Oligarchie e moltitudine


Di “Concentrazioni e flussi di potere nelle reti telematiche” si è parlato oggi al Censis a partire da un testo di ricerca elaborato nell’ambito dell’iniziativa estiva del Censis (Un mese di sociale) per discutere e approfondire i temi della società italiana. Sono intervenuti il Presidente del Censis Giuseppe De Rita, il direttore generale Giuseppe Roma, e Gianni Dominici responsabile del Settore Innovazione del Censis.

Nell’ambito delle reti telematiche e mediatiche vi è stata nel nostro paese una considerevole moltiplicazione di soggetti negli ultimi anni:

– nella diffusione delle reti civiche, nel 1996 i comuni capoluogo on line erano il 30% del totale, nel 1999 il 63% e nel 2002 la telematica è stata adottata dal 100% dei comuni capoluogo, e oggi anche dall’86% dei comuni non capoluogo;

– nello sviluppo di soluzioni open source, già nel 2002 la comunità italiana era, per numerosità, la quarta a livello mondiale subito dopo la Francia, la Germania e gli Stati Uniti;

– nella diffusione dei blog, dall’ultima indagine Technorati sull’universo dei blog (aprile 2007) viene confermato che l’italiano è la quarta lingua parlata a livello mondiale nei blog, ben lontana dopo il giapponese, l’inglese e il cinese ma decisamente più diffusa dello spagnolo, del russo, del francese e del tedesco.

Perché se l’Italia è forte di tante soggettualità tecnologiche e innovative i risultati in termini di sistema, di Paese, sono così modesti?

La percentuale di mercato per la banda larga detenuta da aziende monopoliste o ex monopoliste spesso è ancora abbastanza elevata, e in Italia è pari al 69%, subito dopo la Cina nella quale raggiunge l’83%, e prima di Spagna (al 55%) e Germania (al 51%). Dei quattro operatori di telefonia mobile, dove abbiamo un record mondiale di diffusione, tre sono saldamente in mano ad aziende che hanno la testa all’estero. L’UMTS ha fruttato molto allo Stato nell’asta per le concessioni, talmente tanto che i concessionari non hanno poi investito per realizzare il servizio. Inoltre i dati Ocse al 2007 evidenziano come nella diffusione dell’ADSL l’Italia sia in ritardo rispetto agli altri Paesi e va diffondendosi soprattutto in ambito urbano.

Non è sufficiente, dunque, essere un popolo di inventori se non si completa il “network dell’innovazione” composto anche da chi fa trasferimento tecnologico (i transformers), da chi finanza l’innovazione (i financiers) e da chi fa da facilitatore ed elemento di connessione tra questi attori (i brokers).

Anche nei media vige un sistema “duale” che oggi appare un po’ inceppato. Da un lato un sistema di emittenti locali e nazionali e di testate giornalistiche variamente ramificate sul territorio che assomma circa 2.700 soggetti, sempre quasi sotto la linea della visibilità. Dall’altro grandi soggetti, oligopolistici, ben visibili e dominanti sulla scena nazionale.

Il teso del rapporto è scaricabile dal sito del Censis previa registrazione gratuita.


 

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About Gianni Dominici

Direttore di FORUMPA

3 responses to “Oligarchie e moltitudine”

  1. Roberto Galoppini says :

    Bravo Gianni, te e tutto il tuo staff, complimenti!

    Circa le due velocità nel piccolo e contrastato mondo dell’Open Source Software, ti riporto il mio punto di vista. A prescindere dal numero reale di sviluppatori, forse ottimisticamente rappresentato nello studio di Rishab, vale che l’Italia è uno dei pochi paesi in cui non sono nate imprese Open note a livello internazionale, fatto salvo il caso di Funambol (“che per [fare i soldi] si va in america”), su cui forse vale la pena soffermarsi un attimo. In quel caso infatti nonostante lo sviluppo avvenga rigorosamente nel bel paese, i VC sono alquanto nord-americani.

    Con i VC italiani in presenza di “proprietà intellettuale debole”, come nel caso del’OSS, manco a parlarne. Lo stesso non si può dire dei VC europei, che in alcuni casi addirittura vanno in nord-america a finanziare aziende OS. In ogni caso il sistema paese ha fondi per le start-up, ed il problema è sempre nel “network di innovazione”. Manco a farlo apposta è stata appena istituita la seconda commissione ministeriale sull’OS, con al comando di nuovo l’ottimo Prof. Raffaele Meo, un’occasione importante quindi per iniziare a costruirlo quel network. Ma pare che le presenze “imprenditoriali” siano state escluse, ed anche il sottoscritto a cui era stata richiesta la disponibilità a partecipare non farà parte della commissione. Nel frattempo vengo chiamato a far parte dell’Advisory Board di SourceForge, e nonostante sia felice di poter fare il broker in california, non riesco a non provare tristezza per non poter contribuire qui, hic et nunc, allo sviluppo di questa nicchia del settore IT.

  2. Gianni Dominici says :

    Grazie Roberto del tuo contributo. Non so quali siano stati i criteri per la composizione della commissione ministeriale. Concordo con te, però, che se vogliamo fare sistema fra i diversi soggetti protagonisti dell’innovazione, dobbiamo cominciare a farlo anche nei diversi tavoli deputati, facendo si che rappresentino le diverse forze in campo.

  3. Roberto Galoppini says :

    Gianni, nemmeno io conosco i criteri, ed essendo stato escluso sarebbe davvero poco elegante fare alcun commento, anzi il prof. Meo ha tutta la mia stima (e non solo la mia!) e sicuramente farà un ottimo lavoro. Ciò non toglie che qualche “link” avrebbero potuto mantenerlo, persone come te ad esempio che da anni se ne occupano in una logica di sistema, avrebbero avuto tutte le caratteristiche necessarie, pur non appartenendo allo “sporco” mondo dell’impresa!😉

    Un saluto e a presto!

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