuando e sostenendo quei settori , come quello delle telecomunicazioni, che riteneva più promettenti e in cui, in pochi anni, è diventata leader mondiale. Proprio in queste ore in inghilterra si parla di “Digital Britain” di un progetto voluto direttamente dal primo ministro Gordon Brown che punta proprio sull’industria delle telecomunicazioni per ridare slancio all’economia inglese e una nuova centralità (oltre a quella finanziaria) a quel paese nell’arena internazionale tramite l’obiettivo concreto di dotare tutte le case di banda larga entro il 2012. E’ un’idea, un progetto, sicuramente più promettente della mancanza assoluta di strategie e di visione del futuro che invece subisce il nostro paese. In questa ottica fa bene il ministro Brunetta ad individuare nella pubblica amministrazione il settore dal quale poter riavviare la crescita della nostra economia (come d’altronde la Commissione Europea sostiene da anni) sancendo definitivamente il passaggio dallo Stato soggetto allo Stato funzione o, meglio ancora, servizio.
Ma questa centralità non può essere guadagnata semplicemente appellandosi al senso di responsabilità dei dipendenti pubblici a favore di una maggiore produttività. Troppo semplice per un’equazione leggermente più complessa: all’orgoglio individuale ci si può riferire quando c’è un progetto condiviso, un obiettivo nobile da raggiungere, una visione di futuro che non può essere semplicemente quella di mettersi a testa bassa e produrre di più in termini assoluti. Il processo di informatizzazione e di modernizzazione della pubblica amministrazione, ad esempio, in passato si è prevalentemente basato su una spontanea partecipazione dei dipendenti più motivati che hanno messo a disposizione competenze, energie e orgoglio per costruire, sperimentando insieme, una pubblica amministrazione più vicina ai cittadini: è sullo spontaneismo dal basso che sono nate le prime reti civiche, i servizi online e la telematica pubblica. Ora è evidentemente necessario pensare ad una nuova fase che dia nuova spinta e centralità alla pubblica amministrazione e che sia sostenuta, allora sì, dall’orgoglio e dalla responsabilità a cui si appella Brunetta. Ma è una nuova fase che deve scaturire non dalla semplice evoluzione o adattamento di quella precedente ma come completo, radicale e genetico mutamento. C’è bisogno, per parafrasare l’iniziativa britannica, di una “Digital Italy”. Da questa prospettiva Il web 2.0 può essere metafora e strumento per una pubblica amministrazione che si ripensa. E’ metafora nel senso che che può essere evocativo di una pubblica amministrazione che rifonda se stessa e ridefinisce il suo ruolo all’interno del paese, è strumento perchè prorprio dall’utilizzo delle tecnologiche più avanzate si possono trovare le soluzioni più adatte per migliorare i servizi offerti, ridurre i costi, guadagnare efficienza per investire in nuove soluzioni e fare così da volano ad un’economia in difficoltà. L’Amministrazione 2.0 (per ora chiamiamola così) ragiona in termini di obiettivi piuttosto che di procedure, si preoccupa di valorizzare i saperi e la saggezza dei dipendenti e dei cittadini nella consapevolezza che l’intelligenza collettiva permette imprese impossibili per un’organizzazione o per una persona, punta l’attenzione sulla partecipazione dei cittadini piuttosto che sulla semplice informazione.
Convinti della necessità di avviare una riflessione su questi temi FORUM PA e il Comune di Venezia hanno organizzato un tavolo di confronto tra gli enti locali più sensibili ed impegnati a sostenere un nuovo modo di amministrare la cosa pubblica: il club di Amministrare 2.0. Si tratta per ora di un tavolo informale che si riunirà il prossimo mese a Venezia proprio per stabilire nel dettaglio il programma delle iniziative di quest’anno. Prima fra tutte il sondaggio lanciato oggi tra il nostro Panel proprio su questi temi. Rimanete sintetizzate e, intanto, dite la vostra.
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Indice di prestazione della banda larga
Per monitorare la diffusione della banda larga tra i paesi membri la Commissione Europea ha elaborato un indice sintetico di prestazione della rete.





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L’Italia che non c’è
Come ogni anno, puntualmente, l’indagine sulla qualità della vita nelle città italiane de Il Sole 24 Ore ci restituisce un’Italia divisa, dove ai primi posti della classifica si alternano le ricche province del Centro e del Nord e agli ultimi, alternandosi, le diverse province siciliane: quest’anno Caltanissetta (preceduta da Palermo, Agrigento Trapani), Agrigento nel 2007, Catania nel 2006, Messina nel 2004 e nel 2003. A parte le considerazioni che potrebbero e dovrebbero scaturire da questo triste primato siciliano è interessante ragionare sulla scelta degli indicatori.
L’indice sintetico su cui viene stilata la classifica finale discende da sei dimensioni di analisi: tenore di vita, affari e lavoro, servizi ambiente e salute, ordine pubblico, popolazione, tempo libero per un totale complessivo di 36 indicatori. Un lavoro, come al solito, completo e accurato ma in cui spicca la totale assenza di indicatori relativi alla società della conoscenza, ai consumi telematici, alla capacità territoriale di attrarre talenti. Quale Italia si misura in termini di incidenza di bar e ristoranti sul territorio o di escursione termica del clima locale quando gran parte dei ragazzi, almeno fin quando sarà di moda, passa ore su Facebook o prende un aereo low cost per cambiare “aria” il fine settimana?
E’ sicuramente l’Italia dei borghi che però sempre più spesso sono abitati in una logica medievole di rinserramento nei propri egoismi territoriali. E’ l’Italia che quando poi si confronta con gli altri paesi è ultima nella maggior parte delle classifiche, è l’Italia che aspetta un progetto paese da condividire e su cui attivare i propri campioni.
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La creatività connettiva
Una bella definizione di creatività e riportata da Carlo Infante su Facebook. Scrive Carlo “Tra i tanti modi per definire la creatività, preferisco quello suggerito dal matematico francese Jules-Henri Poincaré “Creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili”. E penso a quanto questo suggerimento sia decisivo per capire il fenomeno del “mash up” in Internet, implementando diverse applicazioni, plugin, su operatività che rilanciano il principio open source nel senso lato del termine.
La questione della creatività non riguarda, infatti, solo l’espressione artistica dei linguaggi ma la capacità di ambientarsi in nuovi contesti, come oggi è quello del web, il nuovo spazio pubblico. Mi piace pensare che l’intelligenza creativa possa inventare i modi per antropizzare questo ambiente: dall’esplorazione alla progettazione di nuove relazioni che sollecitino la partecipazione in un contesto popolato da soggetti disposti a comunicare. Il punto cardine è sul come fare di tutto questo comunicare un possibile modello produttivo innervato nello scambio sociale. E’ questa la potenzialità ancora da interpretare di ciò che chiamiamo Società dell’informazione. Anzi, è il modo per accelerare dei processi (che qui in Italia stagnano) per liberare le opportunità del web 2.0, grazie a cui si sta ridefinendo il concetto di comunicazione, interpretando il senso reale dell’interattività, quella partecipativa.”
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A.A.A. Disubbidienti CERCASI
Chi si occupa di innovazione cita spesso la suggestiva definzione per cui l’innovatore è un disubbidiente, da cui ne discende che l’innovazione, organizzativa, culturale,, scientifica non è altro che una disubbidienza riuscita. Una disubbidienza alle procedure obsolete, ai modelli interpetativi dominanti, alle inefficenze in favore di nuove idee e soluzioni.
Ma è proprio perché l’innovatore è un disubbidiente che, spesso, all’interno delle organizzazioni, delle aziende e, soprattutto, della pubblica amministrazione, viene isolato: un visionario che può essere considerato pericoloso per il resto della struttura.
In un momento di grande incertezza, di necessità assoluta di recuperare efficienza non possiamo permetterci di perdere neanche un’idea, una visione , una proposta. Il rischio di reinserramento che ha paventato
De Rita presentando l’ultima relazione sociale, per cui ognuno si richiude nella propria dimensione individuale è concreto. C’è bisogno di una reazione, di una visione e di un progetto comune facendo uscire dall’isolamento le energie vitali. L’unico modo per combattere l’isolamento è di fare rete, tessuto e trama di connessione fra le diverse energie individuali. E’ l’obiettivo ambizioso che ci siamo dati come FORUMPA è che già dallo scorso anno è diventato esplicito: essere sempre più luogo e momento di incontro tra gli innovatori.
E’ proprio partendo da questi presupposti che insieme al Formez nasce InnovatoriPA. Riprendendo dalla presentazione pubblicata per l’occasione su Internet: “www.innovatoripa.it è un sito che mette al centro l’individuo, la sua identità professionale e personale, che premia la capacità di fare innovazione nella Pubblica amministrazione e di attivare relazioni nella Rete. Le tecnologie oggi disponibili sul web stanno diffondendo un sempre maggiore interesse verso le reti sociali e molte iniziative si appoggiano ai diversi siti web, generando occasioni di scambio e circolazione delle conoscenze e, allo stesso tempo, disperdendo energie e persone in gruppi senza relazione tra loro. www.innovatoripa.it è una rete sociale che produce conoscenza, contatti e nuove opportunità di innovazione. Una rete che è anche luogo di incontro e contaminazione tra pubblica amministrazione e territorio, tra pubblico e privato.” Uno strumento di social metworking destinato ai temi e ai diversi attori del processo di modernizzazione della pubblica amministrazione e che, per dirla come Luca de Biase nel presentare lo speciale de Il SOLE 24 ORE su Facebook, si alimenterà delle relazioni tra le persone e andando ad arricchire l’ecosistema dell’informazione.
Abbiamo cominciato in sordina, senza pubblicizzare troppo l’iniziativa, per testare il sistema, e già in pochi giorni gli innovatori iscritti sono più di 400 ed hanno dato vita discussioni, gruppi di lavoro, blog personali. Tra le diverse iniziative nate, sicuramente quella meno convenzionalee di organizzare un Barcamp indipendente nell’ambito del prossimo FORUM PA. Tanto per capirci un Barcamp, secondo la definizione elabotata su Wikipedia è “una non conferenza, così come solitamente intendiamo conferenza, che nasce dal desiderio delle persone di condividere e apprendere in un ambiente aperto e libero. Il BarCamp è una non-conferenza collaborativa, dove chiunque può “salire in cattedra”, proporre un argomento e parlarne agli altri, con lo scopo di favorire il libero pensiero, la curiosità, la divulgazione e la diffusione dei temi legati al Web. Una non conferenza (unconference) quindi una riunione il cui tema di discussione è deciso dai partecipanti piuttosto che prestabilito in anticipo dagli organizzatori, una riunione aperta i cui contenuti vengono proposti dai partecipanti stessi. “
Seguendo la struttura tipica di Facebook le prime adesioni e i primi contributi sono già on line ospiti del Wiki dell’iniziativa, ma, in una logica di diffusione virale un gruppo di lavoro è su Facebook .
L’annuncio. quindi, è pronto per essere diffuso: A.A.A. disobbedienti di ogni età e sesso CERCASI.
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LeWeb
Mentre da noi il tema del Web, sia in ambito pubblico sia privato, sembra non interessare più, tanto che gli utilizzatori di internet in Italia rappresentano solo una modesta porzione di quella di altri paesi, in Francia domani prende il via la quinta edizione di LeWeb, un evento che è diventato un punto di riferimento europeo per questi temi. Questo il ricco programma.
Tra le diverse e interessanti iniziative proposte la competizione fra le 30 start up nel campo delle iniziative Web finaliste. Inutile dire che nessuna di queste è italiana:
1. 2Win-Solutions – FRANCE
2. 3scale networks S. L. – SPAIN
3. Apture – USA
4. Box.net, Inc. – USA
5. Brozengo SA – FRANCE
6. Charge Ventures – Malta
7. Cmune – CHINA
8. ConTrust – ISRAEL
9. DoctorSIM – SPAIN
10. Edicy – ESTONIA
11. Haploid – FRANCE
12. IZI-collecte – FRANCE
13. Kaltura – USA
14. MyID.is Certified – FRANCE
15. Nimbuzz – NETHERLANDS
16. Popego Inc. – USA
17. Producteev Inc. – USA
18. Publing – FRANCE
19. Radionomy – BELGIUM
20. Samedi GmbH – GERMANY
21. ShoutEm Ltd. – CROATIA
22. Silentale SAS – FRANCE
23. SquareClock – FRANCE
24. Tellmewhere – FRANCE
25. Trendiction – LUXEMBURG
26. Viewdle, Inc – UKRAIN
27. Webnode.com – CZECH REPUBLIC
28. Zavedenia.com – BULGARIA
29. Zipipop Ltd (Zipiko) – FINLAND
30. Zoover Holiday Reviews – NETHERLANDS
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L’Italia che verrà
Dati di fine anno
Presentati oggi i primi risultati dell’indagine Eurostat 2008 sugli accessi ad Internet, mentre le tabelle definitive saranno disponibili a metà dicembre.
Ecco la sintesi delle prime tabelle:
- La diffusione di internet tra le famiglie italiane è pari al 42%, la media europea (27 paesi) è pari a 60%. I paesi con maggiore penetrazione di internet tra le famiglie sono l’Olanda (86%), Svezia (84%), Danimarca (82%);
- Le famiglie italiane raggiunte dalla banda larga sono il 31% contro la media europea del 48% e un massimo di penetrazione raggiunta dall’Olanda pari al 74%;
- Su internet gli italiani accedono a servizi di viaggi (20 % contro media europea del 32%), internet banking (13% contro il 29%), servizi pubblici (15% contro il 28%), informazione sanitaria (16% contro 28%), informazione (17% contro il 26%), vendita di beni e servizi (7% contro il 25%), offerte di lavoro (7% contro il 13%).
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Si sono da poco conclusi due eventi in Veneto che ci hanno visto tra i promotori e dai quali sono scaturiti interessanti spunti sul tema dell’Amministrare 2.0 e per la costruzione del Manifesto. Il primo incontro si è tenuto a Padova in occasione del Forum dell’ Innovazione organizzato da FORUM PA insieme al Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione e alla Regione Veneto.
Diverse le cose sentite e viste nel campo dell’e-gov per cui provo a fare un primo bilancio a freddo. Le eccellenze che questo primo territorio ci ha presentato sono interessanti, mature ma, forse, sotto alcuni aspetti superate se viste in termini di prospettiva. Diversi i sistemi informativi territoriali presentati basati prevalentemente sulla raccolta,sull’elaborazione e la rappresentazione grafica dei dati. Sistemi maturi, appunto, frutto di un buon utilizzo dell’informatica a livello territoriale che sollevano (e solo a volte risolvono ) i problemi classici di un approccio industriale all’informatizzazione: banche dati che non comunicano, la mancanza di standard, questioni di sicurezza relative alla detenzione centralizzata dei dati.
Fino a qualche mese fa, seguendo una logica basata sull’innovazione incrementale e sull’ottimizzazione dei processi avviati avrei detto che è necessario uno sforzo maggiore magari di coordinamento, per valorizzare le esperienze in corso ma i nuovi approcci che si stanno imponendo nei confronti dei dati publici proposti in ambito internazionale ci impongono di riflettere se la strada fino ad oggi intrapresa sia quella giusta o se, come sempre più spesso viene evocato, sia necessario un cambio completo di paradigma. A questo proposito interessante la metafora utilizzata da Fabrizio Panozzo (Docente di Economia delle Amministrazioni Pubbliche e City Management, Università Ca’ Foscari) intervenendo al workshop su Merito, valutazione e trasparenza che possono essere ben utilizzate per descrivere la cultura telematica attuale all’interno delle pubbliche amministrazioni: quella del panopticon. Come è noto per Jeremy Bentham “l’idea alla base del Panopticon (“che fa vedere tutto”) era quella che – grazie alla forma radiocentrica dell’edificio e ad opportuni accorgimenti architettonici e tecnologici – un unico guardiano potesse osservare (optikon) tutti (pan) i prigionieri in ogni momento”. E’ una metafora forte ma che ben sintetizza l’attuale logica sottesa alla gestione dei dati pubblici. Un soggetto, una struttura raccoglie i dati di tutti gli altri senza che questi possano intervenire o sapere cosa è stato visto o raccolto. Una logica che ha spesso prodotto delle anomalie per cui, ad esempio all’interno della pubblica amministrazione, il “guardiano ” non condivide le informazioni nemmeno con gli altri uffici all’interno dello stesso ente.
Il secondo evento che ha contributo a sollevare questo vento caldo di idee e di riflessioni proveniente dal nordest è stato il Veneziacamp 2009 “tre giorni di condivisione, confronto e crescita; per promuovere i temi dell’innovazione e dell’etica per la cittadinanza digitale”. Tanti gli eventi e gli incontri ma vorrei soffermarmi, perché in linea con il ragionamento avviato, sull’incontro di lavoro organizzato sul Manifesto per l’Amministrazione 2.0. L’idea del Manifesto sta piacendo. Sono molti gli enti locali che ci hanno chiesto di sottoscriverlo così come sono tante le idee scaturite per far si che il Manifesto possa essere più incisivo possibile all’interno dell’attuale fase di modernizzazione della PA italiana. Una nuova versione del documento emendata sarà presto disponibile e includerà un punto dal quale tutti sono stati concordi è oramai impossibile prescindere: quello, appunto, della trasparenza e dell’accesso ai dati pubblici. Ne parla oggi anche David Osimo in un’intervista pubblicata sul nostro portale elaborando, tra le altre cose il concetto per cui le pubbliche amministrazioni dovrebbero gestire i dati creando “piattaforme finalizzate alla creazione di valore pubblico”. Come evidenzia Osimo questo non significa che i cittadini si debbano sostituire alla PA ma che diventano parte integrante per la creazione di valore.
E’ evidente, da quest’ottica, la necessità di cambio di paradigma che più volte abbiamo sostenuto: passare dal principio del panopticon a quello dell’anopticon per cui sono i “sorvegliati” o , uscendo dalla metafora, i cittadini che vedono cosa accade all’interno della pubblica amministrazione, che partecipano alla raccolta dei dati e alla loro elaborazione e diffusione.
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