Il cittadino al centro


In termini programmatici è difficile trovare qualche amministratore pubblico che non metta al centro del proprio operato i cittadini a cui si dovrebbe riferire. In termini pratici, lo scollamento tra azione pubblica e popolazione amministrata è sempre più ampio. Anche la “speranza tecnologica” sembra tradita. Negli ultimi venti anni, infatti, in modo ricorrente, ci siamo appellati al presunto potere taumaturgico delle nuove tecnologie confondendo il fine con il mezzo, pensando che l’innovazione potesse essere relegata agli uffici dei sistemi informativi piuttosto che promossa e sostenuta dalle giunte politiche e dai decisori pubblici. E i risultati sono quelli che tutti possiamo vedere: la tecnologia, in Italia, non ha avvicinato in modo sostanziale i cittadini ai loro governanti, non ha sviluppato una nuova dimensione di cittadinanza (quella digitale), non ha arricchito le dinamiche della convivenza civile.

Questo risulta ancora più evidente se ci confrontiamo con quello che sta accadendo, invece, soprattutto in alcuni paesi di cultura anglosassone quali gli Stati Uniti, il Regno Unito, l’Australia. Perché, allora, in altri paesi la tecnologia è riuscita a promuovere l’innovazione quando in Italia, invece, ci troviamo davanti ad una rivoluzione incompiuta? Perché quei paesi non cadono nella trappola del determinismo tecnologico per cui è la tecnologia a indurre il cambiamento sociale ma esattamente il contrario: è l’innovazione sociale, politica e culturale che usa la tecnologia per meglio sostenere il cambiamento.

Tornando al coinvolgimento dei cittadini, sono paesi con una profonda tradizione di ascolto, di coinvolgimento del pubblico nella gestione della cosa pubblica basata su principi, regolamenti e metodologie concrete che, nel loro insieme, hanno contribuito a creare una solida cultura partecipativa.

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About Gianni Dominici

Direttore di FORUMPA
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