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L’Italia che non c’è

Come ogni anno, puntualmente,  l’indagine sulla qualità della vita nelle città italiane de Il Sole 24 Ore  ci restituisce un’Italia divisa, dove ai primi posti della classifica si alternano le ricche province del Centro e  del Nord e agli ultimi, alternandosi, le diverse province siciliane: quest’anno Caltanissetta (preceduta da Palermo, Agrigento Trapani), Agrigento nel 2007, Catania nel 2006, Messina nel 2004 e nel 2003.  A parte le considerazioni che potrebbero e dovrebbero scaturire da questo triste primato siciliano è interessante ragionare sulla scelta degli indicatori.

L’indice sintetico su cui viene stilata la classifica finale discende da sei dimensioni di analisi: tenore di vita, affari e lavoro, servizi ambiente e salute, ordine pubblico, popolazione, tempo libero per un totale complessivo di 36 indicatori. Un lavoro, come al solito, completo e accurato ma in cui spicca  la totale assenza di indicatori relativi alla società della conoscenza, ai consumi telematici, alla capacità territoriale di attrarre talenti. Quale Italia si misura in termini di incidenza di bar e ristoranti sul territorio o di escursione termica del clima locale quando gran parte dei ragazzi, almeno fin quando sarà di moda, passa ore su Facebook o prende un aereo low cost per cambiare “aria” il  fine settimana?

E’ sicuramente l’Italia dei borghi che però sempre più spesso sono abitati in una logica medievole di rinserramento nei propri egoismi territoriali. E’ l’Italia che quando poi si confronta con gli altri paesi è ultima nella maggior parte delle classifiche, è l’Italia che aspetta un progetto paese da condividire e su cui attivare i propri campioni.

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Tempi della città e qualità della vita

I tempi con cui sono organizzate le nostre città incidono profondamente sulla qualità della vita dei cittadini. Negli ultimi anni molte città italiane ed europee hanno sviluppato strategie e iniziative concrete per armonizzare i diversi sistemi di orari che scandiscono la vita quotidiana in città. Nello stesso tempo anche numerose imprese hanno avviato programmi volti alla conciliazione fra tempi dedicati al lavoro, alla famiglia e al tempo libero.

Convegno “Tempi della città e qualità della vita” / Congress “Time policies and quality of life”. EURAC Convention Center, viale Druso 1, Bolzano, 12 e 13 ottobre 2007.

L’Italia è stata il primo paese a varare una legge sul coordinamento dei tempi delle città (L. 53/2000), affidando ai comuni il compito di coordinare i tempi e gli orari delle città ed incentivando le imprese a realizzare azioni a favore della conciliazione. Questo convegno vuole fare il punto sullo sviluppo delle politiche temporali in ambito nazionale ed europeo, presentando alcune esperienze di successo ed aprendo un confronto sul tema tra rappresentanti delle istituzioni, amministratori locali, esperti e docenti di fama internazionale. La prima parte del convegno sarà dedicata a specifici temi di politiche sui tempi della città, in un’ottica di urbanistica temporale e di innovazione della pubblica amministrazione, mentre nella seconda parte saranno trattate le politiche di conciliazione nel mondo del lavoro.

Il convegno si rivolge principalmente ad amministratori e funzionari della P.A., imprenditori, sindacalisti, rappresentanti di associazioni e ricercatori.

La mia relazione presentata al convegno:

Quotidianamente dalle nostre città, dall’insieme dei capoluoghi di provincia, provengono segnali di disagio e di difficoltà. Dal traffico stradale, alla qualità dell’aria fino all’integrazione sociale. Le città si confermano i luoghi dove si riscontrano la maggior parte di incidenti e di vittime stradali. Il ricorso alla mobilità privata e alle due ruote per evitare il traffico fa si che l’88,8% degli incidenti urbani coinvolga una moto. Gli episodi recenti volti a limitare la presenza di immigrati clandestini nelle strade in realtà non affrontano che una parte del problema legato ad una sempre maggiore difficoltà di integrazione. Dal punto di vista ambientale i consumi di carburante rimangono stabili, i rifiuti prodotti continuano a salire mentre la quota di raccolta differenza sale molto lentamente.

Si tratta di dati complessivi riferiti ad un contesto molto eterogeneo. La provincia di Bolzano, nello specifico, in merito ai dati sull’ecosistema urbano risulta il territorio migliore in Italia. Ma il dato complessivo e il problema è comune: le città diventano sempre meno accoglienti nei confronti dei sistemi economici territoriali (il che si traduce in una minore competitività) e nei confronti dei cittadini (il che si traduce in una drastica riduzione della qualità della vita).

In questo contesto qual è il valore aggiunto che può portare l’amministrazione pubblica? Sicuramente quello di mettere a punto azioni e politiche volte a migliorare la qualità della convivenza. Nel far questo, però, il rischio, sempre presente, è di seguire una logica autoreferenziale che si basa su un’interpretazione tutta interna dei bisogni sociali. E’ il caso recente del processo di modernizzazione della PA, prevalentemente basato sull’implementazione di servizi telematici, che in molti casi ha causato nuove forme di discriminazione sociale piuttosto che di avvicinamento del pubblico con le istituzioni.

Nuove prospettive di intervento scaturiscono dal disegnare scenari condivisi grazie all’implementazione sempre più diffusa di esperienze quali i piani strategici e i piani dei tempi delle città. L’innovazione introdotta da questi approcci risiede nel cambiamento di paradigma volto a condividere una idea di città e, come è specificato nel Piano di Bolzano, in una valorizzazione della relazione: individuo-città-territorio.

Dal punto di vista sociologico, inoltre, due sono gli aspetti innovativi nella gestione dei piani dei tempi e dei piani strategici:

  • L’attenzione rivolta, anche dal punto di vista metodologico, all’analisi del pubblico. Ho trovato questa attenzione nella lettura del Piano dei tempi di Bolzano con la giusta e dovuta differenziazione per i problemi delle diverse categorie sociali. Per migliorare la qualità della convivenza e della qualità della vita è necessario, infatti, rispondere a problemi, bisogni e aspettative specifiche per cui diventa inevitabile e indispensabile adottare una logica di genere o generazionale;

  • l’attenzione rivolta alla partecipazione attiva del pubblico interessato in tutti le fasi di elaborazione e della successiva implementazione del Piano, adottando, anche per questa finalità, un approccio differenziato sia in termini di informazione e di comunicazione sia nel mettere a punto occasioni e strumenti diversificati per favorire la partecipazione.

A fronte di questi nuovi approcci strategici la domanda che ci dobbiamo porre è: abbiamo raggiunto i risultati sperati? Allo stato attuale in Italia ci sono in corso, o appena avviati, circa 60 piani strategici e 30 “migliori prassi” di piani per i tempi. Siamo sicuri di procedere per la strada giusta?

Una disciplina pochissimo sviluppata da noi, in Italia, è l’analisi delle politiche pubbliche. Ci impegniamo ad introdurre nuovi approcci, anche metodologicamente orientati in modo rigoroso, però poi poco tempo e poche occasioni vengono dedicate a valutare i risultati ottenuti. Credo che questo convegno possa essere una prima occasione proprio per ragionare su tali risultati. I piani per i tempi sono finalizzati a migliorare la qualità della convivenza proprio di quelle categorie normalmente più svantaggiate. Siamo riusciti in questo intento? Siamo riusciti a coinvolgere anche il pubblico con meno attitudini alla partecipazione?

Riprendendo il filo dell’intervento, proprio rispondendo a queste domande riusciremo a capire se la strada intrapresa sia quella giusta per affrontare le sfide che le nostre città poco accoglienti ci sollevano quotidianamente e ad introdure nuove prassi e soluzioni in grado di elevare la qualità della vita e della convivenza.

Il convegno di oggi è sicuramente un passo in questa direzione, come ForumPA è nella nostra missione proporre metodologie di valutazione dei risultati così come favorire il confronto fra i diversi attori impegnati nell’applicazione di processi innovativi a livello territoriale. Organizzare insieme, per il prossimo maggio, un momento di confronto fra i principali attori protagonisti di questi processi, potrebbe essere un ulteriore passo verso una maggiore comprensione dei risultati ottenuti.

 

Sul sito del comune trovate invece tutti gli altri interventi.