Ma di quale egov stiamo parlando?


Settimana ricca di stimoli, questa, in merito al tema dell’e-government. Il 15 dicembre la Commissione Europea ha rilasciato l’Action Plan per l’e-Government 2011-2015. Lunedi mattina il Ministro Brunetta ha presentato il primo Rapporto e-GOV Italia e anticipato i risultati del nono Benchmark sui servizi pubblici europei on line di Capgemini.

Cominciamo proprio da quest’ultimo. Per capire meglio sarà necessario aspettare la pubblicazione del rapporto, ma da quello che è stato anticipato sembra che nel ranking relativo alla piena disponibilità online dei venti servizi pubblici[1] destinati al cittadino e alle imprese l’Italia sia prima in Europa, registrando un salto in avanti, rispetto allo scorso anno, di più del 25%. Se ben capiamo, significa che per la totalità dei servizi considerati (tanto per fare un esempio sono compresi anche quelli sanitari come le procedure per effettuare una prenotazione presso una struttura ospedaliera ufficialmente riconosciuta dalle autorità nazionali, regionali o locali), in Italia è possibile, non solo avere informazioni on line, ma anche completare l’intera procedura, compreso il pagamento. Accipicchia!

Nell’attesa di capire meglio i risultati e, soprattutto, la metodologia e l’attendibilità della rilevazione conviene concentrarsi sul lavoro presentato dal Ministro Brunetta: il primo Rapporto e-gov Italia curato da DigitPA e dal Dipartimento per la Digitalizzazione della PA e l’‘innovazione Tecnologia della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il rapporto è molto ampio e completo ed è focalizzato sul processo di modernizzazione tecnologica della Pubblica Amministrazione italiana. Un prima lettura veloce ci restituisce il panorama che conosciamo. Solo per fare dei parzialissimi esempi:

  • Nei comuni con siti web istituzionale, il 90% fornisce informazioni, il 68% permette l’acquisizione di modulistica, il 15% permette l’inoltro on line di moduli mentre solo il 7% permette la conclusione on line dell’intera procedura;
  • I comuni che consentono pagamento on-line sul sito web istituzionale sono poco più del 20% con un picco della Provincia di Bolzano dove gli enti locali che ricorrono alle transazioni elettroniche sono quasi il 40%;
  • I Comuni che effettuano monitoraggio sull’utilizzo dei servizi offerti via web sono meno del 30%. Anche in questo caso ci sono delle realtà avanzate (di nuovo la provincia autonoma di Bolzano) e dei territori che arrancano con valori ben al di sotto della media nazionale;
  • le aule scolastiche con accesso ad internet sono poco più del 10% .

Qual è, dunque, la situazione? Siamo traino o rimorchio nell’ambito dell’ampio processo europeo verso una società dell’informazione basata anche e soprattutto su una pubblica amministrazione moderna ed efficiente? Probabilmente nessuno dei due.

Come gran parte dei paesi occidentali stiamo vivendo un periodo di disorientamento alla ricerca di nuovi modelli operativi all’interno dei quali la pubblica amministrazione possa giocare un ruolo centrale nel sostenere la ripresa economica offrendo di più, in termini di servizi, e spendendo meno. Il futuro, anche del nostro paese, non sarà determinato dal posto in classifiche che oramai fanno riferimento a processi senza futuro operativo, ma dalla capacità di trovare nuove forme organizzative in grado di gestire la complessità attuale.

Da questo punto di vista un contributo utile può arrivare dal terzo documento citato: l’Action Plan per l’e-government rilasciato dalla Commissione Europea [qui trovate la traduzione in italiano del documento, che sul sito della Commissione manca].

SI legge nel Piano: “Esiste un’evidente necessità di effettuare la transizione verso un modello più aperto di concezione, produzione e offerta di servizi in linea, sfruttando le possibilità offerte dalla collaborazione fra cittadini, imprenditori e società civile. La combinazione di nuove tecnologie, specifiche aperte, architetture innovative e la disponibilità delle informazioni del settore pubblico può avere un grande valore per i cittadini che dispongono di minori risorse”.

E ancora: il Piano: “mira a massimizzare la natura complementare degli strumenti politici nazionali e dell’Unione , sostenendo la transizione dell’attuale eGovernment verso una nuova generazione di servizi di amministrazione digitale aperti, flessibili e collaborativi a livello locale, regionale, nazionale ed europeo, per conferire nuove responsabilità ai cittadini e alle imprese”.

Per raggiungere questi obiettivi il Piano individua una serie di priorità e di azioni con le relative scadenze fino al 2015. Ne riparleremo presto, e approfondiremo nel dettaglio, ma quello che qui preme mettere in evidenza è la natura politica del documento. I servizi di egovernment che ci ostiniamo a misurare seguono una logica non più applicabile ai livello nazionale e internazionale. Ne abbiamo parlato più volte (più o meno sono tre anni che ne parliamo) sottolineando la necessità di un nuovo modello per intendere i servizi pubblic on line.

L’Action Plan può essere un primo passo, una visione comune per stabilire obiettivi e strumenti da condividere. Non continuiamo ad accanirci su un progetto di egovernment oramai morto, a misurare le ultime esalazioni di un progetto senza sostenibilità, andiamo oltre, e al più presto.


[1] I 20 servizi pubblici analizzati dall’indagine Capgemini (edizione 2009)
1.Denunce alla polizia. Procedura per la denuncia ufficiale di un furto di beni personali (ad es. furto dell’auto o furto con scasso nell’abitazione) presso un ufficio di polizia locale.
2. Iscrizione registro delle Imprese. Procedura d’iscrizione per avviare una nuova società
3. Immatricolazioni auto. Procedura per immatricolare un’auto nuova, usata o d’importazione.
4. Documenti personali. Procedura per ottenere un passaporto internazionale e per una patente per la guida di un veicolo privato non adibito a uso professionale.
5. Permessi di costruzione. Procedura per ottenere un permesso di costruzione o di ristrutturazione per un immobile privato (richiesta regolare, iniziale, ossia senza considerare eventuali contestazioni e appelli).
6. Gare d’appalto pubbliche. Procedura per bandi e gare d’appalto pubbliche, soggetti a pubblicazione a livello nazionale.
7. Imposte sul reddito. Procedura per la dichiarazione delle imposte sul reddito da lavoro dipendente.
8. Sicurezza sociale. Procedura per ottenere prestazioni della sicurezza sociale, quali: Sussidio di disoccupazione; Assegno familiare; Spese mediche; Borse di studio.
9. Imposte sulle società. Procedura per la dichiarazione delle imposte sulle società per i redditi derivanti dalle normali attività di un’impresa.
10. IVA. Procedura per la dichiarazione IVA e/o per la notifica delle transazioni relative alle normali attività di un’impresa.
11. Dichiarazioni doganali. Procedura per le dichiarazioni doganali relative alle normali attività di un’impresa.
12. Ricerca lavoro. Procedura per la raccolta di offerte di lavoro a cura dei centri per l’impiego.
13. Contributi previdenziali. Procedura per la dichiarazione dei contributi previdenziali versati dalle imprese a favore dei dipendenti.
14. Biblioteche pubbliche. Procedura per la consultazione dei cataloghi di una biblioteca pubblica per ottenere informazioni specifiche riguardo a un determinato supporto.
15. Iscrizioni scolastiche. Procedura per l’iscrizione di studenti a Università o altri istituti di istruzione superiore finanziati da un ente amministrativo ufficiale del Paese.
16. Dati statistici. Procedura per la presentazione di almeno un questionario a fini statistici presso l’Istituto nazionale di statistica del Paese interessato.
17. Certificati. Procedura per l’ottenimento di un certificato di nascita o di matrimonio (in alcuni Paesi può trattarsi di un documento estratto dal registro anagrafico nazionale).
18. Servizi Sanitari. Procedura per effettuare una prenotazione presso una struttura ospedaliera ufficialmente riconosciuta dalle autorità nazionali, regionali o locali.
19. Comunicazione di trasferimento. Procedura per la comunicazione della variazione di indirizzo di un privato che si trasferisce all’interno del Paese.
20. Autorizzazioni ambientali. Procedura per ottenere almeno un’autorizzazione ambientale, emessa dal livello amministrativo più basso, relativa all’avvio di un’attività aziendale (senza considerare eventuali contestazioni e appelli)

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Direttore di FORUMPA
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