Facebook e la «rappresentatività esistenziale»


Sono settimane che, frequentandolo, mi interrogo senza risposte sul senso di Facebook. Perché dovrei essere interessato allo stato d’animo di persone che se incontrassi per strada neanche riconoscerei? Perché devo considerare “amici” compagni di scuola con cui nei trent’anni dal diploma non ho condiviso più niente e per questo mai  più incontrato? Perchè ieri la maggior parte dei miei “amici” su Facebook si interrogava su cose completamente inutili e non sui 143 morti a Mumbai?

Ho trovato tutte le mie risposte leggendo oggi, in ritardo rispetto allla pubblicazione, questo editoriale di Giuseppe De Rita il quale ovviamente non si riferisce direttamente a Facebook ma alla più generale crisi esistenziale che ci accomuna: [… Perché, come ha acutamente notato Natalino Irti, viviamo un tempo in cui non c’è più rappresentanza (di interessi, di bisogni, di opzioni collettive) ma «rappresentatività esistenziale», di messa in comune di emozioni e sentimenti individuali coltivati nella dimensione dell’esistenza, senza passioni e spessori di essenza. Non a caso, limitando la riflessione al puro campo politico, hanno oggi più successo le formazioni che si rifanno al disagio esistenziale (il leghismo, il dipietrismo) che quelle che devono (per necessitata ampia consistenza) far riferimento alla rappresentanza di interessi, bisogni e opzioni di carattere collettivo, più che ai turbamenti o ai rinserramenti esistenziali.]

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About Gianni Dominici

Direttore di FORUMPA

6 responses to “Facebook e la «rappresentatività esistenziale»”

  1. pepè says :

    Il senso di Facebook è social marketing, l’estrazione dei significati è operata dagli sponsor che raccolgono informazioni sugli stili di vita degli iscritti.
    http://www.onemarketing.it/tag/social-marketing/

  2. pepè says :

    ops! saluti

  3. Marcello says :

    Premetto che non sono un elettore IdV e anzi in questo momento non ritrovo rappresentanza nel panorama politico italiano (nemmeno quello “extra-parlamentare”), ma sono curioso di questa chiamata in causa del disagio esistenziale. Francamente, non vedo da fuori il dipietrismo (ma è già un ismo?) come collegato al disagio esistenziale; il leghismo lo conosco ancora meno quindi non mi sbilancio, ma anche lì “disagio esistenziale” mi sembra un po’ fuori bersaglio.

  4. Marcello says :

    Per finire, su Facebook: non capisco perché uno strumento di collegamento ed espressione personali debba essere alternativo in modo esclusivo alla riflessione su temi a più ampio respiro. Mi sembra un po’ di fare un salto indietro a “apocalittici *o* integrati”, questa volta con i social network al posto (scomodo) dei media.

    Personalmente, sto sperimentando anch’io con Facebook, con una certa curiosità. Recentemente, per esempio, ho osservato divertito il raggiungimento di una “massa critica” del mio account, per cui in poco tempo si sono fatti vivi diversi contatti storici. Una delle prime cose che mi sono chiesto e se debba cambiare il modo di scrivere quando cambia il pubblico: chiaramente la risposta è sì, anche se è un po’ difficile definire il “come”…
    Poi può capitare facilmente che una parte di attività “sociale” si sovrapponga al network di contatti “soft” on-line e la cosa si complica ancora. Insomma, a me quella di De Rita sembra una semplificazione eccessiva.

  5. Gianni Dominici says :

    Riporto di seguito un po’ di commenti che ho ricevuto tramite la rete:

    – Da hidden side su Flickr:

    C’è un bisogno di esistenza che è rappresentato da FaceBook,
    la rappresentazione del se comunicante. Questo bisogno viene colmato con l’occupazione del canale, di ogni canale, comunicativo.

    Poi che il messaggio abbia o meno significati è secondario.

    La necessità di riflessione per rappresentare interessi, bisogni e opzioni di carattere collettivo non aggiunge efficacia al presidio del canale, anzi distoglie energia.

    Capezzone è il prototipo perfetto della strategia di occupazione della banda e del canale.

    Su FaceBook, come in politica, come qui su flickr ciascuno deve cercare il proprio personale trade-off tra efficienza della comunicazione (quantità di occupazione dell’attenzione) ed efficacia (comunicazione di significati).

    Ed essendo la comunicazione molti a molti … ogni nodo della rete cerca di mantenere il maggior numero di comunicazioni aperte anche a scapito del significato.

    Più cresce il valore del significato che comunico più è forte la tentazione del ricevente di far cadere la comunicazione perché l’ascolto impedisce la sua trasmissione.

    La corsa è verso il basso … pillole di messaggio … per occupare ogni interstizio dell’attenzione.

    Ti faccio un esempio banalissimo, sei stato tra i primi dieci che ho messo nei contatti di FaceBook … ed in tutto questo tempo non ho mai preso conoscenza del tuo Blog.

    Se tu avessi comunicato nel tuo stato …. “si sveglia e si accorge che il caffé è finito” … o comunque aperto una qualsiasi comunicazione per fare polling al canale … avrei guardato il tuo profilo e raggiunto il blog …

    alla fine si ricasca sempre li … il presidio della funzione fatica della comunicazione … nella saturazione generale dell’attenzione … diventa volenti o nolenti l’unico modo per entrare e restare nell’ecosistema.

    Da Biagio Semilia su Facebook:

    “..viviamo un tempo in cui non c’… Visualizza altroè più rappresentanza (di interessi, di bisogni, di opzioni collettive) ma «rappresentatività esistenziale», di messa in comune di emozioni e sentimenti individuali coltivati nella dimensione dell’esistenza, senza passioni e spessori di essenza.”

    se questa è fb e se la nostra è una società dove tutto è mellifluo… non mi pare poco.

    ache io ho iniziato a frequentare FB per comprenderne il senso, ho compreso invece la funzione, almeno sul breve termine: fb è capace di recapitare messaggi a molti. Non ho detto fare arrivare un messaggio, ma recapitarlo.
    La domanda per me è: per la nostra società FB è soltanto una moda o divverrà uno strumento abituale utilizzato dalle persone con assiduità per mantenere un posizionamento acquisito e/o le relazioni recuperate?
    temo resti una moda e mi dispiace.

    Da Gabriele Poole su Facebook:
    Insomma l’articolo sostiene che adesso se cerchiamo di cambiare le cose agiamo non per conflitto ma cercando reti di consenso. Da qui l’analogia con Facebook. Non sono d’accordo. Come ho già osservato in altra sede, Facebook è un fantastico modo di litigare con tutti quelli che non hai invitato al tuo compleanno.

    Da Antonio Preiti su Facebook:
    insomma FB come la sintesi essenziale dell’attuale natura dei rapporti sociali… nente male

    Da Pasquale Russo sempre su FB:
    Non mi pare un’analisi completa, io credo che il conflitto si sposti su livello locale e per locale intendo le cose che con una azione conflittuale tu le possa davvero cambiare. E’ più la consumazione del conflitto generale che la consumazione del conflitto sic et simpliciter.

    Giuseppe Pugliese su FB
    Credo che “feisbuc” imploderà tra sei mesi, massimo un anno…

  6. Nicoletta says :

    Concordo sul fatto che FB imploderà. Ma imploderà la parte ‘ludica’ quella fatta di esposizione e non della necessità realte di condividire e scambiare relazioni. Rimarranno le aree di interesse comune e la parte realmente partecipativa, che richiede ‘nutrimento’ anche al di fuori della rete

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