ICity rate: a Bologna premiate le città italiane più smart

ICity Lab – dove la I evoca Innovazione, Inclusione, Interazione, Intelligenza – è una iniziativa di FORUM PA che vuole essere di supporto a tutti coloro che operano ai diversi livelli per migliorare le nostre città, ma è anche uno stimolo a impegnarsi sempre di più nei diversi ambiti che caratterizzano una città intelligente. Per questo motivo, oltre a produrre materiali di lavoro e di ricerca, FORUM PA – in occasione dell’apertura della manifestazione Smart City Exhibition il 29 ottobre a Bologna – presenterà i risultati di ICity Rate, la classifica delle città intelligenti italiane. I capoluoghi di provincia italiani sono stati messi a confronto sulla base di oltre cento indicatori riferiti alle dimensioni della governance della città, dell’economia, della mobilità, dell’ambiente, del capitale sociale e della qualità dei servizi che hanno poi permesso di arrivare alla classifica finale.

L’idea di Città Intelligente alla base del rating, quindi, è quella di una città inclusiva e competitiva ben descritta dalla parole del ministro Francesco Profumo: “Al centro della sfida vi è la costruzione di un nuovo genere di bene comune, una grande infrastruttura tecnologica e immateriale che faccia dialogare persone e oggetti, integrando informazioni e generando intelligenza, producendo inclusione e migliorando il nostro vivere quotidiano”.

Il tema della Smart City sarà al centro dei tre giorni di Smart City Exhibition, la manifestazione frutto della partnership tra FORUM PA e Bologna Fiere che darà vita a tre giorni di intenso lavoro presso la Fiera di Bologna il 29/30/31 Ottobre. L’iniziativa si pone come momento centrale nel trend che vede ormai la politica per le città intelligenti come una priorità europea e nazionale.

Le grandi opportunità date dai fondi comunitari e dai bandi nazionali sulle smart city e smart community rendono infatti sempre più necessario, per non essere sprecate, un momento “fondativo” di riflessione e di incontro tra i protagonisti per utilizzare al meglio questa grande occasione di innovazione, costruendo politiche sostenibili, lungimiranti ed effettivamente utili a rispondere ai crescenti e multiformi bisogni che, in questo momento di crisi, esprimono i cittadini.

La manifestazione propone una visione completamente nuova del concetto di città, intesa come insieme di flussi informativi e reti di relazioni e comunicazioni, fisiche e digitali, caratterizzate dalla capacità di creare capitale sociale, benessere per le persone, migliore qualità della vita.

Altrettanto nuova è la sua formula, centrata su momenti partecipativi e qualificati di lavoro collaborativo, sulla presentazione di grandi scenari internazionali, sulla costruzione di nuova cultura condivisa che aiuti a trasformare in Progetto-Paese una serie di iniziative ancora allo stato nascente e non sempre coordinate tra loro.

Gli obiettivi principali di SMART City Exhibition sono, in sintesi:

  • Elaborare in forma collaborativa una definizione condivisa di smart city, ossia mettere in luce i passaggi fondamentali per un approccio strategico e olistico; individuare le politiche settoriali, i nessi tra loro e i percorsi per realizzarle; chiarire il ruolo della tecnologia nei suoi tre livelli: quello della piattaforma di rete, quello degli applicativi verticali (scuola, sanità, welfare, ambiente, energia, mobilità, ecc.), quello delle periferiche, della sensoristica, dei device.
  • Proporre momenti di sensibilizzazione e di formazione per la classe dirigente politica ed amministrativa sul tema delle nuove città.
  • Individuare e divulgare le migliori esperienze italiane e internazionali e identificarne i modelli.
  • Costruire un set di documentazione sui singoli aspetti della smart city che possa costituire una cultura condivisa con il Governo, le città e le imprese e che sia la base su cui costruire le politiche future delle città intelligenti.
  • Confrontarsi sui nuovi modelli di procurement e di partnership pubblico-privata che rendano possibile investimenti lungimiranti per migliorare la qualità del vivere urbano.
  • Offrire ai cittadini e all’opinione pubblica un resoconto puntuale e indipendente sullo stato dell’arte dell’innovazione nelle città, con particolare attenzione alla accountability.

Tra tagli lineari e spending review che fine ha fatto l’innovazione?

In diverse occasioni abbiamo sottolineato l’importanza di avviare una riflessione su una nuova forma operativa che la PA dovrebbe prendere per poter assolvere alle sue funzioni: a più riprese abbiamo parlato di Governo della Rete, di Big Society, di innovazione sociale, di innovazione tecnologica.
Già, l’innovazione nella PA. Se la crisi non attanaglia solo il nostro paese, il nostro è invece tra i pochi a continuare a dare importanza marginale all’innovazione. Guardiamo i dati del Digital Agenda Scoreboard l’analisi che monitora i progressi dei diversi paesi nel raggiungere gli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea. L’Italia è penultima in Europa, dietro ha solo la Romania, nella percentuale di cittadini che usano i servizi di e government: il 20% contro l’80% della Danimarca. Situazione simile la troviamo per quanto riguarda gli indicatori sulla penetrazione della banda larga o dell’e-commerce. Il nostro ritardo non si traduce soltanto in un deficit in termini di trasparenza, di partecipazione e di collaborazione ma anche di efficienza e di risparmio. Ad esempio, grazie alla ricerca di sprechi ora abbiamo una idea più precisa del numero e dei costi della auto blu ma invece non sappiamo nulla dei data center, dei centri di elaborazione dati utilizzati dalle diverse pubbliche amministrazioni a livello nazionale e locale, anche perché l’ultimo censimento risale al 2006. Eppure negli altri paesi è una della priorità rese possibili dalla nuove tecnologie cloud: si può risparmiare rendendo i servizi più efficienti e più economici. Il governo degli Stati Uniti con la sua iniziativa Federal Data center Consolidation conta di risparmiare 5 miliardi di dollari, mentre il governo australiano ha previsto un risparmio di un miliardo di dollari. Analoghi impegni sono stati presi dal governo del Regno Unito che ha esplicitato la propria strategia tramite il documento Government Cloud Strategy.

E’ inevitabile, quindi, la grande attesa che sta montando in questi giorni nei confronti delle politiche sull’innovazione di questo governo con il timore però che le azioni promesse rischino di diventare lettera morta, di fare cioè la stessa fine delle azioni dei governi precedenti a cominciare dal nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale la cui applicazione avrebbe dovuto introdurre grandi risparmi nella PA ma le cui norme sono in gran parte disattese. Nelle prossime ore, nei prossimi giorni (speriamo non troppo oltre) capiremo meglio le intenzioni del Governo Monti in campo di innovazione, cioè quando finalmente vedranno la luce il documento di programmazione “La strategia italiana per un’Agenda Digitale” e il Decreto DigItalia che dovrebbe individuarne norme, risorse e modalità di attuazione. Solo allora sapremo se all’innovazione organizzativa e tecnologia sarà destinato un ruolo centrale nel ridisegnare un pubblica amministrazione che sia in grado di accettare la sfida di fare di più spendendo di meno o se verrà relegata a fare la ciliegina su una torta peraltro per niente appetibile.

In questo contesto difficile, noi, come al solito, vogliamo essere propositivi e lo facciamo a modo nostro, lanciando un nuovo supplemento al nostro portale dedicato all’innovazione: www.smartinnovation.it. Come scriviamo nella presentazione, il supplemento nasce con l’obiettivo di fornire un punto di riferimento per tutti i lettori attenti ai fenomeni d’innovazione che interessano il nostro paese. Si focalizza su tre grandi temi:

  • l’open government come modello di governance basato su strumenti e tecnologie che rendono le amministrazioni pubbliche aperte, trasparenti e partecipate dai cittadini;
  • l’innovazione sociale come capacità di sviluppare nuove idee e forme organizzative per affrontare i problemi della nostra società, anche grazie al supporto delle tecnologie;
  • la smart city come territorio che grazie alla diffusione di tecnologie abilitanti, ad una governance illuminata e alla partecipazione attiva dei cittadini riesce a garantire una superiore qualità della vita.

Sono tre prospettive di lavoro chiaramente correlate che rappresentano in questo momento storico importanti riferimenti per le amministrazioni pubbliche, le imprese e i cittadini che desiderano contribuire al cambiamento del paese.

Smart cities e smart communities: l’innovazione che nasce dal basso

Sempre più spesso si sente parlare di Smart Cities e, più recentemente, di smart communities. Un tema che ha registrato un rinnovato interesse anche in seguito al recente bando pubblicato dal MIUR come prima iniziativa volta a finanziare idee progettuali per “Smart cities e communities”[1].

Ma quando una città è smart? Ovviamente il rischio maggiore è attribuire l’intelligenza alle sue dotazioni tecnologiche. Le reti e tutte le infrastrutture immateriali, il cloud computing, l’elettronica distribuita sono solo degli strumenti che devono essere finalizzati ad un obiettivo[2].

Andando quindi oltre la tecnologia sono tre le dimensioni principali di una smart city:

  • quella economica. Legata alla presenza di attività innovative, di ricerca, alla capacità di attirare capitali economici e professionali;
  • quella del capitale umano e sociale. Una città è smart quando sono smart i suoi abitanti in termini di competenze, di capacità relazionale di inclusione e tolleranza;
  • quella della governance. Da intendersi nell’adozione di modelli di governo improntati a dare centralità ai beni relazionali e attenzione ai beni comuni. Nella creazione di opportunità per favorire la partecipazione civica nella creazione di valore pubblico.

Assumendo questa prospettiva, il concetto di smart city si lega indissolubilmente a quello di innovazione sociale[3]. Le Smart cities sono le città che creano le condizioni di governo, infrastrutturali e tecnologiche per produrre innovazione sociale, per risolvere cioè problemi sociali legati alla crescita, all’inclusione e alla qualità della vita attraverso l’ascolto e il coinvolgimento dei diversi attori locali coinvolti: cittadini, imprese, associazioni.

La materia prima diventa l’informazione e la conoscenza e le città si possono qualificare nel modo in cui informazione e conoscenza sono prodotte, raccolte e condivise per produrre innovazione. Sia essa comunicazione finanziaria, economica, sociale o culturale le città sono sempre più nodi attivi dei flussi fisici ma anche, appunto, di quelli immateriali.

Negli ultimi dieci anni, però, è drasticamente cambiato il modo in cui le informazioni vengono elaborate e trasmesse, grazie soprattutto allo sviluppo delle tecnologie di rete. Lo stesso spazio urbano è divenuto un luogo ibrido nel quale esperienza fisica ed esperienza virtuale si combinano insieme creando un sistema socio tecnico esteso basato sulla combinazione di luogo e network. Un’interazione continua tra luoghi fisici e flussi informativi resa ancora più intensa dalla recentissima diffusione delle applicazioni georeferenziate utilizzate dai moderni device (i cosiddetti Location Based Social Network)[4]. La fruizione della città diventa un’esperienza che non finisce a quello che è direttamente osservabile ma che viene arricchita da comunicazioni, annotazioni e segnalazioni che provengono dalle comunità in rete[5].

La stessa rappresentazione grafica della forma urbana si è arricchita di nuove informazioni con l”utilizzo delle cartografia on line che da rappresentazione simbolica dello spazio urbano si è arricchita in un primo momento aggiungendo alla rappresentazione geografica quella dei fenomeni sociali per poi portare diventare strumento di socializzazione delle informazioni territoriali.

Semplificando, a seconda della priorità data alle diverse forme di comunicazione e di partecipazione, si possono isolare i seguenti modelli di smart cities:

La città delle reti o net city[6]. Le città sono centri flessibili in grado di relazionarsi sia alla propria popolazione sia ai flussi internazionali legati ai settori della finanza, dell’economia e della cultura con l’ambizione di fungere da collegamento tra globale e locale, di fare da cerniera di connessione fra la dimensione locale e quella globale. Da questa prospettiva, la città diventa lo strumento per mobilitare e valorizzare le risorse umane e le competenze che ospita ai fini della concorrenza globale. Per far questo deve essere per prima cosa “accogliente” ed essere capace di attrarre il capitale umano della classe creativa in settori innovativi e di ricerca[7].

La città aperta o open city[8]. È la città che dà priorità alla trasparenza del suo operato. La comunicazione delle proprie attività non è mediata ma è diretta: pubblicazione on line di tutti gli atti, trasmissione in diretta streaming delle sedute consiliari, acceso agli atti. E’ con l’adozione del modello degli open data che questo approccio ha trovato la massima espressione prima in alcuni paesi esteri e, recentemente, anche in Italia con le esperienze di Udine, Torino, Firenze.

La città senziente o sentient cities[9]. Finalizzata prioritariamente a migliorare l’efficienza operativa e la sostenibilità dello sviluppo, la città senziente crea le condizioni infrastrutturali per produrre e gestire le informazioni sul suo funzionamento negli ambiti prioritari delle sue funzioni come la mobilità, le risorse energetiche, la qualità dell’ambiente. Esempi di questo approccio, tra i tanti, sono: il progetto Trash Track e Live Singapore del MIT, il progetto del politecnico di Torino. La raccolta delle informazioni non è solo delegata al diffondersi di nuovi strumenti urbani sotto forma di sensori ma nuovi progetti coinvolgono i cittadini i quali da fruitori o beneficiari diventano soggetti attivi nel monitoraggio della città. Un esempio di questo tipo è la sperimentazione portata avanti nella città di San Francisco con la tecnologia Citysense[10], che analizza i flussi dei movimenti urbani monitorando (in formato anonimo) i dati di posizionamento prodotti dai cellulari (ciascun cellulare invia in continuazione in modo automatico informazioni sulla sua posizione). Ancora più ambizioso il “Copenaghen Wheel project” [11] che prevede, tramite uno speciale accessorio di trasformare normali biciclette in veicoli elettrici in grado di raccogliere informazioni sul sistema urbano: inquinamento, traffico, condizioni delle strade che vengono inviate ad un centro di controllo che le elabora e le ridistribuisce in tempo reale[12]

La città partecipata o wiki città. La comunicazione è orientata a favorire il coinvolgimento dei cittadini nella gestione della cosa pubblica. Dai primi esperimenti di e-democracy alle recenti esperienze di contest pubblici e di wiki- government i cittadini sono chiamati a diventare parte attiva nelle decisioni che riguardano la città. Esempi concreti di questo approccio sono le esperienze di Bologna[13] e Cagliari[14].

La città neo-bohème o città creativa. E’ la città che dà spazio alla comunicazione che viene dal basso in formato di produzione artistica, creando così le condizioni per la riqualificazione di aree urbane. I quartieri neo-boheme sono laboratori di ricerca e sviluppo per la produzione dell’economia dell’entertainment, dei media, della pubblicità, dei lavori legati all’estetica[15].

La città resiliente[16]. Il 4 novembre, a seguito dell’emergenza causata dal nubifragio a Genova, twitter è stato utilizzato dai cittadini stessi per dare informazioni di pubblica utilità e, a fronte delle difficoltà di sovraccarico della rete cellulare, per invitare le famiglie ad aprire l’accesso ai router wifi domestici così da mettere la comunicazione su internet a disposizione della popolazione in generale. L’ashtag utilizzato su twitter è stato rilanciato dalle tv, a cominciare da Rainews24, creando così una rete di comunicazione formale-informale a disposizione della cittadinanza. E’ stato un classico esempio di comunità resiliente in grado, cioè, di reagire a una calamità esterna condividendo informazioni. Una città resiliente è quindi una città che aiuta i cittadini a meglio comprendere i rischi del proprio territorio, soprattutto legati ai cambiamenti climatici, tramite la formazione e la sensibilizzazione, e a condividere le informazioni in caso di eventi minacciosi.

La città 2.0. E’ un’amministrazione che si mette dalla parte dei cittadini e che, con gli stessi, stabilisce una relazione di comunicazione bidirezionale perché è consapevole che nessuno meglio di loro può valutare servizi e progetti, segnalare eventuali criticità, manifestare esigenze e bisogni e fare proposte per soddisfarli[17]. Nella sua accezione più ampia i cittadini non vengono coinvolti solo tramite consultazione ma nella progettazione stessa dei servizi, è quello che comunemente viene chiamato il co-design dei servizi[18]. Esempi sono le esperienze di Fixmystreet[19], Are you safe, e, in Italia, di e-part e del comune di Udine[20].

La città come piattaforma o cloud city. Lo spazio urbano, con le sue strade, piazze, parchi è da sempre la precondizione per l’interazione sociale. Nella città come piattaforma la tecnologia diventa un elemento facilitatore dell’interazione, diventa software di connessione tra idee, iniziative, competenze ed esperienze diverse o, come dice Ben Cerveny[21], il sistema operativo della società civile in grado diCombine the reach of the cloud with the power of the crowd”[22]. C’è chi denota questa caratteristica come MAAS, Municipality as a Service[23]prendendo a modello l’approccio portato avanti dalla città di New York che tra le prime città al mondo ha esplicitato il suo modello di sviluppo digitale tramite un piano di sviluppo, la Road Map for Digital City[24], finalizzato a “create an ecosystem that enables both transparency and also economic growth”[25].

Diversi modi, complementari tra di loro, di essere smart ma con un’unica prospettiva comune di considerare la città, il suo governo e le sue tecnologie quale ambiente abilitante del capitale sociale, the enabling city[26], in grado – attraverso azioni positive di inclusione, di innovazione e di interazione – di sostenere una cittadinanza attiva, una smart communities, orientata a risolvere problemi condivisi e creare nuove opportunità sociali, economiche e culturali.

Scarica le slide proiettate alla conferenza stampa di presentazione

Come sempre, quando si tratta di sostenere i processi innovativi in grado di modernizzare le pubbliche amministrazioni e i territori italiani, anche noi di FORUM PA cerchiamo di fare la nostra parte. In questo caso con due iniziative concrete, la prima, in ordine cronologico è “La Giornata PA e Smart Communities” organizzata nell’ambito del prossimo FORUM PA che si terrà a Roma dal 16 al 19 maggio. La seconda, ancora più ambiziosa, è l’organizzazione di un evento, insieme a Bologna Fiere, dal titolo SMART City Exhibition e che si terrà, appunto a Bologna nei prossimi 29-31 ottobre: una grande occasione non solo per parlare di smart city con i principali attori nazionali ed internazionali ma anche per toccare con mano le iniziative concrete portate avanti dalle diverse realtà urbane[27].


[1] Vedi il servizio sul sito di FORUM PA

[2] Tra le altre riflessioni vedi Alfonso Fuggetta, Com’è Smart la Cittàwww.lavoce.info, 13 marzo 2012

[3] Sul tema dell’innovazione sociale vedi il dossier curato da Chiara Buongiovanni: Il vaso di Pandora della Big society e i nuovi modelli di pubblica amministrazione, FORUM PA Saperi

[4] Eric Gordon, Adriana de Souza e Silva, Net Locality: Why Location Matters in a Networked World, Wiley-Blackwell, 2011

[5] Tra i progetti più interessanti di utilizzo della tecnologia per integrare l’esperienza urbana vedi i progetti Yellow Arrow, il Murmur project e, in Italia, le attività di Urban Experience

[6] Guarda ad esempio le considerazioni di Manuell Castells su The Network Society. From Knowledge do Policy. Washington, DC, Johns Hopkins center for Transatlantic relations, 2005 e le considerazioni dello stesso autore sulle Global City in The Rise of Network Society, British Library Cataloguing in Pubblication Data, 1996

.[7] Rimane un punto di riferimento, in merito all’attratività di una città, il lavoro di Florida: Richard Florida, L’ascesa della nuova classe creativa. Stile di vita, valori e professioni, Mondatori, Milano, 2003. In Italia l’approccio di Florida è stato applicato da colei che in quegli anni era la sua allieva, Tinagli. Vedi Irene Tinagli, Talento da svendere. Perché in Italia il talento non riesce a prendere il volo, Gli struzzi editore, 2008.

[8] Vedi Chiara Buongiovanni, Lo stato trasparente. Linked open data e cittadinanza attiva, FORUM PA portal, 2012

[9] Vedi Mark(Editor), Shepard Sentient City: Ubiquitous Computing, Architecture, and the Future of Urban Space , MIT Press (MA), 2011. Vedi anche il sito sentiencity.net. Vedi inoltre, Chiara Buongiovanni, So Smart, so Sentient, so Social. E’ la nostra città di domani?, FORUM PA Saperi.

[10] Vedi la pagina del progetto

[11] Vedi il sito del progetto

[12] Un progetto italiano interessante in questo ambito è “Pandora, un organismo vivente a Marghera” finalizzato a creare un edificio intelligente

[13] Diverse sono le iniziative di consultazione pubblica portate avanti dalla municipalità di Bologna, tra le ultime questa

[14] L’iniziativa di Cagliari nasce dal basso come stimolo all’attività del nuovo sindaco Massimo Zedda

[15] Richard Lloyd, Neo-Bohemia: Art and Commerce in the Postindustrial City. New York. 2006.

[16] Interessante da seguire su questo tema le attività di Elena Rapisardi sul suo blog fondatrice, tra le altre cose, del network Open Resilience, intervistata su FORUM PA Saperi da Michela Stentella.
Da segnalare anche Social media for emergency managers can’t start when the emergency does così come il progetto Notify NYC
Interessanti anche le iniziative nate sulla base della piattaforma open source Ushahidi

[17] Tra le iniziative più recenti promosse dalla Pubblica Amministrazione italiana segnaliamo quella della regione Lazio

[18] Su questo tema consulta su FORUM PA Saperi gli atti del webinar Dare voce ai cittadini: dall’ascolto al co-design dei servizi,

[19] Vedi la recente intervista di David Osimo a Tom Steinberg

[20] vai al sito del progetto

[21] Confronta www.themobilecity.nl

[22] Vedi qui

[23] vedi qui

[24] La versione in PDF della Road Map è disponibile qui

[25] Promotrice di questo approccio è Rachel Sterne, chief digital officer della città che in questa intervista descrive le sue ambizioni: New York City Sees Its Future as a Data Platform

[26] Guarda il bel progetto The enabling City e il relativo libro scaricabile gratuitamente. Un’interessante intervista alla promotrice, Chiara Camponeschi, si trova su FORUM PA Saperi

[27] Tra le ultime iniziative a livello territoriale confronta il resoconto SGI: ‘Non c’è smart city senza smart people’. Da Genova l’invito a investire sui giovani, innovare dal basso e fare sistema

APPS4ITALY una speranza per la PA

Ci siamo, il contest Apps4italy è arrivato al traguardo e sabato 19 maggio durante FORUM PA saranno presentati i vincitori.

Lo dico subìto, se lo avessimo organizzato come FORUM PA saremmo stati probabilmente più efficaci e pronti nelle comunicazioni e nel rispetto dei tempi. E, probabilmente, meglio ancora avrebbe fatto ciascuno dei soggetti promotori se avesse lavorato da solo.
Ma il successo di APPS4ITALY è stato proprio questo, di non essere iniziativa di un singolo ma di una collettività, riunitasi in comitato, fatta di soggetti pubblici e privati, associazioni, ed istituzioni, sponsor che, intorno al tema federatore dell’Open Data, hanno lavorato insieme con un’obiettivo comune: valorizzare e premiare le migliori idee, applicazioni, ed utilizzi dei dati rilasciati dalle pubbliche amministrazioni italiane.
Senza esagerare con l’enfasi è però l’esempio di come dovrebbe lavorare la PA per fare di più spendendo di meno, governando la rete di attori pubblici e privati verso obiettivi e progetti comuni. Certo non sono mancati i problemi, certo non tutti hanno sviluppato quel senso del “noi” indispensabile per la riuscita del progetto insistendo fino all’ultimo con infantili protagonismi, così come non sono mancate le critiche e le pochezze di chi si è sentito escluso da questo momento creativo. Ma nonostante tutto si è andati avanti. Un grazie a tutti i componenti del comitato organizzato che hanno profuso competenze ed entusiasmo e un complimenti ai vincitori che il 19 saranno protagonisti per un giorno.

Social media e customer satisfaction management per le amministrazioni pubbliche

Il webinar che si è tenuto a metà dicembre è stata una prima occasione per ragionare, insieme ad interessanti ospiti, sui temi della customer satisfaction in un periodo, come quello attuale, in cui stanno emergendo con sempre più chiarezza, da parte dei cittadini, nuovi bisogni e nuove modalità di partecipazione alla vita pubblica. Bisogni e aspettative che trovano, almeno in parte, accoglienza nel ricorso alle nuove tecnologie, contribuendo a delineare quello che, semplificando, viene definita come cittadinanza 2.0.

D’altronde, anche l’ultimo rapporto dell’ISTAT su “Cittadini e nuove tecnologie” ha messo in evidenza come, benché con ritmi inferiori a molto altri paesi, la penetrazione di internet nelle famiglie italiane continua a crescere: “rispetto al 2010 cresce la quota di famiglie che nell’anno in corso possiede un personal computer (dal 57,6% al 58,8%), l’accesso a internet (dal 52,4% al 54,5%) e un a connessione a banda larga (dal 43,4% al 45,8%)”. Se la dotazione tecnologica cresce cambiano anche i comportamenti, Internet, fino a qualche hanno fa usato quasi esclusivamente per gestire la posta elettronica o per navigare su web si è arricchito, in pochissimo tempo, della dimensione sociale. Sempre sul rapporto ISTAT si legge: “Nel 2011 il 53,8% degli utenti d’Internet consulta un wiki per acquisire informazioni, il 48,1% crea un profilo utente, invia messaggi o altro su Facebook, Twitter. I social network non vengono utilizzati solo come strumento per mantenere i rapporti nella propria rete amicale, ma anche come strumento di informazione e comunicazione su temi sociali o politici (22,8%).”

Di questo cambiamento si sono rese conto, per prime, le aziende che hanno cercato di instaurare un nuovo rapporto con i cittadini aggiungendo nuovi canali di comunicazione interattiva. E’ il caso del ricorso ai contest, di cui parlammo qualche mese fa, grazie ai quali le aziende non solo raccolgono feedback sui servizi e i prodotti offerti, ma anche suggerimenti ed idee per l’implementazione di nuove proposte e, soprattutto, del social CRM definito da wikipedia, appunto, come una disciplina emergente finalizzata a creare un nuovo rapporto collaborativo con gli utenti.

Anche la Pubblica Amministrazione sta muovendo i suoi primi passi e tra esperimenti e progetti pilota il termine social è sempre di più in voga. Sulla presenza delle pubbliche amministrazioni su Twitter sicuramente interessante il report annuale di Giovanni Arata intitolato TwitterPA dal quale si evince, però, che il ricorso a tale strumento è ancora basato prevalentemente sull’improvvisazione. Un’esperienza di successo è stata, invece, l’iniziativa non istituzionale dell’Ideario di Cagliari [di cui ci siamo occupati ampiamente] che viene presentato come “un’iniziativa dal basso, nata per creare partecipazione sulla nostra città dopo l’elezione del nuovo sindaco, Massimo Zedda. L’ideario non appartiene ad un partito, né al Comune di Cagliari, né allo staff di Massimo Zedda. Questi soggetti pertanto non hanno alcuna responsabilità sui contenuti dell’Ideario stesso”. Un’iniziativa informale che però ha dimostrato una propensione tutta nuova dei cittadini a partecipare, in pochi mesi sono arrivate 574 idee, 2.942 commenti, 13.000 voti per 1.152 utenti registrati.

Ma a muoversi non sono solo le associazioni o i singoli cittadini. Lo scorso anno l’allora Ministero della Pubblica Amministrazione e l’innovazione ha lanciato, in collaborazione con il Formez PA e FORUM PA, il progetto MiaPA; un’iniziativa volta ad introdurre e sperimentare linguaggi e strumenti innovativi nel rapporto tra Pubblica Amministrazione e cittadini. A questo scopo MiaPA fa ricorso alle tecnologie del social check in (la possibilità offerta dagli smartphone di condividere punti di interesse geolocalizzati) per permettere agli utenti di segnalare e valutare un servizio della Pubblica Amministrazione di cui si è usufruito. A livello cittadino, invece, uno dei Comuni più attivi e sicuramente quello di Udine la cui esperienza è sintetizzata dall’assessore Paolo Coppola. Il Comune da diversi anni è oramai impegnato a sperimentare le diverse forme di interazione con i cittadini: twitter, Facebook, contest su uservoice fino ad essere il primo comune italiano ad utilizzare una piattaforma per la segnalazione da parte, degli utenti, di eventuali disservizi sul territorio.

Se le iniziative portate avanti fino ad ora sembrano promettenti le prospettive non devono indurci a intraprendere scorciatoie. L’ascolto dei cittadini tramite i social network, infatti, sconta comunque l’esclusione di coloro che per diversi motivi di natura tecnologica o culturale non usano o usano saltuariamente le tecnologie di rete ma, soprattutto, la non rappresentatività statistica dei risultati. Anche se internet dovesse raggiungere la totalità della popolazione, gli strumenti social di per sé prevedono una partecipazione volontaria che non è rappresentativa degli atteggiamenti del pubblico in generale.

Mettere il cittadino al centro del proprio operato deve quindi significare, per una pubblica amministrazione, adottare un approccio articolato che si avvale di diversi strumenti a disposizione con obiettivi specifici in grado di raggiungere pubblici diversi. Considerando gli strumenti a disposizione si può ipotizzare una strategia basata su tre livelli diversi:

  1. I social network per raggiungere pubblici più giovani e contribuire a creare una cultura della partecipazione tra i cittadini;
  2. La raccolta dei feedback sulla qualità dei servizi erogati che può avvenire tramite internet, tramite strumenti avanzati come MiaPA, tramite il ricorso a strumenti strutturati come Mettiamoci la Faccia ”per rilevare in maniera sistematica attraverso l’utilizzo di emoticons, la soddisfazione di cittadini e utenti per i servizi pubblici erogati agli sportelli o attraverso altri canali (web e telefono)”.
  3. L’adozione di strumenti di Customer Satisfaction che permettono il ricorso a metodologie collaudate rigorose ma flessibili in grado di adattarsi alle necessità delle diverse pubbliche amministrazioni. Tra queste ultime non possiamo non citare il progetto MiglioraPA del Dipartimento della Funzione Pubblica pensato per tutte le amministrazioni delle Regioni Convergenza (Puglia, Calabria, Sicilia, Campania).