Archive | Immigrati RSS for this section

Tolleranza zero

Continua il dibattito, anzi la polemica, sulla proposta del sindaco di Firenze Domenici di applicare la tolleranza zero nei confronti dei lavavetri ai semafori. Per ultimo, con il sindaco fiorentino, ha polemizzato Nichi Vendola che evidenzia il rischio di come, andando avanti così, non si ottiene altro che criminalizzare la povertà.

Bella idea questa della tolleranza zero, importata senza mediazioni, ma senza anche riflettere, dalla metropoli newyorkese.

Nelle nostre città, dove tolleriamo i proprietari dei cani che impunemente lasciano luridi i marciapiedi e i giardini, dove le automobili e i mezzi pubblici invadono strade e marciapiedi, dove si parcheggia, grazie alla tolleranza dei vigili, in seconda e terza fila bloccando la circolazione e intossicando l’aria, dove gran parte degli accessi pedonali sono preclusi ai disabili o alle carrozzine con bambini. Nelle nostre città, cresciute per mano degli speculatori edilizi e della furbizia dei vigliacchi abusi domestici. Nelle nostre città, senza idee e progetti, in cui le uniche trasformazioni in corso sono quelle destinate ai centri commerciali e alle migliaia di metri cubi che si portano dietro. Nelle nostre città, dunque, abbiamo bisogno della tolleranza zero e ce ne abbiamo urgentemente bisogno nei confronti di quella categoria che più sta minando il nostro futuro, il nostro stare insieme civile: i lavavetri.

Perché proprio i lavavetri? Ma è ovvio: perché hanno la sfrontatezza di farsi vedere, di toccare e a volte sporcare le nostre macchine, perché ci fanno perdere secondi preziosi nella nostra monotona corsa quotidiana dalla ricerca di un parcheggio all’altro, perché volendoli al limite ricompensare ci obbligano ad aprire i finestrini delle macchine in cui ci sigilliamo con il climatizzatore.

E dove devono andare i lavavetri che cacciamo dalle strade? Ma è ovvio, nelle fogne in cui vivono, sotto i ponti dei fiumi, nelle discariche abusive, comunque lontani dai nostri occhi. In quelle parti di città e di società che si sta stratificando sotto il livello in cui abitiamo, ci muoviamo e lavoriamo senza voler essere disturbati.

Consiglio un esercizio che sarebbe utile soprattutto a chi ci amministra: dare un’occhiata da dove arrivano quotidianamente gran parte dei lavavetri. A Roma, solo per fare un esempio, l’esercizio non è difficile da svolgere: basta farsi una passeggiata (magari non da soli) sulla ciclabile del Tevere di cui la Capitale tanto si gloria. La ciclabile, che arriva da nessuna parte, attraversa accampamenti sotto i ponti, villaggi improvvisati tra rifiuti e discariche: una città invisibile soprattutto agli occhi di chi non vuole vedere e capire.

Quindi ditela bene e, soprattutto, ditela tutta. Cari lavavetri da oggi tolleranza zero: via dalle nostre strade e rimanete nelle fogne con le vostre famiglie e i vostri bambini, lontani dai nostri occhi e dalle nostre auto.

I villaggi spontanei sugli argini del Tevere.

L’emblematica piazzola, in mezzo ai campi, di conclusione della ciclabile. Non si può far altro che tornare indietro

Immigrati, brava gente

Quello dell’immigrazione è sicuramente il fenomeno sociale dove maggiore e più drammatica è la mancanza di soluzioni innovative dal punto di vista politico, organizzativo e culturale.

Questa estate, come tutte le precedenti, abbiamo assistito all’ennesimo, drammatico bollettino dei viaggi della speranza verso l’Italia molto spesso conclusi tragicamente. Quasi non ci si fa più caso, come se fosse uno degli elementi, come il gran caldo, che oramai caratterizzano le nostre estati. L’ultimo Agosto, però, è stato segnato da una novità, un sussulto di orgoglio politico che si è concretizzato con l’ordinanza dell’amministrazione comunale di Firenze che ha riportato al centro delle discussioni il tema dell’immigrazione.

Per dare un piccolo contributo a un’altra dimensione relativa all’immigrazione, quella dell’integrazione, riporto una galleria di foto a testimonianza delle diverse modalità con la quale le migliaia di immigrati si stanno inserendo in Italia: dall’ambulante, all’operaio specializzato, dal pastore al pescatore fino al cuoco del ristorante di sushi.

Una selezione di queste foto verrà esposta, insieme a quelle di altre autori, proprio a Firenze, nella sala d’Armi di Palazzo Vecchio a partire dal prossimo 21 settembre in una mostra organizzata dalla Fondazione Fratelli Alinari per la Storia della Fotografia per conto del Ministero dell’Interno.

Storie di pesca e di lavoro

Il progetto Emerlip – “Emersione del lavoro irregolare nella pesca” – nasce dall’esigenza di porre attenzione alle diverse categorie a rischio di lavoro irregolare nel settore della pesca dell’area della Sicilia sud-occidentale ed in particolare nel comprensorio di Mazara del Vallo e Sciacca. La sfida che Emerlip si è posta è di contribuire alla comprensione del fenomeno e delle sue caratteristiche all’interno del comparto e del territorio avviando un percorso di ricerca, ascolto e formazione funzionale alla definizione di politiche di intervento mirate, condivise ed efficaci.

Raramente ci si trova davanti a concetti tanto nebulosi ed articolati quanto quello dell’economia sommersa. Una complessità che gli deriva tanto dalla pluralità dei fenomeni che ne sono all’origine, quanto dagli effetti che l’irregolarità del lavoro e dell’azienda portano agli individui e all’economia territoriale.

Nel sommerso si trovano una pluralità di fattori disomogenei che è tuttavia necessario individuare e affrontare con interventi che, per essere efficaci, devono essere mirati e territorializzati. In quella che da alcuni viene definita come underground economy l’illegalità, criminale o elusiva, si combina spesso con l’ “arte di arrangiarsi”; il degrado sociale, la povertà e l’esclusione con un generale scarso senso civico; la diffusa abitudine a non rispettare le regole necessarie a garantire un’ordinata convivenza con gli eccessi di burocrazia e con radicate consuetudini sociali.

Quando poi la problematica dell’emersione incontra, come nel caso del progetto Emerlip, un settore come quello della pesca in cui alla crisi congiunturale si affianca una crisi strutturale che dura oramai da qualche anno, allora le questioni da affrontare non possono non comprendere riflessioni sull’architettura stessa del comparto, sull’esauribilità delle risorse ittiche, sulla concorrenza della grande distribuzione e ancor di più sulla competizione del mercato aperto e globale.

Non si può ignorare che un tale contesto rende sempre più drammatico il mantenimento di livelli competitivi, inducendo le imprese a contemperare strategie propulsive – quali l’innovazione, l’utilizzo di tecnologie, il rafforzamento dei marchi, l’integrazione finanziaria e logistica – con strategie difensive volte non tanto a conseguire una maggiore efficienza ed una crescente produttività, ma a ridurre il più possibile, attraverso meccanismi irregolari o elusivi, i costi inerenti alle risorse umane e alla fiscalità.

Le due principali marinerie della costa sud-occidentale, Sciacca e Mazara del Vallo, in cui il progetto Emerlip si è svolto sono estremamente diverse tra loro per tradizioni di pesca, organizzazione e problematiche. Entrambe, però, condividono il bisogno di ragionare su strategie e politiche per rivitalizzare le proprie economie tradizionali, rendere più efficienti i sistemi di controllo e acquisire un nuovo approccio di governance della filiera della pesca e del suo indotto.
Per rispondere a questo bisogno condiviso Emerlip si propone al territorio non come soluzione calata dall’alto ma come strumento, come scatola degli attrezzi al servizio degli stakeholders locali: dei singoli individui, dei decisori, dei soggetti intermedi.

Si terrà a Mazara del Vallo e a Palermo la mia mostra sul distretto della pesca locale. Le date sono 4-13 maggio a Mazara del Vallo e 25-31 maggio a Palermo. La descrizione del progetto e una selezione più ampia di foto la trovate sul sito dedicato.

L’Italia del Censis in foto

Da quarant’anni il Censis ci restituisce puntualmente una lettura dell’Italia dai mille volti ed espressioni: il paese del sommerso, del policentrismo, della segmentazione e della soggettualità. Una conoscenza del paese che scaturisce dal lavoro quotidiano che i ricercatori portano avanti sul territorio, seguendo direttamente e in prima persona i diversi processi e fenomeni .

Cosa succede se agli strumenti tipici della ricerca sociale ed economica si affianca la macchina fotografica? Il risultato è un reportage fotografico composto da più di 300 immagini scattate da me. Un viaggio dal Nord al Sud tra i volti della vitalità molecolare descritta dal Censis e tra le contraddizioni del crescere asimmetrico del nostro paese.

Espressioni di un’Italia che si confronta a livello internazionale (gli espositori alla fiera di Milano, le piccole imprese che innovano) e di un’Italia dai mestieri che vanno scomparendo (l’ultimo fabbricante di ghiaccio per i pescherecci dell’antica marineria di Sciacca, l’ultimo costruttore di nasse di Mazara del Vallo). Di un’Italia che si omologa (gli happy hours, il sushi) e di un’Italia legata alle tradizioni (le processioni, i borghi, la cucina tradizionale) e attraversata da immigrati in cerca di inclusione (le immagini dei venditori ambulanti) e di immigrati integrati nel mondo del lavoro (il commerciante di piazza Vittorio, gli operai di Cremona). Tutte tessere di un gigantesco puzzle che ci restituisce, una volta completato, l’immagine di un paese che della diversità ha fatto la propria identità.

Una selezione di 32 foto è stata pubblicata nel 40° Rapporto sulla situazione sociale del Paese presentato alla stampa il primo dicembre. E’ la prima volta che all’interno del Rapporto Censis si fa ricorso al linguaggio visuale della fotografia. Un’occasione per celebrare il quarantesimo anniversario e per sperimentare nuove forme descrittive dei fenomeni sociali.

La fotografia è usata nel Rapporto come strumento di indagine con l’obiettivo di affiancare le tecniche di rappresentazione visuale agli strumenti tipici della ricerca sociale ed economica nell’interpretazione dei fenomeni. Il risultato è un racconto sintetico per immagini che ripercorre alcune delle fenomenologie socioeconomiche su cui si fonda l’analisi attuale del nostro paese: la ripresa, i big player, la patrimonializzazione immobiliare, l’allargamento del terziario, dei grandi servizi e del turismo, la rinascita delle grandi città, gli aspetti sociali”.

 

I grandi soggetti dell'energia

 

 

Poca voglia di giocare


, originally uploaded by Gianni D..