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Jeremy Rifkin a FORUM PA 2016: la PA nella Terza Rivoluzione Industriale

Il keynote di apertura della Manifestazione di quest’anno sarà tenuto da Jeremy Rifkin. Con l’intervento di quello che è considerato uno dei “profeti” del nuovo ordine economico che va sotto l’abusato termine di sharing economy, vogliamo continuare ad alimentare, nel corso dell’evento, momenti di “pensiero alto”, di riflessione e approfondimento su quale debba essere la forma e la sostanza di una pubblica amministrazione in grado di cogliere e vincere le sfide per il futuro.

Prima di Jeremy Rifkin, diversi sono stati gli esperti coinvolti a FORUM PA negli ultimi cinque anni: dai premi Nobel Amartya Sen e Edward Prescott al padre del pensiero creativo e del pensiero laterale Edward De Bono, fino, lo scorso anno, al coinvolgimento di uno dei più grandi esperti a livello internazionale di Pubblica Amministrazione, William D. Eggers.

Come più volte abbiamo scritto, infatti, siamo convinti che, a fronte delle sfide sempre più complesse che la PA si trova ad affrontare, non basti solo migliorarne i livelli di funzionamento e l’efficacia dell’operare, ma sia anche necessario immaginare, sperimentare ed introdurre nuovi modelli operativi capaci di superare e sovvertire quell’approccio ancora prevalente di natura burocratica e verticale.

L’appuntamento annuale di FORUM PA diventa l’occasione per dare spazio all’analisi e al confronto sui temi legati alla condivisione (amministrazione condivisa), alla rete (“governo con la rete”), alla trasparenza (open government e open data), alla collaborazione (Stato partner). In particolare quest’anno il programma segue la visione di “una PA agile per la crescita inclusiva”, ispirata da due distinti documenti dell’OCSE.

E’ in questo contesto che si inserisce la presenza di Jeremy Rifkin con cui confrontarsi, partendo dai temi del suo ultimo libro La società a costo marginale zero, sui temi inerenti l’innovazione, l’economia collaborativa, il ruolo della amministrazione pubblica in una società ibrida in cui la produzione sarà in buona parte diffusa e basata sul “Commons collaborativo”.

Sul pensiero di Rifkin – e sul suo contributo al nostro lavoro – torneremo in diverse occasioni, qui vogliamo avviare una riflessione su come l’approccio riconducibile alle nuove dinamiche innescate dalla c.d sharing economy o meglio dell’economia della condivisione, possano contribuire alla costruzione di una nuova PA.

Semplificando, sono tre gli aspetti, che in diverse occasioni e con interlocutori portatori di istanze e competenze differenti andremo ad indagare:

  • le esperienze di natura comunitaria. Quelle forme di condivisione basate prevalentemente sull’economia del dono e dello scambio senza, quindi, implicazioni di natura commerciale. Gli esempi, anche in Italia, sono tantissimi: dai Gruppi di Acquisto Solidale, alle cooperative sociali fino ai portali di scambio oggetti come “ Te lo regalo se vieni a prenderlo”;
  • le esperienze peer to peer. In questi casi lo scambio spesso avviene dietro corrispettivo economico o, comunque, tramite una piattaforma commerciale che abilita la messa in comune di risorse, servizi e prodotti. In questo caso, gli esempi più noti sono quelli di BLABLAcarDryfeTaskRabbit e il più noto Airbnb;
  • infine, quelle esperienze che ricondurrei all’approccio social business, in cui la condivisione non segue più una logica tra pari ma un progetto imprenditoriale di tipo Business To Consumer. Qui gli esempi sono quelli noti di Uber ma, soprattutto, i grandi progetti imprenditoriali legati alla mobilità: Car2GoEnjoy.

In che modo queste esperienze si riflettono sull’evoluzione che dovrebbe investire la nostra PA?

Per prima cosa la PA dovrebbe assecondare e facilitare i processi in corso promuovendo al suo interno un cambiamento di natura culturale ed organizzativo ancor prima che normativo. L’economia della condivisione è incompatibile con la prassi, di gran lunga dominante, della PA burocratica e verticale che segue un approccio monopolistico per quanto riguarda l’erogazione dei servizi pubblici. Prendiamo l’ esempio del trasporto pubblico urbano, per decenni appannaggio esclusivo del soggetto pubblico. Le nostre città stanno cambiando (qualcuna più velocemente, altre, come Roma, a passo incredibilmente lento) grazie alla comparsa di nuovi attori che offrono servizi complementari o alternativi a quelli pubblici. Con il carsharing, il bikesharing, lo scootersharing, il ridesharing la mobilità si sta trasformando. E l’offerta sarà ancor più conveniente e completa quando, anche in questi settori, saranno rimossi gli ostacoli per le condivisioni peer to peer, tra pari.

La PA ha sicuramente davanti a sé la sfida di valorizzare questi apporti acquisendo gli strumenti e le competenze per governare la rete dei diversi attori (sul governo con la rete vedi i nostri numerosi articoli), nell’ottica di favorire la comparsa di nuove soluzioni.

Ma il soggetto pubblico non si può limitare a questa funzione abilitante, ma può e deve diventare esso stesso soggetto attivo nell’adozione della cultura della condivisione, creando le condizioni per la condivisone di beni e servizi tra enti pubblici volta ad eliminare gli sprechi e ad ottimizzare le risorse andando ad utilizzare e ottimizzare gli strumenti normativi già esistenti come le Unioni di Comuni e la gestione associata (vedi il dialogo tra Chiara Buongiovanni e il prof. Collevecchio: Legge sharing economy e PA collaborativa: perché partire da gestione associata ed Enti locali).

Due aspetti, questi, compresi nella proposta di legge “Disciplina delle piattaforme digitali per la condivisione di beni e servizi e disposizioni per la promozione dell’economia della condivisione” su cui occorre lavorare nell’ottica di miglior definizione e maggior approfondimento (vedi le osservazioni di Simone Cicero alla proposta di legge).

A FORUMPA2016 ne parleremo, con Rifkin e tra di noi. Non mancate.

P.S. A questo indirizzo troverete la mappa concettuale alla base di questo articolo

Stay tuned and tweet on #forumpa2016

Videolezione: “La seconda fase degli Open Data”

Qualche mese fa FORUM PA ha proposto una riflessione sullo sviluppo del tema degli open data nel nostro Paese manifestando la necessità di passare ad una “seconda fase”.

In questi mesi abbiamo continuato a lavorare a questa idea, tanto da sviluppare un vero e proprio modello che verrà esposto a Smart City Exhibition, il prossimo 24 ottobre.

In questa video Lezione, Gianni Dominici riassume tutti gli elementi della riflessione e lancia l’appuntamento a #sce2014

#RivoluzionePA è possibile, e lo abbiamo dimostrato tutti insieme a #FPA14

Oltre i numeri di grande rilievo, oltre i comunicati e l’attenzione della stampa, sono le sensazioni quelle che hanno contraddistinto questa edizione della Manifestazione. Le sensazioni, diffuse e condivise, che cambiare si può ora e subito, che cambiare è utile perché una nuova PA diventa un fattore di sviluppo del paese e di miglioramento della qualità della vita. Che cambiare si deve, e si deve farlo tutti insieme.

Lo ha reso evidente, per prima, il ministro Madia dimostrandoci di saper ascoltare e che questo governo vuole andare avanti, veloce, ma lo vuole fare promuovendo la partecipazione e la collaborazione.

Lo hanno dimostrato le migliaia di persone che hanno lavorato insieme in convegni, tavoli, laboratori, quelli che ci hanno seguito tramite twitter o grazie allo streaming. Non c’era rassegnazione, non c’era disillusione o rabbia ma la consapevolezza che la differenza la facciamo se lavoriamo tutti insieme. Fino ad oggi, infatti, non sono mancate le idee, o i progetti e le soluzioni è mancata la capacità di fare squadra. E, finalmente, aver raggiunto questa consapevolezza ha liberato energia vitale, ha delineato un progetto condiviso da raggiungere tutti insieme.

In diverse occasioni, nell’ambito di #FPA14, ho citato una frase che il presidente Obama ha usato in un mesaggio alla nazione: “non possiamo affrontare il futuro con una pubblica amministrazione del passato”. Insieme, dobbiamo costruire la PA del futuro, capace di essere soggetto abilitante di inziative e proposte. Una PA espressione di uno stato che deve essere partner di cittadini e di imprese. Che deve dare spazio e supporto a nuove forme di cittadinanza attiva attraverso gli open data, attraverso le inziative di condivisione di beni e servizi, attraverso i metodi di co-design dei servizi.

In questo contesto, il processo da noi avviato con FoGG (Future of Government Group) ha trovato terreno fertile per nuove idee e proposte. In questi tre giorni abbiamo raccolto contributi e lavorato su un documento di lavoro che oggi sarà consegnato al governo tramite rivoluzione@governo.it. Abbiamo deciso di essere una delle oltre 23.000 voci che si sono già espresse per mail, sicuri, insieme a tutti gli altri, di essere ascoltati.

 – Il testo della proposta inviata al Ministro Madia dal gruppo Future of Government – FoGG.
– Il documento di scenario “Lo stato partner. Proposta per un’integrazione alla riforma della PA“, con il contributo del Future of Government – FoGG.

A che serve la PA? La Riforma non basta, vogliamo la vera rivoluzione*

The government is us; we are the government, you and I. Theodore Roosvelt

Nel rileggere, a freddo, la lettera a firma Madia e Renzi sulla riforma della PA la sensazione rimane quella della prima ora, di trovarsi davanti a un documento, a una serie di azioni che se portate avanti saranno in grado di cambiare in profondità la nostra pubblica amministrazione rendendola più efficace, più snella e più trasparente.

Ma con la rilettura dei 44 punti cresce anche la sensazione che manchi qualcosa e che le azioni proposte potrebbero non essere sufficienti. La PA che ne uscirebbe, infatti, è una PA rinnovata ma anche incredibilmente uguale a se stessa, soggetto diverso e lontano dalle dinamiche sociali e culturali in atto in questo paese. La riforma elude una domanda: la PA che abbiamo è quella che ci serve?  E allora ci si rende conto che manca un progetto più ampio, una regia complessiva in grado di definire quello che dovrebbe essere il ruolo e la forma di una pubblica amministrazione in un paese profondamente mutato. Alla riforma manca la domanda ontologica, in questo momento essenziale e non retorica: a cosa serve la PA?

Esiste oggi un ambito di bisogni che travalica il campo classico dei servizi offerti dalla PA e che obbliga l’amministrazione a ripensare il proprio ruolo e a ri-progettare le politiche pubbliche. Lo schema classico che vede pubblico e privato contrapporsi bipolarmente è oramai e da tempo superato: esiste una realtà in cui collaborano (e non competono) soggetti diversi: cittadini (organizzati e non), imprese, istituzioni.

Si passa dal paradigma di uno Stato che esiste in quanto soggetto, a quello di uno Stato che abilita i cittadini e i diversi attori sociali ponendo le migliori condizioni perché questi siano in grado di agire. 

Sono diversi i modelli sociali e culturali che in questi anni si sono affermati proponendo una nuova visione della società e che devono essere fonte di ispirazione per la rivoluzione culturale e organizzativa all’interno della PA. I principali sono:

1- Sharing economy: Una economia collaborativa o di condivisione, nata come fenomeno di nicchia per svilupparsi rapidamente e diffondersi in moltissimi settori, complici la crisi economica e una crescente sensibilità nei confronti dei temi ambientali e della sostenibilità.

2- Open Government: Un’amministrazione del bene pubblico trasparente e accessibile che risponda agli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle Pubbliche Amministrazioni. Lo scopo è utilizzare i nuovi strumenti e tecnologie della comunicazione per aumentare il grado di apertura e accessibilità dell’operato delle amministrazioni nei confronti dei cittadini, tanto in termini informativi quanto di partecipazione al processo decisionale.

3- Amministrazione condivisa: Modello secondo il quale gli “amministrati” diventano cittadini attivi e responsabili che “alleandosi” con l’amministrazione contribuiscono alla risoluzione di problemi di interesse generale.

4- La società dell’empatia: Teoria secondo la quale lo sviluppo della società è strettamente legato in relazione allo sviluppo della capacità di empatia tra individui. È proprio l’empatia a dare un vantaggio evolutivo all’uomo. Un ingrediente fondamentale, dunque, per la società, una sorta di collante sociale. La responsabilità nei confronti dello sviluppo della società è condivisa e si basa sulla capacità di immedesimarsi nella condizione di un altro soggetto.

5- Social Business: Il social business rappresenta una formula imprenditoriale innovativa, perché è orientata alla soluzione di problemi sociali e/o della comunità di riferimento e perché coinvolge, con modalità di partecipazione e democraticità, gli stakeholder interni ed esterni.

Tutti i modelli emergenti si poggiano su principi comuni:

1. visione sistemica e partecipativa;

2. importanza del capitale sociale;

3. centralità ai beni relazionali;

4. priorità ai valori sociali;

5. attenzione per i beni comuni;

6. ritrovata centralità della dimensione della “comunità” e dei territori;

7. trasparenza e accountability;

8. cultura dell’openness;

9. nuova attenzione alla collaborazione pubblico-privato;

10. evoluzione dal cittadino “portatore di bisogni” al cittadino competente.

I diversi modelli, emersi grazie al confronto tra i soggetti che in Italia si occupano di analisi e studio del rapporto tra Stato e società e dei confini della “funzione di pubblica utilità”, hanno elementi comuni che portano ad una definizione nuova del ruolo che si configura per l’amministrazione pubblica.

La direzione che, con moto autonomo ovvero senza una regia alta, stanno già seguendo i territori, suggerisce una nuovo concetto di stato rispondente a nuove funzioni: lo stato diventa partner o partner state[1], un soggetto che abilita e supporta le iniziative e la collaborazione tra i diversi attori sociali. Un soggetto che collabora e non ostacola.

Un cambiamento di prospettiva che considera i cittadini non solo come destinatari dell’intervento pubblico (a seconda dei casi utenti, pazienti, assistiti, clienti) ma anche come portatori di capacità e di competenze. Un cambiamento che sancisce l’abbandono del “paradigma bipolare” a favore del paradigma sussidiario in cui la partecipazione civica viene considerata indispensabile nella creazione di valore pubblico.

La lettera di Renzi e della Madia si rivolge direttamente ai dipendenti pubblici, mettendoli al centro del processo della riforma. Forse quello che manca è proprio questo, la consapevolezza che le amministrazioni non hanno il monopolio del bene pubblico e il vero cambiamento si afferma solo coinvolgendo anche i cittadini e agli altri attori sociali a cui dovremmo rivolgerci con lo stesso accorato appello.

I pericoli dei Big data

Sto lavorando sul tema dei Big Data e leggendo riflessioni sul problema della privacy e della possibile ingerenza dell’analisi dei dati sulla nostra vita. Poi mi chiama un numero sconosciuto, è una signorina per conto della Vodafone che, visto che sono cliente mobile, mi propone uno sconto se aderisco alla telefonia fissa. E’ la ventesima volta che mi chiamano in pochi mesi con una frequenza di una telefonata ogni circa 15 giorni, a queste, con la stessa frequenza, si aggiungono sms che mi mandano concon la richiesta a rispondere se sono interessato a questa imperdibile offerta.

Io sono due anni che ho la linea fissa Vodafone, da allora, cercando di essere gentile, cerco di farglielo capire e la risposta oggi è stata di invitarmi a iscrivermi  al registro delle opposizioni.

Almeno per ora, i BiG Data non mi fanno cosi paura.

 

 

 

 

Una Smart City in Agenda

Tra le iniziative che il prossimo governo metterà con urgenza in agenda, speriamo che un posto importante sia destinato al tema delle smart cities. Come più volte abbiamo evidenziato, sotto questa etichetta si è avviato in Italia un processo di analisi e di intervento volto ad affrontare con nuovi strumenti (culturali, metodologi e tecnologici) i problemi, finora irrisolti, che le nostre città si trovano ad affrontare. Le smart cities sono, infatti, le città che creano le condizioni di governo, infrastrutturali e tecnologiche per produrre innovazione sociale, per risolvere cioè problemi sociali legati alla crescita, all’inclusione e alla qualità della vita attraverso l’ascolto e il coinvolgimento dei diversi attori locali coinvolti: cittadini, imprese, associazioni.

Un quadro che con la nostra mappa concettuale cerchiamo ogni giorno di tenere aggiornato, tenendo conto delle diverse sfumature che caratterizzano il dibattito e le iniziative in corso.

Quello che rileviamo è che se la discussione ha raggiunto un elevato grado di maturità, poco ancora è stato fatto per tradurre l’approccio alle smart cities in un percorso operativo concreto. Inoltre, come qualsiasi approccio innovativo, quello delle smart city rischia di diventare un’ennesima occasione perduta se non potrà avvalersi delle necessarie competenze, interne ed esterne alla pubblica amministrazione, in grado di gestire le innovazioni introdotte.
Per questo motivo negli ultimi ventiquattro mesi FORUM PA ha promosso e realizzato una serie di iniziative, coordinate tra di loro, al fine di supportare, promuovere e facilitare il percorso delle smart cities italiane. Eccole in sintesi.

  •  Accordo strategico. ANCI e FORUM PA hanno deciso di mettere insieme la loro esperienza siglando un Protocollo d’intesa per la gestione dell’Osservatorio Nazionale ANCI sulle Smart Cities che ha l’obiettivo di mappare e mettere in rete le esperienze già avviate dai Comuni italiani, individuare le soluzioni tecnologiche e gli strumenti di programmazione adottati, evidenziare gli ostacoli ancora esistenti, elaborare analisi, ricerche e modelli replicabili, favorire la conoscenza, la collaborazione, la comunicazione. L’Osservatorio, inoltre, mira a realizzare, insieme alle città che hanno aderito, un Vademecum in grado di rendere operativo il percorso verso le Smart Cities. L’iniziativa (peraltro presentata al pubblico tramite un webinar ) non è estemporanea ma discende direttamente dal ruolo istituzionale che viene attribuito all’ANCI dall’articolo 20 del decreto crescita 2.0
  • Strumenti per la trasparenza e la gestione della conoscenza. La materia prima diventa “informazione e conoscenza” e le città si possono qualificare per il modo in cui informazione e conoscenza sono prodotte, raccolte e condivise. Per questo motivo FORUM PA ha dedicato particolare attenzione a quelle tecnologie in grado di abilitare la gestione delle informazioni e della conoscenza a livello urbano. Ne è un esempio ICity Rate, strumento di analisi e di lavoro dedicato alle imprese, ai governi e ai cittadini impegnati nel processo di costruzione delle smart cities. I City Rate si distingue dalle molteplici inziative che stanno nascendo anche nell’ultime ore perché:
    •  esiste già ed è disponibile sul sito di ICity Lab
    • è gratuito. Chiunque può andare sul sito dedicato e accedere ai dati pubblicati e creare nuove elaborazioni. (Per un comune o un’impresa che intendono investire sul territorio sono utilissimi gli strumenti Checkup e Benchmarking)
    • ha una metodologia aperta e condivisa. Il nostro Indice non vuole essere “migliore degli altri” (non stiamo vendendo un fustino di detersivo) ma semplicemente uno strumento condiviso e aperto. Da quando abbiamo pubblicato la prima versione abbiamo ricevuto molteplici suggerimenti sia dal pubblico vasto che sa specialisti che ci hanno fornito utili indicazioni che stiamo già implementando in vista della prossima edizione.
  • Accordo università. FORUM PA ha firmato una convenzione con l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, Dipartimento di Scienze e Tecnologia della Formazione a collaborare per la realizzazione di attività di formazione e ricerca nel campo delle metodologie e tecnologie per l’apprendimento e il lavoro collaborativo, in particolare per il settore della pubblica amministrazione e sulla tematica delle “smart cities” e dei servizi e applicazioni avanzate per la pubblica amministrazione.
  • Servizi di comunicazione. Le relazioni pubbliche, la comunicazione istituzionale e la sensibilizzazione sui temi emergenti rimangono il cuore dell’attività di FORUM PA per promuovere e facilitare l’incontro e il confronto tra pubbliche amministrazioni, imprese e cittadini sui temi chiave dell’innovazione. Il tema delle smart cities è entrato a pieno titolo all’interno del Dispositivo Integrato di Comunicazione del FORUM PA che ha come momenti centrali la Manifestazione di maggio e la Smart City Exhibition di ottobre di cui da pochi giorni abbiamo presentato il nuovo sito.

Nell’ambito del prossimo FORUM PA (28 – 30 maggio, Palazzo dei Congressi Roma) il tema delle Smart Cities sarà un vero e proprio percorso tematico.

Noi siamo pronti, speriamo che il nuovo governo arrivi all’appuntamento con una visione già definita di deleghe operative e di obiettivi per ridare slancio al percorso appena intrapreso verso La via italiana alle Smart Cities.

Tra tagli lineari e spending review che fine ha fatto l’innovazione?

In diverse occasioni abbiamo sottolineato l’importanza di avviare una riflessione su una nuova forma operativa che la PA dovrebbe prendere per poter assolvere alle sue funzioni: a più riprese abbiamo parlato di Governo della Rete, di Big Society, di innovazione sociale, di innovazione tecnologica.
Già, l’innovazione nella PA. Se la crisi non attanaglia solo il nostro paese, il nostro è invece tra i pochi a continuare a dare importanza marginale all’innovazione. Guardiamo i dati del Digital Agenda Scoreboard l’analisi che monitora i progressi dei diversi paesi nel raggiungere gli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea. L’Italia è penultima in Europa, dietro ha solo la Romania, nella percentuale di cittadini che usano i servizi di e government: il 20% contro l’80% della Danimarca. Situazione simile la troviamo per quanto riguarda gli indicatori sulla penetrazione della banda larga o dell’e-commerce. Il nostro ritardo non si traduce soltanto in un deficit in termini di trasparenza, di partecipazione e di collaborazione ma anche di efficienza e di risparmio. Ad esempio, grazie alla ricerca di sprechi ora abbiamo una idea più precisa del numero e dei costi della auto blu ma invece non sappiamo nulla dei data center, dei centri di elaborazione dati utilizzati dalle diverse pubbliche amministrazioni a livello nazionale e locale, anche perché l’ultimo censimento risale al 2006. Eppure negli altri paesi è una della priorità rese possibili dalla nuove tecnologie cloud: si può risparmiare rendendo i servizi più efficienti e più economici. Il governo degli Stati Uniti con la sua iniziativa Federal Data center Consolidation conta di risparmiare 5 miliardi di dollari, mentre il governo australiano ha previsto un risparmio di un miliardo di dollari. Analoghi impegni sono stati presi dal governo del Regno Unito che ha esplicitato la propria strategia tramite il documento Government Cloud Strategy.

E’ inevitabile, quindi, la grande attesa che sta montando in questi giorni nei confronti delle politiche sull’innovazione di questo governo con il timore però che le azioni promesse rischino di diventare lettera morta, di fare cioè la stessa fine delle azioni dei governi precedenti a cominciare dal nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale la cui applicazione avrebbe dovuto introdurre grandi risparmi nella PA ma le cui norme sono in gran parte disattese. Nelle prossime ore, nei prossimi giorni (speriamo non troppo oltre) capiremo meglio le intenzioni del Governo Monti in campo di innovazione, cioè quando finalmente vedranno la luce il documento di programmazione “La strategia italiana per un’Agenda Digitale” e il Decreto DigItalia che dovrebbe individuarne norme, risorse e modalità di attuazione. Solo allora sapremo se all’innovazione organizzativa e tecnologia sarà destinato un ruolo centrale nel ridisegnare un pubblica amministrazione che sia in grado di accettare la sfida di fare di più spendendo di meno o se verrà relegata a fare la ciliegina su una torta peraltro per niente appetibile.

In questo contesto difficile, noi, come al solito, vogliamo essere propositivi e lo facciamo a modo nostro, lanciando un nuovo supplemento al nostro portale dedicato all’innovazione: www.smartinnovation.it. Come scriviamo nella presentazione, il supplemento nasce con l’obiettivo di fornire un punto di riferimento per tutti i lettori attenti ai fenomeni d’innovazione che interessano il nostro paese. Si focalizza su tre grandi temi:

  • l’open government come modello di governance basato su strumenti e tecnologie che rendono le amministrazioni pubbliche aperte, trasparenti e partecipate dai cittadini;
  • l’innovazione sociale come capacità di sviluppare nuove idee e forme organizzative per affrontare i problemi della nostra società, anche grazie al supporto delle tecnologie;
  • la smart city come territorio che grazie alla diffusione di tecnologie abilitanti, ad una governance illuminata e alla partecipazione attiva dei cittadini riesce a garantire una superiore qualità della vita.

Sono tre prospettive di lavoro chiaramente correlate che rappresentano in questo momento storico importanti riferimenti per le amministrazioni pubbliche, le imprese e i cittadini che desiderano contribuire al cambiamento del paese.