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Il vento caldo del nordest

Si sono da poco conclusi due eventi in Veneto che ci hanno visto tra i promotori e dai quali sono scaturiti interessanti spunti sul tema dell’Amministrare 2.0 e per la costruzione del Manifesto. Il primo incontro si è tenuto a Padova in occasione del Forum dell’ Innovazione organizzato da FORUM PA insieme al Ministero  per la pubblica amministrazione e l’innovazione e alla Regione Veneto.

Diverse le cose sentite e viste nel campo dell’e-gov per cui provo a fare un primo bilancio a freddo. Le eccellenze che questo primo territorio ci ha presentato sono interessanti, mature ma, forse, sotto alcuni aspetti superate se viste in termini di prospettiva. Diversi i sistemi informativi territoriali presentati basati prevalentemente sulla raccolta,sull’elaborazione e la rappresentazione grafica dei dati. Sistemi maturi, appunto, frutto di un buon utilizzo dell’informatica a livello territoriale che sollevano (e solo a volte risolvono ) i problemi classici di un approccio industriale all’informatizzazione: banche dati che non comunicano, la mancanza di standard, questioni di sicurezza relative alla detenzione centralizzata dei dati.

Fino a qualche mese fa, seguendo una logica basata sull’innovazione incrementale e sull’ottimizzazione dei processi avviati avrei detto che è necessario uno sforzo maggiore magari di coordinamento, per valorizzare le esperienze in corso ma i nuovi approcci che si stanno imponendo nei confronti dei dati publici proposti in ambito internazionale ci impongono di riflettere se la strada fino ad oggi intrapresa sia quella giusta o se, come sempre più spesso viene evocato, sia necessario un cambio completo di paradigma. A questo proposito interessante la metafora utilizzata da Fabrizio Panozzo (Docente di Economia delle Amministrazioni Pubbliche e City Management, Università Ca’ Foscari) intervenendo al workshop su Merito, valutazione e trasparenza che possono essere ben utilizzate per descrivere la cultura telematica attuale all’interno delle pubbliche amministrazioni: quella del panopticon. Come è noto per Jeremy Bentham “l’idea alla base del Panopticon (“che fa vedere tutto”) era quella che – grazie alla forma radiocentrica dell’edificio e ad opportuni accorgimenti architettonici e tecnologici – un unico guardiano potesse osservare (optikon) tutti (pan) i prigionieri in ogni momento”. E’ una metafora forte ma che ben sintetizza l’attuale logica sottesa alla gestione dei dati pubblici. Un soggetto, una struttura raccoglie i dati di tutti gli altri senza che questi possano intervenire o sapere cosa è stato visto o raccolto. Una logica che ha spesso prodotto delle anomalie per cui, ad esempio all’interno della pubblica amministrazione, il “guardiano ” non condivide le informazioni nemmeno con gli altri uffici all’interno dello stesso ente.

Il secondo evento che ha contributo a sollevare questo vento caldo di idee e di riflessioni proveniente dal nordest è stato il Veneziacamp 2009 “tre giorni di condivisione, confronto e crescita; per promuovere i temi dell’innovazione e dell’etica per la cittadinanza digitale”. Tanti gli eventi e gli incontri ma vorrei soffermarmi, perché in linea con il ragionamento avviato, sull’incontro di lavoro organizzato sul Manifesto per l’Amministrazione 2.0. L’idea del Manifesto sta piacendo. Sono molti gli enti locali che ci hanno chiesto di sottoscriverlo così come sono tante le idee scaturite per far si che il Manifesto possa essere più incisivo possibile all’interno dell’attuale fase di modernizzazione della PA italiana. Una nuova versione del documento emendata sarà presto disponibile e includerà un punto dal quale tutti sono stati concordi è oramai impossibile prescindere: quello, appunto, della trasparenza e dell’accesso ai dati pubblici. Ne parla oggi anche David Osimo in un’intervista pubblicata sul nostro portale elaborando, tra le altre cose il concetto per cui le pubbliche amministrazioni dovrebbero gestire i dati creando “piattaforme finalizzate alla creazione di valore pubblico”. Come evidenzia Osimo questo non significa che i cittadini si debbano sostituire alla PA ma che diventano parte integrante per la creazione di valore.

E’ evidente, da quest’ottica, la necessità di cambio di paradigma che più volte abbiamo sostenuto: passare dal principio del panopticon a quello dell’anopticon per cui sono i “sorvegliati” o , uscendo dalla metafora, i cittadini che vedono cosa accade all’interno della pubblica amministrazione, che partecipano alla raccolta dei dati e alla loro elaborazione e diffusione.

Italia digitale 2.0

On line i videoatti del convegno che si è tenuto oggi a Milano: I servizi Innovativi per il rilancio dell’economia. Presentazione dell’osservatorio Italia Digitale 2.0.

Novità in vista? Purtroppo non sembrerebbe proprio.

Venezia Città Digitale

Si è tenuto a Venezia, lo scorso 25 giugno, un seminario tra operatori, amministratori e studiosi sul tema delle città digitali, organizzato dalla Fondazione Venezia 2000 con la partecipazione, tra gli altri, di Giuseppe De Rita, Ferdinando Azzariti, Alfonso Fuggetta, Stefano Micelli, Francesco Sbetti, Agenda Venezia e Michele Vianello, allo scopo di fare il punto sulle potenzialità offerte per il territorio dalla telematica cittadina.

Le ipotesi di lavoro di questo momento di riflessione scaturiscono proprio dall’interesse ad esplorare il ruolo che la telematica e la rete hanno avuto in questi ultimi anni. La domanda è: le energie vitali dell’area veneziana hanno usato la rete come leva per lo sviluppo e la competitività, la condivisione delle esperienze e la “contaminazione” dei saperi?

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Libro verde sull’innovazione

Sarà presentato a Roma oggi a Roma, alle ore 16.00, presso il Tempio di Adriano, il “Il Libro Verde sull’Innovazione”, sesto volume della collana “Innovazione & Competitività” promossa dalla Fondazione Cotec ed edita da Il Sole 24Ore.

Come si legge nella presentazione, attraverso un’analisi condotta su un range di dati e fonti eterogenee, il Libro Verde sull’Innovazione,raccoglie i risultati ottenuti da una serie di incontri organizzati dalla Fondazione con la partecipazione dei principali stakeholders del Sistema Nazionale dell’Innovazione e struttura la discussione, fornendo indicazioni di policy, attraverso quattro filoni fondamentalil sistema di governance dell’innovazione:

  • il rapporto tra ricerca pubblica e privata, con specifica attenzione al ruolo dell’università;
  • il ruolo specifico della domanda pubblica con particolare attenzione alle tecnologie ICT, all’energia e alla sanità;
  • il ruolo trainante dei sistemi finanziari in funzione del ciclo di sviluppo dei settori che caratterizzano l’economia del paese.
Autore della prefazione è il Presidente della Fondazione Cotec, il Min. Luigi Nicolais che interverrà alla presentazione del volume.
Nei prossimi giorni dopo aver letto il libro, ne riparleremo.

InnovAction

Vi segnalo questo evento che si terrà ad Udine dal 14 al 17 febbraio, ricco di appuntamenti e di testimonianze sul tema dell’innovazione.

Tempi della città e qualità della vita

I tempi con cui sono organizzate le nostre città incidono profondamente sulla qualità della vita dei cittadini. Negli ultimi anni molte città italiane ed europee hanno sviluppato strategie e iniziative concrete per armonizzare i diversi sistemi di orari che scandiscono la vita quotidiana in città. Nello stesso tempo anche numerose imprese hanno avviato programmi volti alla conciliazione fra tempi dedicati al lavoro, alla famiglia e al tempo libero.

Convegno “Tempi della città e qualità della vita” / Congress “Time policies and quality of life”. EURAC Convention Center, viale Druso 1, Bolzano, 12 e 13 ottobre 2007.

L’Italia è stata il primo paese a varare una legge sul coordinamento dei tempi delle città (L. 53/2000), affidando ai comuni il compito di coordinare i tempi e gli orari delle città ed incentivando le imprese a realizzare azioni a favore della conciliazione. Questo convegno vuole fare il punto sullo sviluppo delle politiche temporali in ambito nazionale ed europeo, presentando alcune esperienze di successo ed aprendo un confronto sul tema tra rappresentanti delle istituzioni, amministratori locali, esperti e docenti di fama internazionale. La prima parte del convegno sarà dedicata a specifici temi di politiche sui tempi della città, in un’ottica di urbanistica temporale e di innovazione della pubblica amministrazione, mentre nella seconda parte saranno trattate le politiche di conciliazione nel mondo del lavoro.

Il convegno si rivolge principalmente ad amministratori e funzionari della P.A., imprenditori, sindacalisti, rappresentanti di associazioni e ricercatori.

La mia relazione presentata al convegno:

Quotidianamente dalle nostre città, dall’insieme dei capoluoghi di provincia, provengono segnali di disagio e di difficoltà. Dal traffico stradale, alla qualità dell’aria fino all’integrazione sociale. Le città si confermano i luoghi dove si riscontrano la maggior parte di incidenti e di vittime stradali. Il ricorso alla mobilità privata e alle due ruote per evitare il traffico fa si che l’88,8% degli incidenti urbani coinvolga una moto. Gli episodi recenti volti a limitare la presenza di immigrati clandestini nelle strade in realtà non affrontano che una parte del problema legato ad una sempre maggiore difficoltà di integrazione. Dal punto di vista ambientale i consumi di carburante rimangono stabili, i rifiuti prodotti continuano a salire mentre la quota di raccolta differenza sale molto lentamente.

Si tratta di dati complessivi riferiti ad un contesto molto eterogeneo. La provincia di Bolzano, nello specifico, in merito ai dati sull’ecosistema urbano risulta il territorio migliore in Italia. Ma il dato complessivo e il problema è comune: le città diventano sempre meno accoglienti nei confronti dei sistemi economici territoriali (il che si traduce in una minore competitività) e nei confronti dei cittadini (il che si traduce in una drastica riduzione della qualità della vita).

In questo contesto qual è il valore aggiunto che può portare l’amministrazione pubblica? Sicuramente quello di mettere a punto azioni e politiche volte a migliorare la qualità della convivenza. Nel far questo, però, il rischio, sempre presente, è di seguire una logica autoreferenziale che si basa su un’interpretazione tutta interna dei bisogni sociali. E’ il caso recente del processo di modernizzazione della PA, prevalentemente basato sull’implementazione di servizi telematici, che in molti casi ha causato nuove forme di discriminazione sociale piuttosto che di avvicinamento del pubblico con le istituzioni.

Nuove prospettive di intervento scaturiscono dal disegnare scenari condivisi grazie all’implementazione sempre più diffusa di esperienze quali i piani strategici e i piani dei tempi delle città. L’innovazione introdotta da questi approcci risiede nel cambiamento di paradigma volto a condividere una idea di città e, come è specificato nel Piano di Bolzano, in una valorizzazione della relazione: individuo-città-territorio.

Dal punto di vista sociologico, inoltre, due sono gli aspetti innovativi nella gestione dei piani dei tempi e dei piani strategici:

  • L’attenzione rivolta, anche dal punto di vista metodologico, all’analisi del pubblico. Ho trovato questa attenzione nella lettura del Piano dei tempi di Bolzano con la giusta e dovuta differenziazione per i problemi delle diverse categorie sociali. Per migliorare la qualità della convivenza e della qualità della vita è necessario, infatti, rispondere a problemi, bisogni e aspettative specifiche per cui diventa inevitabile e indispensabile adottare una logica di genere o generazionale;

  • l’attenzione rivolta alla partecipazione attiva del pubblico interessato in tutti le fasi di elaborazione e della successiva implementazione del Piano, adottando, anche per questa finalità, un approccio differenziato sia in termini di informazione e di comunicazione sia nel mettere a punto occasioni e strumenti diversificati per favorire la partecipazione.

A fronte di questi nuovi approcci strategici la domanda che ci dobbiamo porre è: abbiamo raggiunto i risultati sperati? Allo stato attuale in Italia ci sono in corso, o appena avviati, circa 60 piani strategici e 30 “migliori prassi” di piani per i tempi. Siamo sicuri di procedere per la strada giusta?

Una disciplina pochissimo sviluppata da noi, in Italia, è l’analisi delle politiche pubbliche. Ci impegniamo ad introdurre nuovi approcci, anche metodologicamente orientati in modo rigoroso, però poi poco tempo e poche occasioni vengono dedicate a valutare i risultati ottenuti. Credo che questo convegno possa essere una prima occasione proprio per ragionare su tali risultati. I piani per i tempi sono finalizzati a migliorare la qualità della convivenza proprio di quelle categorie normalmente più svantaggiate. Siamo riusciti in questo intento? Siamo riusciti a coinvolgere anche il pubblico con meno attitudini alla partecipazione?

Riprendendo il filo dell’intervento, proprio rispondendo a queste domande riusciremo a capire se la strada intrapresa sia quella giusta per affrontare le sfide che le nostre città poco accoglienti ci sollevano quotidianamente e ad introdure nuove prassi e soluzioni in grado di elevare la qualità della vita e della convivenza.

Il convegno di oggi è sicuramente un passo in questa direzione, come ForumPA è nella nostra missione proporre metodologie di valutazione dei risultati così come favorire il confronto fra i diversi attori impegnati nell’applicazione di processi innovativi a livello territoriale. Organizzare insieme, per il prossimo maggio, un momento di confronto fra i principali attori protagonisti di questi processi, potrebbe essere un ulteriore passo verso una maggiore comprensione dei risultati ottenuti.

 

Sul sito del comune trovate invece tutti gli altri interventi.