Nei giorni scorsi Punto Informatico ha riportato la notizia di un utente francese che ha chiesto, ed ottenuto dal tribunale competente, un rimborso da parte dell’Acer per il prezzo pagato al momento dell’acquisto del PC dei software già installati nella machina ma non richiesti. A fronte del prezzo del PC di 599 euro, il rimborso è stato pari a 312 euro. Questo vuol dire che, nel caso specifico, più della metà del prezzo che è stato pagato è relativo ai software che i produttori per loro convenienza ci impongono.
Se, come si dice, l’innovatore è colui che disubbidisce a regole a prassi consolidate, questo utente, rifiutandosi di accettare i termini di licenza proposti dai diversi produttori al momento della prima accensione del computer, è sicuramente un innovatore il cui gesto potrà portare importanti novità tra i consumatori e gli utenti di PC.
Oltre a ciò immaginiamo quale potrebbe essere l’impatto positivo di tale risparmi se applicati sulla grande scala come, ad esempio, gli acquisti della pubblica amministrazione locale e centrale. Un esperimento che in molti altri paesi ha portato a grandi risparmi da investire, poi, in politiche per l’alfabetizzazione informatica o contro il digital divide.
