Il car sharing privato arriva a Roma


Nella cultura della condivisione sono tre le possibili soluzioni rispetto alla mobilità tramite auto: il Public to Consumer  (P2C) sono le soluzioni di servizio pubblico destinate ai cittadini. A Roma da tanto tempo esiste il sistema di car sharing gestito dall’ATAC . Le tariffe sono dignitosissime: 2,03 euro all’ora (dalle 7  a mezzanotte) più 0,34 centesimi al chilometro. Incomprensibilmente alti, invece, i costi di accesso: 100 euro di cauzione più  101,63 di abbonamento annuo, decisamente in grado di scoraggiare i meno convinti. Dal sito non si evince di quanto auto sia composto il parco disponibile che però è composito e articolo fino a prevede anche dei furgoni carg.,  Le macchine vanno prese e rilasciate nelle stazioni che sono numerose ma, inevitabilmente, non omogeneamente distribute con alcuni municipi completamente sprovvisti. Tanto per capirci, per chi conosce Roma, nell’area sud-est della capitale il parcheggio più periferico è posizionato accanto alla basilica di San Giovanni.  Le auto possono transitare nelle zone ZTL, parcheggiare nelle face blu e  utilizzare le corsie preferenziali concesse sai taxi. Poi esiste il Business to Consumer (B2C) organizzato dai privati. I primi a comparire in Italia sono stati, rispettivamente, Car2go ed Enjoy che hanno avviato la loro attività partendo da Milano. Il primo è diffuso in molte città del mondo ed è gestito dalla Mercedes che produce le Smart oggetto del servizio. Un’azienda manifatturiera, quindi, che a fronte della crisi mondiale dell’auto diventa anche un società di servizi. Il secondo è promosso dall’Eni ed utilizzo le FIAT 500. Tutte e due stanno sbarcando ora a Roma con car2go che battuto il concorrente lanciando il servizio per fine marzo (ma è già operativo con un ridotto numero di auto disponibili). Le differenze con il servizio pubblico:

  • costi annuali bassissimi (Car2go) o inesistenti (enjoy);
  • costi orari decisamente più alti (anche se la tariffazione è al minuto): intorno ai 15 euro senza costi chilometrici;
  • un’enorme flessibilità: è possibile prendere (trovandola con un app) e lasciare l’auto in qualsiasi parte della città compresa dal servizio (sempre per fare l’esempio della sono sud-est di Roma, il servizio è attivo fino a Torpignattara)
  • le auto possono circolare in zona ZTl e essere parcheggiate in fascia blu ma non possono, a differenze del servizio ATAC, utilizzare le preferenziali che includono i taxi.

Il terzo sistema? E quello peer to peer (p2p),  privati che emettono a disposizione (a pagamento) la proprio auto ad altri privati così da ammortizzare gli enormi costi di gestione dell’auto in proprietà. Una soluzione che si sta diffondendo in molte città e che in Italia dovrebbe arrivare presto grazie a Dryfe una startup che promette di risolvere i diversi vincoli (dall’assicurazione alle responsabilità civili) che un sistema com e questo solleva.

Quindi? Dipende dai bisogni. Certo che i costi annui dell’ATAC fossero molto più bassi si potrebbe avere le tre tessere (più la soluzione tra privati) e poi scegliere secondo il bisogno. In prospettiva la possibilità di lasciare l’auto ovunque potrebbe non essere più possibile. Infatti in diverse città del mondo il parco macchine Car2go è elettrico, riducendo l’impatto ambientale diretto sulla città. Per poter ottenere questo (ed in una città come Roma è sicuramente auspicabile) bisognerà tornare alle stazioni fisse con colonnine di ricarica. Ma, intanto, così è.

P.S. Nel bagagliaio della Smart (e ovviamente anche in quello della 500) entra la Bromton piegata.

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