Archive | dicembre 2008

L’Italia che non c’è

Come ogni anno, puntualmente,  l’indagine sulla qualità della vita nelle città italiane de Il Sole 24 Ore  ci restituisce un’Italia divisa, dove ai primi posti della classifica si alternano le ricche province del Centro e  del Nord e agli ultimi, alternandosi, le diverse province siciliane: quest’anno Caltanissetta (preceduta da Palermo, Agrigento Trapani), Agrigento nel 2007, Catania nel 2006, Messina nel 2004 e nel 2003.  A parte le considerazioni che potrebbero e dovrebbero scaturire da questo triste primato siciliano è interessante ragionare sulla scelta degli indicatori.

L’indice sintetico su cui viene stilata la classifica finale discende da sei dimensioni di analisi: tenore di vita, affari e lavoro, servizi ambiente e salute, ordine pubblico, popolazione, tempo libero per un totale complessivo di 36 indicatori. Un lavoro, come al solito, completo e accurato ma in cui spicca  la totale assenza di indicatori relativi alla società della conoscenza, ai consumi telematici, alla capacità territoriale di attrarre talenti. Quale Italia si misura in termini di incidenza di bar e ristoranti sul territorio o di escursione termica del clima locale quando gran parte dei ragazzi, almeno fin quando sarà di moda, passa ore su Facebook o prende un aereo low cost per cambiare “aria” il  fine settimana?

E’ sicuramente l’Italia dei borghi che però sempre più spesso sono abitati in una logica medievole di rinserramento nei propri egoismi territoriali. E’ l’Italia che quando poi si confronta con gli altri paesi è ultima nella maggior parte delle classifiche, è l’Italia che aspetta un progetto paese da condividire e su cui attivare i propri campioni.

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La creatività connettiva

Una bella definizione di creatività e riportata da Carlo Infante su Facebook. Scrive Carlo “Tra i tanti modi per definire la creatività, preferisco quello suggerito dal matematico francese Jules-Henri Poincaré “Creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili”. E penso a quanto questo suggerimento sia decisivo per capire il fenomeno del “mash up” in Internet, implementando diverse applicazioni, plugin, su operatività che rilanciano il principio open source nel senso lato del termine.

La questione della creatività non riguarda, infatti, solo l’espressione artistica dei linguaggi ma la capacità di ambientarsi in nuovi contesti, come oggi è quello del web, il nuovo spazio pubblico. Mi piace pensare che l’intelligenza creativa possa inventare i modi per antropizzare questo ambiente: dall’esplorazione alla progettazione di nuove relazioni che sollecitino la partecipazione in un contesto popolato da soggetti disposti a comunicare. Il punto cardine è sul come fare di tutto questo comunicare un possibile modello produttivo innervato nello scambio sociale. E’ questa la potenzialità ancora da interpretare di ciò che chiamiamo Società dell’informazione. Anzi, è il modo per accelerare dei processi (che qui in Italia stagnano) per liberare le opportunità del web 2.0, grazie a cui si sta ridefinendo il concetto di comunicazione, interpretando il senso reale dell’interattività, quella partecipativa.”

A.A.A. Disubbidienti CERCASI

Chi si occupa di innovazione cita spesso la suggestiva definzione per cui l’innovatore è un disubbidiente, da cui ne discende che l’innovazione, organizzativa, culturale,, scientifica non è altro che una disubbidienza riuscita. Una disubbidienza alle procedure obsolete, ai modelli interpetativi dominanti, alle inefficenze in favore di nuove idee e soluzioni.

Ma è proprio perché l’innovatore è un disubbidiente che, spesso, all’interno delle organizzazioni, delle aziende e, soprattutto, della pubblica amministrazione, viene isolato: un visionario che può essere considerato pericoloso per il resto della struttura.

In un momento di grande incertezza, di  necessità assoluta di recuperare efficienza non possiamo permetterci di perdere neanche un’idea, una visione , una proposta.  Il rischio di reinserramento che ha paventato
De Rita presentando l’ultima relazione sociale, per cui ognuno si richiude nella propria dimensione individuale è concreto. C’è bisogno di una reazione, di una visione e di un progetto comune facendo uscire dall’isolamento le energie vitali. L’unico modo per combattere l’isolamento è di fare rete, tessuto e trama di connessione fra le diverse energie individuali. E’ l’obiettivo ambizioso che ci siamo dati come FORUMPA è che già dallo scorso anno è diventato esplicito: essere sempre più luogo e momento di incontro tra gli innovatori.

E’ proprio partendo da questi presupposti che insieme al Formez nasce InnovatoriPA. Riprendendo dalla presentazione pubblicata per l’occasione su Internet: “www.innovatoripa.it è un sito che mette al centro l’individuo, la sua identità professionale e personale, che premia la capacità di fare innovazione nella Pubblica amministrazione e di attivare relazioni nella Rete. Le tecnologie oggi disponibili sul web stanno diffondendo un sempre maggiore interesse verso le reti sociali e molte iniziative si appoggiano ai diversi siti web, generando occasioni di scambio e circolazione delle conoscenze e, allo stesso tempo, disperdendo energie e persone in gruppi senza relazione tra loro. http://www.innovatoripa.it è una rete sociale che produce conoscenza, contatti e nuove opportunità di innovazione. Una rete che è anche luogo di incontro e contaminazione tra pubblica amministrazione e territorio, tra pubblico e privato.” Uno strumento di social metworking destinato ai temi e ai diversi attori del processo di modernizzazione della pubblica amministrazione e che, per dirla  come Luca de Biase nel presentare lo speciale de Il SOLE 24 ORE su Facebook, si alimenterà  delle relazioni tra le persone e andando ad arricchire l’ecosistema dell’informazione.

Abbiamo cominciato in sordina, senza pubblicizzare troppo l’iniziativa, per testare il sistema, e già in pochi giorni gli innovatori iscritti sono più di 400 ed hanno dato vita discussioni, gruppi di lavoro, blog personali.  Tra le diverse iniziative nate, sicuramente quella meno convenzionalee di organizzare un Barcamp indipendente nell’ambito del prossimo FORUM PA. Tanto per capirci un Barcamp, secondo la definizione elabotata su Wikipedia è  “una non conferenza, così come solitamente intendiamo conferenza, che nasce dal desiderio delle persone di condividere e apprendere in un ambiente aperto e libero. Il BarCamp è una non-conferenza collaborativa, dove chiunque può “salire in cattedra”, proporre un argomento e parlarne agli altri, con lo scopo di favorire il libero pensiero, la curiosità, la divulgazione e la diffusione dei temi legati al Web. Una non conferenza (unconference) quindi una riunione il cui tema di discussione è deciso dai partecipanti piuttosto che prestabilito in anticipo dagli organizzatori, una riunione aperta i cui contenuti vengono proposti dai partecipanti stessi. “

Seguendo la struttura tipica di Facebook le prime adesioni e i primi contributi sono  già on line ospiti del Wiki dell’iniziativa, ma, in una logica di diffusione virale un gruppo di lavoro è su Facebook .

L’annuncio. quindi, è pronto per essere diffuso: A.A.A. disobbedienti di ogni età e sesso CERCASI.

LeWeb

Mentre da noi il tema del Web, sia in ambito pubblico sia privato, sembra non interessare più, tanto che gli utilizzatori di internet in Italia rappresentano solo una modesta porzione di quella di altri paesi, in Francia domani prende il via la quinta edizione di LeWeb, un evento che è diventato un punto di riferimento europeo per questi temi. Questo il ricco programma.

Tra le diverse e interessanti iniziative proposte la competizione fra le 30 start up nel campo delle iniziative Web finaliste. Inutile dire che nessuna di queste è italiana:

1.    2Win-Solutions – FRANCE
2.    3scale networks S. L. – SPAIN
3.    Apture – USA
4.    Box.net, Inc. – USA
5.    Brozengo SA – FRANCE
6.    Charge Ventures – Malta
7.    Cmune – CHINA
8.    ConTrust – ISRAEL
9.    DoctorSIM – SPAIN
10.  Edicy – ESTONIA
11.  Haploid – FRANCE
12.  IZI-collecte – FRANCE
13.  Kaltura – USA
14.  MyID.is Certified – FRANCE
15.  Nimbuzz – NETHERLANDS
16.  Popego Inc. – USA
17.  Producteev Inc. – USA
18.  Publing – FRANCE
19.  Radionomy – BELGIUM
20.  Samedi GmbH – GERMANY
21.  ShoutEm Ltd. – CROATIA
22.  Silentale SAS – FRANCE
23.  SquareClock – FRANCE
24.  Tellmewhere – FRANCE
25.  Trendiction – LUXEMBURG
26.  Viewdle, Inc – UKRAIN
27.  Webnode.com – CZECH REPUBLIC
28.  Zavedenia.com – BULGARIA
29.  Zipipop Ltd (Zipiko) – FINLAND
30.  Zoover Holiday Reviews – NETHERLANDS

L’Italia che verrà

In diretta dalla presentazione del quarantaduesimo rapporto Censis.

Ore 10,00 introduce e presiede Marzano.

Ore 10,30 parla Giuseppe Roma. Queste le parole d’ordine che stanno emergendo:

E’ stato l’anno delle paure: si sono moltiplicate grandi e piccole paure e la politica, in un anno elettorale, ne ha approfittato enfatizzando le emozioni e generando maggiore insicurezza. La crisi finanziaria c’è ma rappresenta anche la possibilità e l’occasione di sollecitare una reazione vitale. Una reazione che se non si appiattirà sotto una logica puramente adattiva potrà avviare un processo di complesso cambiamento di una portata tale da caratterizzarsi come una seconda metamorfosi.

Ore 11 parla Giuseppe De Rita e, incredibilmente, Marzano, dopo aver fatto ulteriori domande se ne va a causa di un altro impegno.

Ci crediamo a questa crisi? Come nel caso tutto italiano delle paure per la criminalità ha basi puramente emotive? E’ solo “un’altra crisi” congiunturale? Il nostro sistema (di piccole imprese, prevalentemente manifatturiero) è più solido? Perchè l’intervento di questo governo in ambito di finanziaria è così leggero?

Forse perchè non tutti sono convinti della dimensione strutturale delle difficoltà. Su queste basi il corpo sociale italiano non sta reagendo, senza la forza di spingersi in avanti, vivendo in modo passivo gli eventi.

Ci sono delle “ristrutturazioni” nei comportamenti individuali per mantenere la “liquidita” individuale, ma questo avviene sottotraccia, senza reazioni collettive.

Questo ci fa dire che non è una delle tante crisi, non è una crisi banale.

Come se ne esce? Con una metamorfosi che probabilmente è giá in atto frutto della sintesi tra quello che siamo e processi nuovi: l’immigrazione, le minoranze vitali, il diffondersi della cultura femminile, il consumo “temperato”, il territorio come ambito di sviluppo e non di rinserramento .

La seconda metaformosi non è il semplice ritorno agli elementi originali ma la metabolizzazione di nuove leve e processi: exaptation (adattamento innovativo).

Ore 11,40 fine della presentazione

Dati di fine anno

Presentati oggi i primi risultati dell’indagine Eurostat 2008 sugli accessi ad Internet, mentre le tabelle definitive saranno disponibili a metà dicembre.

Ecco la sintesi delle prime tabelle:

  • La diffusione di internet tra le famiglie italiane è pari al 42%, la media europea (27 paesi) è pari a 60%. I paesi con maggiore penetrazione di internet tra le famiglie sono l’Olanda (86%), Svezia (84%), Danimarca (82%);
  • Le famiglie italiane raggiunte dalla banda larga sono il 31% contro la media europea del 48% e un massimo di penetrazione raggiunta dall’Olanda pari al 74%;
  • Su internet gli italiani accedono a servizi di viaggi (20 % contro media europea del 32%),  internet banking (13% contro il 29%), servizi pubblici (15% contro il 28%),  informazione sanitaria (16% contro 28%),  informazione (17% contro il 26%),  vendita di beni e servizi (7% contro il 25%),  offerte di lavoro (7% contro il 13%).