Web e copyright un connubio difficile anche per Tim Berners-Lee


La notizia è passata un po’ in sordina, con un’insolita disattenzione dei protagonisti della rete poi, sabato, Stefano Epifani, professore universitario alla Sapienza di Roma, l’ha rilanciata con un tweet diretto e provocatorio: “(@stefanoepifani) Ma lo speech di Tim Berners Lee, li valeva 25000 euro per 45 minuti non riproducibili sui media? #hbw11”
A cosa ci riferiamo? Alla partecipazione di Tim Berners-Lee, l’inventore del world wide web,  all’incontro dedicato a lui e alla sua creatura e che si è tenuto a Roma con il titolo Happy Birthday Web.

Ora non entro nel merito del compenso, eludendo così una parte della domanda di Epifani, probabilmente la partecipazione a un evento di Berners-Lee vale tutti i 25.000 euro che ha chiesto agli organizzatori, d’altronde, diversamente, sarebbe stato difficile vederlo a Roma a spegnere le candeline del compleanno che gli avevano organizzato.
La  questione centrale che solleva Epifani con il suo breve ma incisivo tweet è un’altra: Tim Bsrners-Lee ha preteso, con tanto di contratto scritto e blindato, che tutta la sua presenza a Roma, al compleanno della sua creatura, fosse coperta da copyright: vietato fare le foto durante il suo intervento, vietato registrarlo e tantomeno distribuirlo su internet, interviste solo a pagamento. E queste condizioni scorrevano sullo schermo mentre Berners-lee parlava alla platea, come una minaccia davanti ai presenti intimoriti. Poi, proprio grazie alle pressioni che stavano provenendo dalla rete, gli organizzatori (bisogna riconoscere prontamente) hanno convinto il papà del web a desistere almeno in merito alla pubblicazione dell’intervento che ora è effettivamente disponibile sul sito dell’evento, protetto da una semplice, ma efficace, licenza creative commons. La rete, quindi, almeno in questo caso, alla fine ha vinto ancora, ma la minaccia è evidente.

Ma come, il papà del web, colui che ha permesso l’avvento della società della conoscenza, colui che ha posto le condizioni per lo sviluppo di internet come la conosciamo ora, fonte di informazioni e di saperi ma anche di relazioni e di libertà di espressione considera la rete non degna di diffondere un suo intervento, peraltro già retribuito.

Certo la cosa deve far riflettere. Il pensiero per prima cosa va ai milioni di contributori che in tutto il mondo riempiono la rete anche di conoscenze e di saperi. Va a coloro che tramite Slideshare mettono a disposizione le proprie conoscenze, a coloro che hanno fatto di Flickr la più grande collezione di immagini che si possa immaginare, a coloro che da anni contribuiscono ad alimentare wikipedia, a chi si impegna quotidianamente a manutenere la licenza Creative Commons per proteggere le conoscenze liberate sulla rete, penso a quello che è significato per la diffusione dell’innovazione il movimento Open source con i suoi prodotti che usiamo quotidianamente nel nostro agire quotidiano, penso alle iniziative per gli open data, penso alla miriade di piccole aziende che con le loro soluzioni creano valore pubblico dai saperi liberati. Penso, ancora, agli innovatori nella PA caparbiamente impegnati a trasformare le loro conoscenze tacite in sapere da condividere per contagiare di innovazione altre realtà. Penso al nostro sito che raccoglie e diffonde gli interventi di migliaia di relatori che hanno messo a disposizione le registrazioni dei propri interventi e i materiali da loro elaborati e che contribuisce, quotidianamente, a diffondere conoscenze e soluzioni di un PA in cerca di efficienza e modernità.

E poi rifletto su cosa sarebbe oggi internet se tutti facessero come Tim Berners-Lee e considerassero la propria testimonianza, il proprio intervento a un convegno, le proprie riflessioni un prodotto del proprio ingegno la cui pur necessaria ed indispensabile tutela passa però per una censura totale di Internet.

Il tema del copyright è un tema serio che merita molta attenzione, ma che non si dovrebbe affrontare censurando il web. Come ha dichiarato appena poche ore fa il Commissario europeo Neelie Kroes rivolgendosi agli autori, è ora di finirla con l’ossessione (espressione sua) del copyright ed è importante cominciare a ragionare su nuove forme per retribuire la creatività.
Ma, considerando che non stiamo parlando di una persona qualsiasi, ma di colui che il web lo ha inventato, siamo costretti a prendere seriamente in considerazione questo scenario. Uno scenario che porterebbe a svuotare internet dalle conoscenze e dai saperi lasciandola in balia dei produttori del nulla e di rumore per poi avere i saperi veri protetti e blindati magari sotto forma di Apps. Perderemmo, all’improvviso, gran parte dei contenuti che hanno contribuito in pochi anni ad alimentare “la ricchezza della Rete“. Potrebbe così avverarsi davvero la profezia di Chris Anderson e di Michael Wolff che lo scorso Agosto anunciarono  dalle colonne di Wired (quello originale) la morte di internet a favore di più profittevoli soluzioni.

Se così fosse non abbiamo assistito al compleanno del web, ma al suo funerale. Ecco perché la rete ha avuto poco da festeggiare.

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