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L’Italia che verrà

In diretta dalla presentazione del quarantaduesimo rapporto Censis.

Ore 10,00 introduce e presiede Marzano.

Ore 10,30 parla Giuseppe Roma. Queste le parole d’ordine che stanno emergendo:

E’ stato l’anno delle paure: si sono moltiplicate grandi e piccole paure e la politica, in un anno elettorale, ne ha approfittato enfatizzando le emozioni e generando maggiore insicurezza. La crisi finanziaria c’è ma rappresenta anche la possibilità e l’occasione di sollecitare una reazione vitale. Una reazione che se non si appiattirà sotto una logica puramente adattiva potrà avviare un processo di complesso cambiamento di una portata tale da caratterizzarsi come una seconda metamorfosi.

Ore 11 parla Giuseppe De Rita e, incredibilmente, Marzano, dopo aver fatto ulteriori domande se ne va a causa di un altro impegno.

Ci crediamo a questa crisi? Come nel caso tutto italiano delle paure per la criminalità ha basi puramente emotive? E’ solo “un’altra crisi” congiunturale? Il nostro sistema (di piccole imprese, prevalentemente manifatturiero) è più solido? Perchè l’intervento di questo governo in ambito di finanziaria è così leggero?

Forse perchè non tutti sono convinti della dimensione strutturale delle difficoltà. Su queste basi il corpo sociale italiano non sta reagendo, senza la forza di spingersi in avanti, vivendo in modo passivo gli eventi.

Ci sono delle “ristrutturazioni” nei comportamenti individuali per mantenere la “liquidita” individuale, ma questo avviene sottotraccia, senza reazioni collettive.

Questo ci fa dire che non è una delle tante crisi, non è una crisi banale.

Come se ne esce? Con una metamorfosi che probabilmente è giá in atto frutto della sintesi tra quello che siamo e processi nuovi: l’immigrazione, le minoranze vitali, il diffondersi della cultura femminile, il consumo “temperato”, il territorio come ambito di sviluppo e non di rinserramento .

La seconda metaformosi non è il semplice ritorno agli elementi originali ma la metabolizzazione di nuove leve e processi: exaptation (adattamento innovativo).

Ore 11,40 fine della presentazione

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Politiche di innovazione, innovazione per la politica

Era questo il titolo di un paragrafo pubblicato dal Censis nella sua Relazione Sociale di due anni fa reso attuale alla luce delle inziative tecnologiche recenti di alcuni esponenti della classe politica italiana.

Si poteva leggere:

… Ci si domanda se la politica stessa, che propone l’innovazione, sia preparata ad agire in modo innovativo, ad adottare nuovi schemi, nuovi principi, strumenti tecnologici e inesplorate modalità di relazione. La complessità crescente delle scelte che ogni paese deve maturare e le nuove abitudini di comunicazione dei cittadini, specie i più giovani, dovrebbero spingere ad esplorare nuovi sistemi attraverso cui sviluppare la discussione pubblica.

Le principali forme di interazione dei soggetti politici con i propri referenti rimangono oggi quelle tradizionali, frontali, conformate al modello “broadcast” di comunicazione unidirezionale. Gli elementi di novità nell’azione politica sono sempre iscritti in un percorso già noto, anche se poggiano su nuovi strumenti, il cui utilizzo è nella maggior parte dei casi accessorio. C’è difficoltà a maneggiare le nuove tecnologie e la rete Internet per i propri scopi e dai discorsi delle leadership emerge ancora una certa diffidenza, alimentata probabilmente dall’idea che la politica non si faccia in piazza, tanto meno se telematica. D’altro canto non è più possibile considerare trascurabile come pubblico il numero dei cittadini on line, sia per la costanza di presenza in rete (è sempre più diffusa la tendenza all’always-on) sia le loro caratteristiche specifiche di soggetti informati e sempre più attivi in dinamiche relazionali.

Si possono isolare due atteggiamenti, qualitativamente e quantitativamente molto diversi, di chi oggi fa politica in rete. Il primo è dei “presenzialisti”, ossia di coloro che hanno capito l’opportunità di essere on line ma non hanno la giusta competenza e padronanza del mezzo. I loro progetti sono spesso evanescenti e poco efficaci. L’altro atteggiamento è quello dei “relazionisti”, quantitativamente una minoranza, che invece hanno preso consapevolezza di quali siano le potenzialità delle nuove tecnologie e quindi le utilizzano in modo maturo ed adeguato.

Almeno per un “dovere di presenza”, quindi, tutti i partiti politici hanno siti web aggiornati e ricchi di documentazione e informazioni. Anche le sezioni territoriali di partito, sebbene in modo molto più artigianale, sono presenti sul web. Molti sono anche i siti personali dei politici italiani. I siti contengono blog, forum, bacheche elettroniche, indirizzi e-mail, materiale di propaganda, foto. La rete è oggi territorio di conquista: lo dimostra non solo il gran numero di nuovi siti nati in occasione delle campagne elettorali ma anche l’importanza accordata dalle nuove giunte locali e dai nuovi ministri alla personalizzazione delle proprie pagine sui siti istituzionali. Le pagine dedicate al vertice politico sono spesso più ricche di quelle volte alla descrizione e presentazione degli uffici amministrativi e di contatto con il pubblico. I siti così creati sono poco frequentati, i servizi interattivi vengono spesso sospesi perché male utilizzati o ingestibili.

Quindi i “presenzialisti” non ignorano tanto l’esistenza di nuovi strumenti, piuttosto tradiscono la logica di rete che li dovrebbe animare.

Un ragionamento molto attuale perché, appunto alla luce delle nuove iniziative, rimane aperta la domanda? Ci troviamo di fronte, semplicemente, a forme di presenzialismo atte ad occupare nuovi spazi di comunicazione o stiamo asisstendo alla nascita di un modo nuovo di intendere la politica basato sulle capacità di relazionalità e di ascolto che le nuove tecnologie offrono?

Guardando alle diverse iniziative in essere la risposta, per ora, non è certa.

Tra le diverse presenze on line troviamo Diego Cammarta che, in occasione della recente campagna elettorale per le amministrative a Palermo, oltre ad un proprio blog personale ha avviato un canale di comunicazione con i cittadini tramite Twitter . Gianfranco Micciché, sempre in Sicilia, ha aperto recentemente un account di foto su Flickr uno su Youtube e avviato un Blog personale per la gestione quotidiana dei rapporti con i cittadini.

Con Capezzone la politica non va semplicemente on line ma parte dalla rete tramite Dec!dere.net con l’obiettivo di comunicare e aggregare attraverso la pubblicazione di videoprogrammi.

Analogo approccio quello di Enrico Letta che affida la sua candidatura alle primarie del Partito Democratico ad un video, unico contributo, per ora, del suo nuovo sito. A dire il vero, quello di Letta è il messaggio chè più discosta dalla logica comunicazionale e partecipativa on line. Il suo, più che un videomessaggio informale, è uno spot ben registrato distribuito su youtube.

Ancora più avanti, tecnologicamente, si pone Antonio Di Pietro con il suo annuncio:

Oggi, giovedì 12 luglio, il Ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro condurrà su Second Life una conferenza stampa virtuale in 3D in diretta con i più autorevoli giornalisti italiani e con il pubblico. Il Ministro incontrerà i giornalisti per discutere e dimostrare le potenzialità di Second Life come strumento per la politica e l’organizzazione sociale.

La conferenza stampa si terrà giovedì 12 luglio alle ore 17.00 orario italiano (ovvero le 8.00 secondo l’orario di Second Life). L’evento è presentato da Casaleggio Associati e da ”Italia dei Valori”, e sarà prodotto da Lichtenstein Creative Media.

Non è solo la prima volta che un ministro della repubblica italiana si affida a internet nella sua dimensione di SL ma è anche la prima volta che un evento politico virtuale è stato salutato da una manifestazione di protesta virtuale. Lo stesso giorno, infatti, la lega ambiente ha contestato il ministro con cartelli digitali con su scritto Qui puoi costruire tutte le autostrade che vuoi.


Oligarchie e moltitudine

Di “Concentrazioni e flussi di potere nelle reti telematiche” si è parlato oggi al Censis a partire da un testo di ricerca elaborato nell’ambito dell’iniziativa estiva del Censis (Un mese di sociale) per discutere e approfondire i temi della società italiana. Sono intervenuti il Presidente del Censis Giuseppe De Rita, il direttore generale Giuseppe Roma, e Gianni Dominici responsabile del Settore Innovazione del Censis.

Nell’ambito delle reti telematiche e mediatiche vi è stata nel nostro paese una considerevole moltiplicazione di soggetti negli ultimi anni:

– nella diffusione delle reti civiche, nel 1996 i comuni capoluogo on line erano il 30% del totale, nel 1999 il 63% e nel 2002 la telematica è stata adottata dal 100% dei comuni capoluogo, e oggi anche dall’86% dei comuni non capoluogo;

– nello sviluppo di soluzioni open source, già nel 2002 la comunità italiana era, per numerosità, la quarta a livello mondiale subito dopo la Francia, la Germania e gli Stati Uniti;

– nella diffusione dei blog, dall’ultima indagine Technorati sull’universo dei blog (aprile 2007) viene confermato che l’italiano è la quarta lingua parlata a livello mondiale nei blog, ben lontana dopo il giapponese, l’inglese e il cinese ma decisamente più diffusa dello spagnolo, del russo, del francese e del tedesco.

Perché se l’Italia è forte di tante soggettualità tecnologiche e innovative i risultati in termini di sistema, di Paese, sono così modesti?

La percentuale di mercato per la banda larga detenuta da aziende monopoliste o ex monopoliste spesso è ancora abbastanza elevata, e in Italia è pari al 69%, subito dopo la Cina nella quale raggiunge l’83%, e prima di Spagna (al 55%) e Germania (al 51%). Dei quattro operatori di telefonia mobile, dove abbiamo un record mondiale di diffusione, tre sono saldamente in mano ad aziende che hanno la testa all’estero. L’UMTS ha fruttato molto allo Stato nell’asta per le concessioni, talmente tanto che i concessionari non hanno poi investito per realizzare il servizio. Inoltre i dati Ocse al 2007 evidenziano come nella diffusione dell’ADSL l’Italia sia in ritardo rispetto agli altri Paesi e va diffondendosi soprattutto in ambito urbano.

Non è sufficiente, dunque, essere un popolo di inventori se non si completa il “network dell’innovazione” composto anche da chi fa trasferimento tecnologico (i transformers), da chi finanza l’innovazione (i financiers) e da chi fa da facilitatore ed elemento di connessione tra questi attori (i brokers).

Anche nei media vige un sistema “duale” che oggi appare un po’ inceppato. Da un lato un sistema di emittenti locali e nazionali e di testate giornalistiche variamente ramificate sul territorio che assomma circa 2.700 soggetti, sempre quasi sotto la linea della visibilità. Dall’altro grandi soggetti, oligopolistici, ben visibili e dominanti sulla scena nazionale.

Il teso del rapporto è scaricabile dal sito del Censis previa registrazione gratuita.


 

L’Italia del Censis in foto

Da quarant’anni il Censis ci restituisce puntualmente una lettura dell’Italia dai mille volti ed espressioni: il paese del sommerso, del policentrismo, della segmentazione e della soggettualità. Una conoscenza del paese che scaturisce dal lavoro quotidiano che i ricercatori portano avanti sul territorio, seguendo direttamente e in prima persona i diversi processi e fenomeni .

Cosa succede se agli strumenti tipici della ricerca sociale ed economica si affianca la macchina fotografica? Il risultato è un reportage fotografico composto da più di 300 immagini scattate da me. Un viaggio dal Nord al Sud tra i volti della vitalità molecolare descritta dal Censis e tra le contraddizioni del crescere asimmetrico del nostro paese.

Espressioni di un’Italia che si confronta a livello internazionale (gli espositori alla fiera di Milano, le piccole imprese che innovano) e di un’Italia dai mestieri che vanno scomparendo (l’ultimo fabbricante di ghiaccio per i pescherecci dell’antica marineria di Sciacca, l’ultimo costruttore di nasse di Mazara del Vallo). Di un’Italia che si omologa (gli happy hours, il sushi) e di un’Italia legata alle tradizioni (le processioni, i borghi, la cucina tradizionale) e attraversata da immigrati in cerca di inclusione (le immagini dei venditori ambulanti) e di immigrati integrati nel mondo del lavoro (il commerciante di piazza Vittorio, gli operai di Cremona). Tutte tessere di un gigantesco puzzle che ci restituisce, una volta completato, l’immagine di un paese che della diversità ha fatto la propria identità.

Una selezione di 32 foto è stata pubblicata nel 40° Rapporto sulla situazione sociale del Paese presentato alla stampa il primo dicembre. E’ la prima volta che all’interno del Rapporto Censis si fa ricorso al linguaggio visuale della fotografia. Un’occasione per celebrare il quarantesimo anniversario e per sperimentare nuove forme descrittive dei fenomeni sociali.

La fotografia è usata nel Rapporto come strumento di indagine con l’obiettivo di affiancare le tecniche di rappresentazione visuale agli strumenti tipici della ricerca sociale ed economica nell’interpretazione dei fenomeni. Il risultato è un racconto sintetico per immagini che ripercorre alcune delle fenomenologie socioeconomiche su cui si fonda l’analisi attuale del nostro paese: la ripresa, i big player, la patrimonializzazione immobiliare, l’allargamento del terziario, dei grandi servizi e del turismo, la rinascita delle grandi città, gli aspetti sociali”.

 

I grandi soggetti dell'energia

 

 

Condividere la conoscenza per progettare l’innovazione

E’ stato pubblicato da Franco Angeli il libro da me curato insieme a Valentina Piersanti, Condividere la conoscenza per progettare l’innovazione.

Il dibattito, la riflessione sul territorio non possono limitarsi ad alimentare la facile contrapposizione tra la necessità di dar vita ad una nuova fase di sviluppo e l’involuzione che può mettere a rischio il benessere accumulato. E’importante, piuttosto, favorire l’individuazione di nuovi modelli interpretativi e la messa a punto di nuove metodologie per la gestione del cambiamento.

Il volume, realizzato nell’ambito del Progetto Competenze è dedicato a chi crede che sia necessario “fare rete”, confrontarsi e imparare dalle esperienze degli altri per riuscire ad innovare il territorio, l’impresa e l’amministrazione. La prima parte del libro racconta i limiti e le potenzialità dei processi d’innovazione in atto nella Pubblica Amministrazione, nelle imprese e nella cittadinanza analizzati nell’ultimo anno dalla Fondazione Censis.

La seconda parte raccoglie, invece, contributi e proposte sviluppate e convalidate a livello internazionale da ricercatori, facilitatori ed esperti. Gli strumenti presentati sono stati sperimentati in diversi contesti e sistematizzati in un modello di intervento che combina insieme azioni di analisi, informazione, formazione e progettazione partecipata il cui obiettivo è di stimolare all’interno delle economie regionali i processi di definizione delle politiche d’innovazione. Applicare sul campo un tale dispositivo ha significato individuare obiettivi di sviluppo comune, analizzare i bisogni del territorio, acquisire competenze, condividere conoscenze e risorse per progettare interventi concreti – i risultati dell’esperienza sono riportati nella terza e ultima parte della pubblicazione.

Il progetto Competenze è un’iniziativa finanziata dal Ministero del Lavoro e dal Fondo Sociale Europeo e promossa dalla Fondazione Censis, Aira, Atenea e InvestiaCatania nella provincia di Catania.

Cittadini digitali

Presentata oggi a ForumPA la terza edizione dell’indagine I cittadini digitali realizzata dal Censis e da Forumpa con il contributo di SkyTV. L’indagine mette in risalto la forte crescita nei consumi tecnologici da parte della famiglie italiane ma anche il crescente rischio di divario digitale (il cosiddetto digital divide) tra coloro che usano queste tecnologie e chi, invece, per motivi prevalentemente professionali e generazionali ne è attualmente escluso.

Questa la mia presentazione:

Amministrazioni a codice aperto

L’incontro – promosso da Censis, RUR e Atenea – è stato l’occasione per fare il punto sulla diffusione dei software Open Source nelle pubbliche amministrazioni, e sulle conseguenze che la crescita delle comunità Open Source sul territorio sta comportando in termini di sviluppo locale. Soso stati presentati in anteprima i dati dell’indagine dell’Osservatorio OCID (Osservatorio Città Digitali) di RUR e Censis sulla penetrazione delle soluzioni Open Source tra gli Enti locali e, contestualmente, verrà offerta un’analisi di scenario sulle peculiarità della “via italiana” all’Open Source. L’incontro è stata anche l’occasione per confrontarsi direttamente con una delle esperienze locali più rilevanti in questo campo, quella pisana, presentata dall’assessore provinciale Angelo Buongiovanni.

Questa la mia presentazione: