Archive | luglio 2007

Politiche di innovazione, innovazione per la politica

Era questo il titolo di un paragrafo pubblicato dal Censis nella sua Relazione Sociale di due anni fa reso attuale alla luce delle inziative tecnologiche recenti di alcuni esponenti della classe politica italiana.

Si poteva leggere:

… Ci si domanda se la politica stessa, che propone l’innovazione, sia preparata ad agire in modo innovativo, ad adottare nuovi schemi, nuovi principi, strumenti tecnologici e inesplorate modalità di relazione. La complessità crescente delle scelte che ogni paese deve maturare e le nuove abitudini di comunicazione dei cittadini, specie i più giovani, dovrebbero spingere ad esplorare nuovi sistemi attraverso cui sviluppare la discussione pubblica.

Le principali forme di interazione dei soggetti politici con i propri referenti rimangono oggi quelle tradizionali, frontali, conformate al modello “broadcast” di comunicazione unidirezionale. Gli elementi di novità nell’azione politica sono sempre iscritti in un percorso già noto, anche se poggiano su nuovi strumenti, il cui utilizzo è nella maggior parte dei casi accessorio. C’è difficoltà a maneggiare le nuove tecnologie e la rete Internet per i propri scopi e dai discorsi delle leadership emerge ancora una certa diffidenza, alimentata probabilmente dall’idea che la politica non si faccia in piazza, tanto meno se telematica. D’altro canto non è più possibile considerare trascurabile come pubblico il numero dei cittadini on line, sia per la costanza di presenza in rete (è sempre più diffusa la tendenza all’always-on) sia le loro caratteristiche specifiche di soggetti informati e sempre più attivi in dinamiche relazionali.

Si possono isolare due atteggiamenti, qualitativamente e quantitativamente molto diversi, di chi oggi fa politica in rete. Il primo è dei “presenzialisti”, ossia di coloro che hanno capito l’opportunità di essere on line ma non hanno la giusta competenza e padronanza del mezzo. I loro progetti sono spesso evanescenti e poco efficaci. L’altro atteggiamento è quello dei “relazionisti”, quantitativamente una minoranza, che invece hanno preso consapevolezza di quali siano le potenzialità delle nuove tecnologie e quindi le utilizzano in modo maturo ed adeguato.

Almeno per un “dovere di presenza”, quindi, tutti i partiti politici hanno siti web aggiornati e ricchi di documentazione e informazioni. Anche le sezioni territoriali di partito, sebbene in modo molto più artigianale, sono presenti sul web. Molti sono anche i siti personali dei politici italiani. I siti contengono blog, forum, bacheche elettroniche, indirizzi e-mail, materiale di propaganda, foto. La rete è oggi territorio di conquista: lo dimostra non solo il gran numero di nuovi siti nati in occasione delle campagne elettorali ma anche l’importanza accordata dalle nuove giunte locali e dai nuovi ministri alla personalizzazione delle proprie pagine sui siti istituzionali. Le pagine dedicate al vertice politico sono spesso più ricche di quelle volte alla descrizione e presentazione degli uffici amministrativi e di contatto con il pubblico. I siti così creati sono poco frequentati, i servizi interattivi vengono spesso sospesi perché male utilizzati o ingestibili.

Quindi i “presenzialisti” non ignorano tanto l’esistenza di nuovi strumenti, piuttosto tradiscono la logica di rete che li dovrebbe animare.

Un ragionamento molto attuale perché, appunto alla luce delle nuove iniziative, rimane aperta la domanda? Ci troviamo di fronte, semplicemente, a forme di presenzialismo atte ad occupare nuovi spazi di comunicazione o stiamo asisstendo alla nascita di un modo nuovo di intendere la politica basato sulle capacità di relazionalità e di ascolto che le nuove tecnologie offrono?

Guardando alle diverse iniziative in essere la risposta, per ora, non è certa.

Tra le diverse presenze on line troviamo Diego Cammarta che, in occasione della recente campagna elettorale per le amministrative a Palermo, oltre ad un proprio blog personale ha avviato un canale di comunicazione con i cittadini tramite Twitter . Gianfranco Micciché, sempre in Sicilia, ha aperto recentemente un account di foto su Flickr uno su Youtube e avviato un Blog personale per la gestione quotidiana dei rapporti con i cittadini.

Con Capezzone la politica non va semplicemente on line ma parte dalla rete tramite Dec!dere.net con l’obiettivo di comunicare e aggregare attraverso la pubblicazione di videoprogrammi.

Analogo approccio quello di Enrico Letta che affida la sua candidatura alle primarie del Partito Democratico ad un video, unico contributo, per ora, del suo nuovo sito. A dire il vero, quello di Letta è il messaggio chè più discosta dalla logica comunicazionale e partecipativa on line. Il suo, più che un videomessaggio informale, è uno spot ben registrato distribuito su youtube.

Ancora più avanti, tecnologicamente, si pone Antonio Di Pietro con il suo annuncio:

Oggi, giovedì 12 luglio, il Ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro condurrà su Second Life una conferenza stampa virtuale in 3D in diretta con i più autorevoli giornalisti italiani e con il pubblico. Il Ministro incontrerà i giornalisti per discutere e dimostrare le potenzialità di Second Life come strumento per la politica e l’organizzazione sociale.

La conferenza stampa si terrà giovedì 12 luglio alle ore 17.00 orario italiano (ovvero le 8.00 secondo l’orario di Second Life). L’evento è presentato da Casaleggio Associati e da ”Italia dei Valori”, e sarà prodotto da Lichtenstein Creative Media.

Non è solo la prima volta che un ministro della repubblica italiana si affida a internet nella sua dimensione di SL ma è anche la prima volta che un evento politico virtuale è stato salutato da una manifestazione di protesta virtuale. Lo stesso giorno, infatti, la lega ambiente ha contestato il ministro con cartelli digitali con su scritto Qui puoi costruire tutte le autostrade che vuoi.


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Milano da cliccare

Ricevo da Alessandro Musumeci (Direttore dei Sistemi Informativi del comune di Milano) la segnalazione che dal 2 luglio è online il nuovo portale su internet ed è attivo il numero unico 020202 di contatto per i cittadini.

Rispetto al Contact Center fa piacere vedere che una iniziativa proposta con successo da una città (è il caso di Roma con il suo 060606 attivo da diversi anni ) venga ripresa da un altro comune a tutto vantaggio dei cittadini.

Per quanto riguarda il portale, che si caratterizza per l’ampio numero di servizi offerti ai cittadini, per la possibilità di conversazione bidirezionale con la popolazione e per l’autenticazione effettuata tramite la Carta Nazionale dei Servizi, mi sembra che rappresenti, sulla base di una prima e veloce visita,  un grande ed importante passo in avanti soprattutto in termini di usabilità e completezza di informazioni e servizi. Il Comune, infatti, non si presenta con un’interfaccia istituzionale ma sulla base dei cosiddetti eventi della vita e cioé a partire dalle necessità che il singolo cittadino può avere nei confronti dell’Amministrazione. Una piccola annotazione a proposito: alla voce ho bisogno di la prima opzione é Pagare tasse e tributi. Forse non è esattamente il primo bisogno della cittadinanza…

Città digitali. Il libro

E’ disponibile da settembre il libro basato sulla nona edizione dell’indagine su Le città digitali, pubblicato da Franco Angeli nelle edizioni della RUR. L’indagine è stata presentata lo scorso anno e realizzata dalla RUR e dal Censis insieme al Ministero per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione. Il libro contiene degli approfondimenti con interventi di Giuseppe De Rita, Giuseppe Roma, Beatrice Magnolfi, Gianni Dominici, Giuseppe Torchio, Mariella Gramaglia, Giuseppe Gregori, Gianluca Salvatori, Mauro De Robertis, Luigi Nicolais.

Tornare alla città digitale significa, per chi è stato protagonista dell’innovazione nella pubblica amministrazione locale in questi anni, essere capaci di fare tesoro delle esperienze fatte, dei successi come degli insuccessi, per cominciare a raccogliere realmente i frutti di quanto si è avviato, sperimentato, concluso. Per fare questo è indispensabile intercettare le energie esistenti sul territorio per avviare una nuova fase collaborativa ed essere capaci di ascoltare la domanda reale che viene dai cittadini.

Città connessa, città funzionale, città inclusiva: queste le tre prospettive che Rur e Censis indicano come futuro delle città digitali. La tecnologia, ben orientata da politiche appropriate, può dare vita ad un sistema equo di opportunità messe a disposizione degli utenti delle città, cittadini, imprese e city users. Le città oggi devono garantire accesso alla rete e a servizi on line, attivando strategie inclusive di partecipazione democratica. La nuova stagione delle città digitali è contraddistinta dalla collaborazione che ha l’obiettivo di mettere a sistema i risultati raggiunti, diffondendoli sul territorio con l’attivazione di sinergie, e sciogliere le contraddizioni che tuttora persistono e che riguardano l’ascolto della domanda dei cittadini e delle imprese.

Mettere a sistema l’esperienza accumulata, coinvolgere il territorio nell’erogazione di servizi, semplificare l’accesso, ragionare in un’ottica di valutazione. Queste le sfide per trarre un beneficio realmente diffuso che abbia ripercussioni positive sulla Pa nel suo complesso e sulla qualità della vita dei cittadini.

La redazione del volume è stata curata da Gianni Dominici e Marta Pieroni che hanno anche diretto l’indagine. Alla fase di rilevazione hanno partecipato Daniele Basile, Marilena Carrisi, Brasilina D’Ausilio, Francesca Romana Rossi, Francesco Sellari, Giulia Zigiotti.

La presentazione di Giuseppe Roma della ricerca.

La mia presentazione della metodologia di Città Digitali.

Amo la musica e balare

Si proprio balare è stato scritto, da uno dei ragazzi, su una delle pareti esterne della lavanderia industriale gestita dalla Spazio Lavoro, una cooperativa sociale che opera oramai da molti anni per l’integrazione dei disabili in ambito lavorativo. Le foto di seguito fanno parte di un esperimento, quello di comunicare il sociale per cercare di arrivare a pubblici che poco conoscono queste realtà, esempi di successo e di integrazione.

Negli ultimi anni la comunicazione pubblica e aziendale si è evoluta velocemente adottando linguaggi e strumenti sempre più efficaci ed invasivi. Proprio questa efficacia ha sovrarappresentato queste dimensioni rendendo ancora più invisibili quelle realtà diverse per obiettivi, valori, linguaggi e persone coinvolte. L’esperimento di comunicazione sociale portato avanti insieme alla cooperativa ha utilizzato le foto quale linguaggio diretto utile a raggiungere un pubblico più vasto possibile e a restituire il clima interno alla cooperativa. Le foto sono poi state montate in un DVD, dove sono state riportate le informazioni principali e le attività della Cooperativa, che è diventato lo strumento principale da utilizzare in incontri, seminari e convegni per comunicare la Cooperativa ai diversi pubblici di riferimento.

No oil. Innovare con la tradizione

Parlare di mobilità significa soprattutto parlare di linee metropolitane o di sottopassi stradali. Questo in Italia. Le più grandi e dinamiche metropoli europee da molto tempo intendono la mobilità urbana quale risultato di un sistema multimodale basato sull’integrazione dei diversi mezzi disponibili. Tra questi, in ambito metropolitano, la bicicletta assume un ruolo sempre più centrale. Basta passare due giorni a Barcellona o a Berlino per rendersi conto come la bicicletta possa essere, in un contesto urbano che ne prevede l’uso, un valido strumento alternativo o complementare agli altri mezzi pubblici e privati.

Proprio di questi giorni è la notizia del nuovo servizio offerto a Parigi, la cui municipalità mette a disposizione 10 mila biciclette che si possono affittare in un quartiere e restituire in un altro. Velib hanno chiamato questo servizio, il cui acronimo tradotto sta per bicicletta e libertà, già adottato in altre capitali europee come, tra le altre, Bruxelles.

Le statistiche italiane, a proposito delle infrastrutture urbane per le biciclette, sono disastrose. Nell’ultimo rapporto sull’ecosistema urbano della Legambiente i chilometri complessivi di ciclabili in Italia vengono indicati in 1.700. La classifica per città evidenzia una situazione delle realtà metropolitante deludente e preoccupante: Roma è 67° in Italia con 1,55 km di pista ogni 100 abitanti, segue immediatamente Milano con 1,49 Km. Leggermente migliiore la situazione di Torino 52° con 3,61 Km per 100 abitanti mentre pari a zero è la dotazione di Napoli.

Al di là dei dati, comunque importanti, la percezione diretta dà la misura della differenza. Spostarsi in biciletta, a Berlino come a Barcellona, risulta naturale e facile grazie alle ciclabili che attraversano la città, alla possibilità di portare le bici su gran parte dei mezzi pubblici e agli spazi dedicati a questo mezzo.

Attrezzature ed infrastrutture inesistenti nelle nostre grandi città. Roma, ad esempio, non solo detiene una dotazione misera di ciclabili ma l’uso della bici non sembra essere contemplato neanche in prospettiva. Al di là dei piani previsti basta guardare le ultime realizzazioni di ammodernamento delle vie stradali dove le ciclabili sono state completamente ignorate: i recenti lavori nella banchina centrale di viale dell’università, risistemata per dare spazio a parcheggi in un quartiere ad altissima concentrazione di giovani e in una via che collega la stazione termini con l’università; il marciapiede di via prenestina, altra importante direttrice da e verso quartieri altamente popolati, appena ristrutturato con spazi ampissimi calpestabili e senza aver previsto un piccolo spazio per la bicicletta. Lo stesso vale per via labicana che permetterebbe una fruizione in bicicletta della città da parte dei turisti. Interventi recenti, come la ciclabile lungo la Palmiro Togliatti, dimostrano improvvisazione e mancanza di politiche attive.

Non è solo un problema infrastrutturale ma anche culturale. Rimanendo a Roma, la ciclabile lungo il tevere, benché a tratti difficilissima da percorrere a causa del manto stradale rovinato, è una importante via di collegamento fra diversi quartieri e occasione di passeggiate anche familiari. Per tutto il periodo estivo lo spazio a questa dedicato viene coperto dalle installazioni per i locali realizzati in occasione dell’estate romana: paninoteche, spiaggia, bancarelle di prodotti vari per cui viene resa inpraticabile proprio nei mesi più idonei allo spostamento in bicicletta. Non solo. Molti custodi dei parchi urbani non sono a conoscenza della modifica apportata oramai anni fa al regolamento comunale in merito ai divieti nei parchi per cui ne impediscono l’attraversamento in bicicletta. I cartelli presenti sono quelli vecchi che vietano oltre al passeggio dei cani senza guinzaglio, all’accesso alle moto anche, appunto, l’accesso in bicicletta.

Eppure, le altre città insegnano, spesso l’innovazione passa proprio per la riscoperta della tradizione soprattutto quando il suo recupero non presuppone finanziamenti speciali ma solo una decisa volontà ispirata da una chiara visione dello sviluppo della città e della mobilità. Multimodale in questo caso.

Immagini di Barcellona

e-democracy, una opportunità per tutti?

Il 2 luglio ho partecipato ad un seminario organizzato dalla SSPAL intitolato “L’ordinamento elettorale nella prospettiva dell’e-democracy”. E’ stata un’occasione per ragionare sullo stato dell’arte, in Italia, dei processi partecipativi nei campi della pianificazione e della gestione dei servizi pubblici.

Negli ultimi anni, infatti, si è decisamente semplificato affidando alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione la capacità di svolgere da sole da volano del processo di modernizzazione del nostro paese. Sono così nate le etichette-slogan e-government, e-governance, e-democracy a descrivere processi che, in verità, sono tutt’altro che conclusi e che necessitano, oltre al supporto della telematica, di visioni politiche chiare e definite.

Di seguito la presentazione da me illustrata in occasione del seminario

Oligarchie e moltitudine

Di “Concentrazioni e flussi di potere nelle reti telematiche” si è parlato oggi al Censis a partire da un testo di ricerca elaborato nell’ambito dell’iniziativa estiva del Censis (Un mese di sociale) per discutere e approfondire i temi della società italiana. Sono intervenuti il Presidente del Censis Giuseppe De Rita, il direttore generale Giuseppe Roma, e Gianni Dominici responsabile del Settore Innovazione del Censis.

Nell’ambito delle reti telematiche e mediatiche vi è stata nel nostro paese una considerevole moltiplicazione di soggetti negli ultimi anni:

– nella diffusione delle reti civiche, nel 1996 i comuni capoluogo on line erano il 30% del totale, nel 1999 il 63% e nel 2002 la telematica è stata adottata dal 100% dei comuni capoluogo, e oggi anche dall’86% dei comuni non capoluogo;

– nello sviluppo di soluzioni open source, già nel 2002 la comunità italiana era, per numerosità, la quarta a livello mondiale subito dopo la Francia, la Germania e gli Stati Uniti;

– nella diffusione dei blog, dall’ultima indagine Technorati sull’universo dei blog (aprile 2007) viene confermato che l’italiano è la quarta lingua parlata a livello mondiale nei blog, ben lontana dopo il giapponese, l’inglese e il cinese ma decisamente più diffusa dello spagnolo, del russo, del francese e del tedesco.

Perché se l’Italia è forte di tante soggettualità tecnologiche e innovative i risultati in termini di sistema, di Paese, sono così modesti?

La percentuale di mercato per la banda larga detenuta da aziende monopoliste o ex monopoliste spesso è ancora abbastanza elevata, e in Italia è pari al 69%, subito dopo la Cina nella quale raggiunge l’83%, e prima di Spagna (al 55%) e Germania (al 51%). Dei quattro operatori di telefonia mobile, dove abbiamo un record mondiale di diffusione, tre sono saldamente in mano ad aziende che hanno la testa all’estero. L’UMTS ha fruttato molto allo Stato nell’asta per le concessioni, talmente tanto che i concessionari non hanno poi investito per realizzare il servizio. Inoltre i dati Ocse al 2007 evidenziano come nella diffusione dell’ADSL l’Italia sia in ritardo rispetto agli altri Paesi e va diffondendosi soprattutto in ambito urbano.

Non è sufficiente, dunque, essere un popolo di inventori se non si completa il “network dell’innovazione” composto anche da chi fa trasferimento tecnologico (i transformers), da chi finanza l’innovazione (i financiers) e da chi fa da facilitatore ed elemento di connessione tra questi attori (i brokers).

Anche nei media vige un sistema “duale” che oggi appare un po’ inceppato. Da un lato un sistema di emittenti locali e nazionali e di testate giornalistiche variamente ramificate sul territorio che assomma circa 2.700 soggetti, sempre quasi sotto la linea della visibilità. Dall’altro grandi soggetti, oligopolistici, ben visibili e dominanti sulla scena nazionale.

Il teso del rapporto è scaricabile dal sito del Censis previa registrazione gratuita.