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Immigrati, brava gente

Quello dell’immigrazione è sicuramente il fenomeno sociale dove maggiore e più drammatica è la mancanza di soluzioni innovative dal punto di vista politico, organizzativo e culturale.

Questa estate, come tutte le precedenti, abbiamo assistito all’ennesimo, drammatico bollettino dei viaggi della speranza verso l’Italia molto spesso conclusi tragicamente. Quasi non ci si fa più caso, come se fosse uno degli elementi, come il gran caldo, che oramai caratterizzano le nostre estati. L’ultimo Agosto, però, è stato segnato da una novità, un sussulto di orgoglio politico che si è concretizzato con l’ordinanza dell’amministrazione comunale di Firenze che ha riportato al centro delle discussioni il tema dell’immigrazione.

Per dare un piccolo contributo a un’altra dimensione relativa all’immigrazione, quella dell’integrazione, riporto una galleria di foto a testimonianza delle diverse modalità con la quale le migliaia di immigrati si stanno inserendo in Italia: dall’ambulante, all’operaio specializzato, dal pastore al pescatore fino al cuoco del ristorante di sushi.

Una selezione di queste foto verrà esposta, insieme a quelle di altre autori, proprio a Firenze, nella sala d’Armi di Palazzo Vecchio a partire dal prossimo 21 settembre in una mostra organizzata dalla Fondazione Fratelli Alinari per la Storia della Fotografia per conto del Ministero dell’Interno.

Solennemente

Recentemente la 7 ha mandato in onda un’intervista a Ferdinanda Scianna, siciliano, uno dei più grandi fotografi al mondo. Fuggito dalla Sicilia, come dice lui, diventa famoso grazie ad un libro sulle feste religiose in sicilia, nel 1965, che pubblica con introduzione di colui che diventerà un suo grande amico, Leonardo Sciascia.

 

Storie di lavori. Peppino il barbiere.

E’ il 25 settembre del 1927, la Roma, fondata da pochi mesi, gioca la sua prima partita in serie A affrontando il Livorno. La neonata squadra aveva già affrontato gli Ungheresi della Ujpest ma quella era la vera prova da superare per non deludere i suoi primi tifosi. E’ Ziroli ad entrare nella storia con un gol al 13′ mentre è Fasanelli che raddoppia. Il Livorno viene così battuto per 2 a zero in un partita storica giocata davanti a 12.000 spettatori nel campo del Velodromo in una giornata di fine estate.

Quel giorno, quel preciso giorno in Sicilia nasce Giuseppe, Peppino per tutti, nel comune di Palazzolo Acreide, uno di quei avanposti sorti nella parte orientale dell’isola a che rappresentano la zona più a Sud del paese.

E’ un anno importante quello per la città di Roma e per l’ltalia intera. E’ l’anno in cui viene istituito il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, in sostanza una polizia segreta che controlla e reprime qualsiasi tentativo di opposizione al fascismo. Il primo gennaio di quell’anno nasce l’Unità, voce clandestina che cerca di contrastare la propaganda fascista.

Ma per Peppino che ha vissuto tante delle discontinuità e delle alternanze anche tragiche che la storia degli ultimi ottant’anni ci ha riservato, l’evento che ha definito la sua vita è stato quello. La nascita della Roma A.S e della sua prima vittoria in serie A.

Nel ’48 lascia il suo bellissimo paese e la sua amata terra, tanto bella quanto povera e amara, per cercare lavoro. Ha praticato in una bottega di barbiere e i suoi parenti gli trovano un lavoro, a Roma, naturalmente. Così, romanista di nascita, non trova difficoltà a diventare romano di fatto. Da allora, infatti, si è sentito non solo parte della città che lo ha accolto ma protagonista della storia di una delle sue squadre di prestigio. Lui non è semplicemente della Roma lui, insieme ai tanti giocatori di questi decenni, è la Roma.

Lavora presso un barbiere romano e nel ’52 apre il suo primo negozio all’angolo tra via nomentana e viale regina margherita. Da li si sposta nel ’58 più su sulla Nomentana, dove è ora: una bottega messa su grazie all’aiuto di molti suoi clienti: l’ingegnere che gli ha trovato il locale, l’artigiano per gli specchi. L’attività va bene, la bottega diventa un salone e assume quattro aiutanti. Da lì, è il privilegio di essere barbiere, passano i più diversi personaggi del quartiere che si alternano nel suo salone come i protagonisti di una commedia sul palcoscneico. Il professore tal dei tali era mio cliente, veniva qui anche l’Onorovole – racconta ancora – con uno sguardo tra l’orgoglio e la nostaliga ma, soprattutto, nel suo salone si parlava di calcio. Era da liche il sabato ci si organizzava per andare a vedere le partite della Roma in casa e fuori che poi, puntualmente, venivano commentate nei giorni successivi.

Tanti sono gli eroi che la sua squadra gli ha regalato ma, fra tutti, i suoi preferiti rimangono Ferraris IV, Rapetti, Mattei, Corbyons, Degni, Rovida, Ziroli, Bussich, Cappa, Fasanelli e Chini: i protagonisiti di quella prima partita della Roma che lui non ha giocato, non ha nemmeno mai visto ma che è rimasta la partita della sua vita.

Ora le cose sono cambiate, Peppino rimane il testimone di un mestiere quasi scomparso nel modo in cui lui l’ha vissuto. Il quartiere è cambiato, dice, rimangono quei pochi clienti affezionati. Non ha aiutanti come non ci sono “ragazzetti di bottega” che vogliono imparare il mestiere. A dargli una mano, più per compagnia che per altro, viene ogni tanto Vincenzo, suo coetaneo (“ma più giovane di sei mesi”), amico di una vita che magari gli va a comprare un panino per il pranzo o gli bada al negozio quando lui si deve assentare.

E’ sereno nel frugare tra i ricordi, ha tre figli sistemati, l’opportunità di tornare spesso al suo paese, e guarda avanti, al prossimo 25 settembre quando festeggerà i suoi ott’antanni e quelli della prima partita della sua Roma.

Storie di pesca e di lavoro

Il progetto Emerlip – “Emersione del lavoro irregolare nella pesca” – nasce dall’esigenza di porre attenzione alle diverse categorie a rischio di lavoro irregolare nel settore della pesca dell’area della Sicilia sud-occidentale ed in particolare nel comprensorio di Mazara del Vallo e Sciacca. La sfida che Emerlip si è posta è di contribuire alla comprensione del fenomeno e delle sue caratteristiche all’interno del comparto e del territorio avviando un percorso di ricerca, ascolto e formazione funzionale alla definizione di politiche di intervento mirate, condivise ed efficaci.

Raramente ci si trova davanti a concetti tanto nebulosi ed articolati quanto quello dell’economia sommersa. Una complessità che gli deriva tanto dalla pluralità dei fenomeni che ne sono all’origine, quanto dagli effetti che l’irregolarità del lavoro e dell’azienda portano agli individui e all’economia territoriale.

Nel sommerso si trovano una pluralità di fattori disomogenei che è tuttavia necessario individuare e affrontare con interventi che, per essere efficaci, devono essere mirati e territorializzati. In quella che da alcuni viene definita come underground economy l’illegalità, criminale o elusiva, si combina spesso con l’ “arte di arrangiarsi”; il degrado sociale, la povertà e l’esclusione con un generale scarso senso civico; la diffusa abitudine a non rispettare le regole necessarie a garantire un’ordinata convivenza con gli eccessi di burocrazia e con radicate consuetudini sociali.

Quando poi la problematica dell’emersione incontra, come nel caso del progetto Emerlip, un settore come quello della pesca in cui alla crisi congiunturale si affianca una crisi strutturale che dura oramai da qualche anno, allora le questioni da affrontare non possono non comprendere riflessioni sull’architettura stessa del comparto, sull’esauribilità delle risorse ittiche, sulla concorrenza della grande distribuzione e ancor di più sulla competizione del mercato aperto e globale.

Non si può ignorare che un tale contesto rende sempre più drammatico il mantenimento di livelli competitivi, inducendo le imprese a contemperare strategie propulsive – quali l’innovazione, l’utilizzo di tecnologie, il rafforzamento dei marchi, l’integrazione finanziaria e logistica – con strategie difensive volte non tanto a conseguire una maggiore efficienza ed una crescente produttività, ma a ridurre il più possibile, attraverso meccanismi irregolari o elusivi, i costi inerenti alle risorse umane e alla fiscalità.

Le due principali marinerie della costa sud-occidentale, Sciacca e Mazara del Vallo, in cui il progetto Emerlip si è svolto sono estremamente diverse tra loro per tradizioni di pesca, organizzazione e problematiche. Entrambe, però, condividono il bisogno di ragionare su strategie e politiche per rivitalizzare le proprie economie tradizionali, rendere più efficienti i sistemi di controllo e acquisire un nuovo approccio di governance della filiera della pesca e del suo indotto.
Per rispondere a questo bisogno condiviso Emerlip si propone al territorio non come soluzione calata dall’alto ma come strumento, come scatola degli attrezzi al servizio degli stakeholders locali: dei singoli individui, dei decisori, dei soggetti intermedi.

Si terrà a Mazara del Vallo e a Palermo la mia mostra sul distretto della pesca locale. Le date sono 4-13 maggio a Mazara del Vallo e 25-31 maggio a Palermo. La descrizione del progetto e una selezione più ampia di foto la trovate sul sito dedicato.

I contadini del mare

In realtà l’espressione I contadini del mare è stata introdotta da Vittorio De Seta che ha così intitolato il suo bellisimo documentario del 1955 sulla tonnara di Granitola, in Sicilia, riferendosi ai pescatori di tonno. Però il lavoro svolto nelle primissime ore del giorno da questi uomini sul mare di Marsala, non può che evocare la fatica dei campi. Le foto sono state scattate all’alba, per necessità e per introdurre anche la presenza umana. Dal punto di vista paesaggistico, invece, il momento migliore è il tramonto le cui luci colorano con tonalità diverse le vasche delle saline.

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L’uomo e il mare


L’uomo e il mare, originally uploaded by Gianni D..

 

Vincenzo


Vincenzo, originally uploaded by Gianni D..