On line i videoatti del convegno che si è tenuto oggi a Milano: I servizi Innovativi per il rilancio dell’economia. Presentazione dell’osservatorio Italia Digitale 2.0.
Novità in vista? Purtroppo non sembrerebbe proprio.
On line i videoatti del convegno che si è tenuto oggi a Milano: I servizi Innovativi per il rilancio dell’economia. Presentazione dell’osservatorio Italia Digitale 2.0.
Novità in vista? Purtroppo non sembrerebbe proprio.
Un’amministrazione 2.0 è un’amministrazione che si mette dalla parte dei cittadini e che con i cittadini stabilisce una relazione bidirezionale, perché è consapevole che nessuno meglio di loro può valutare servizi e progetti, segnalare eventuali criticità, manifestare esigenze e bisogni e fare proposte per soddisfarli. Ma c’è di più: è un’amministrazione che sceglie di improntare tutti i suoi processi, anche quelli interni, sui principi della condivisione e della collaborazione, di sfruttare l’intelligenza collettiva coinvolgendo le risorse a sua disposizione per migliorare la gestione interna e l’efficienza dei servizi offerti. E, infine, è un’amministrazione che sceglie di fare tutto questo sfruttando le opportunità offerte dalle nuove tecnologie e dagli strumenti del web 2.0 e mettendoli al servizio di un nuovo approccio nei rapporti con il cittadino.
E’ questa la premessa che presenta il Manifesto Amministrare 2.0, un documento in progress che diversi attori o network quali FORUMPA, Formez, il Comune di Venezia, il Club di Amministrare 2.0, Artea Studio e Innovatori PA stanno promuovendo con lo scopo di proporre una visione condivisa per favorire la modernizzazione della PA digitale.
A fronte di una situazione di stallo del processo di telematizzazione della PA, si legge nel documento, ci sono però degli enti locali che hanno continuato a sperimentare le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie al fine di migliorare la qualità dei servizi offerti ai cittadini e favorire la loro partecipazione alla gestione della cosa pubblica. Sono le amministrazioni locali che hanno promosso una telematica pubblica di secondo livello improntata su una logica relazionale e partecipativa, che hanno approfondito e applicato gli strumenti del Web 2.0, che hanno rimesso i cittadini al centro del processo di sviluppo della PA digitale. Sono un numero ridotto gli enti che si sono avventurati in questa direzione ma rappresentano una minoranza le cui esperienze possono rappresentare uno stimolo per riavviare l’intero settore. Queste amministrazioni hanno spesso implementato anche strumenti di partecipazione e di collaborazione interattivi all’interno delle stesse organizzazioni, permettendo così la diffusione e l’arricchimento dei saperi già presenti nelle risorse umane impiegate, ma che in molti casi restano inespressi.
Da qui nasce l’idea di un’iniziativa, il Manifesto Amministrare 2.0, in grado di valorizzare l’esperienze già realizzate arrichendole dei contributi di coloro che a diverso titolo sono interessati alla diffusione di una moderna PA digitale. Il processo di elaborazione del Manifesto ha già registrato momenti importanti di lavoro e di condivisione di idee e proposte: lo scorso 6 febbraio a Venezia nel corso della prima riunione con alcune amministrazioni locali (Venezia, Monza, Parma, Reggio Emilia, Trieste e Udine) è scaturito un programma di lavoro che poi è stato ripreso e approfondito nell’ambito di un incontro organizzato all’interno dell’ultimo FORUM PA e a cui hanno partecipato circa 70 persone tra esperti, amministratori pubblici e aziende. Sia gli incontri sia la collaborazione on line sono gestiti seguendo una metodologia per favorire la più ampia partecipazione nell’elaborazione del Manifesto.
Il prossimo appuntamento di lavoro di elaborazione del Manifesto è il VeneziaCamp2009 che si terrà nei giorni 23, 24 e 25 ottobre dove è stata prevista un’apposita sezione dedicata alla presentazione e all’elaborazione del Manifesto mentre per coloro che non potranno venire il wiki sarà lo spazio di riferimento per aggiornarsi . Per partecipare all’evento è necessaria la registrazione gratutita.
Se c’è un settore che ha bisogno di innovazione nei metodi e negli obiettivi è quello della formazione. A fronte di una domanda di conoscenza e di saperi sempre crescente, infatti, l’offerta rimane povera di idee e ancorata a strumenti e linguaggi oramai obsleti. In questo contesto, interessante il corso di alta formazione proposto da Artea Studio che mira ad introdurre in questo settore iniziative di Edutainment.
Si legge nella presentazione: “L’edutainment rappresenta la nuova frontiera della formazione: combinare le esigenze e le tecniche di apprendimento in un sistema in cui divertimento, relax e intrattenimento rappresentano lo scenario del percorso formativo. L’obiettivo è accelerare la crescita professionale e personale degli individui e delle loro organizzazioni di riferimento, aggiungendo valore all’intrattenimento.”
La migliore occasione è il prossimo Barcamp organizzato a Venezia per il 23-24-25 ottobre. Tre giorni densi di appuntamenti e di incontri e momento ideale per riprendere i ragionamenti avviati all’ultimo FORUM PA.
A Venezia, infatti, porteremo il documento di sintesi (verso il Manifesto?) elaborato proprio a seguito degli incontri di Maggio così da arricchirlo con nuove idee e contributi in una logica di lavoro sempre in progress.
Una bella definizione di creatività e riportata da Carlo Infante su Facebook. Scrive Carlo “Tra i tanti modi per definire la creatività, preferisco quello suggerito dal matematico francese Jules-Henri Poincaré “Creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili”. E penso a quanto questo suggerimento sia decisivo per capire il fenomeno del “mash up” in Internet, implementando diverse applicazioni, plugin, su operatività che rilanciano il principio open source nel senso lato del termine.
La questione della creatività non riguarda, infatti, solo l’espressione artistica dei linguaggi ma la capacità di ambientarsi in nuovi contesti, come oggi è quello del web, il nuovo spazio pubblico. Mi piace pensare che l’intelligenza creativa possa inventare i modi per antropizzare questo ambiente: dall’esplorazione alla progettazione di nuove relazioni che sollecitino la partecipazione in un contesto popolato da soggetti disposti a comunicare. Il punto cardine è sul come fare di tutto questo comunicare un possibile modello produttivo innervato nello scambio sociale. E’ questa la potenzialità ancora da interpretare di ciò che chiamiamo Società dell’informazione. Anzi, è il modo per accelerare dei processi (che qui in Italia stagnano) per liberare le opportunità del web 2.0, grazie a cui si sta ridefinendo il concetto di comunicazione, interpretando il senso reale dell’interattività, quella partecipativa.”
Mentre da noi il tema del Web, sia in ambito pubblico sia privato, sembra non interessare più, tanto che gli utilizzatori di internet in Italia rappresentano solo una modesta porzione di quella di altri paesi, in Francia domani prende il via la quinta edizione di LeWeb, un evento che è diventato un punto di riferimento europeo per questi temi. Questo il ricco programma.
Tra le diverse e interessanti iniziative proposte la competizione fra le 30 start up nel campo delle iniziative Web finaliste. Inutile dire che nessuna di queste è italiana:
1. 2Win-Solutions – FRANCE
2. 3scale networks S. L. – SPAIN
3. Apture – USA
4. Box.net, Inc. – USA
5. Brozengo SA – FRANCE
6. Charge Ventures – Malta
7. Cmune – CHINA
8. ConTrust – ISRAEL
9. DoctorSIM – SPAIN
10. Edicy – ESTONIA
11. Haploid – FRANCE
12. IZI-collecte – FRANCE
13. Kaltura – USA
14. MyID.is Certified – FRANCE
15. Nimbuzz – NETHERLANDS
16. Popego Inc. – USA
17. Producteev Inc. – USA
18. Publing – FRANCE
19. Radionomy – BELGIUM
20. Samedi GmbH – GERMANY
21. ShoutEm Ltd. – CROATIA
22. Silentale SAS – FRANCE
23. SquareClock – FRANCE
24. Tellmewhere – FRANCE
25. Trendiction – LUXEMBURG
26. Viewdle, Inc – UKRAIN
27. Webnode.com – CZECH REPUBLIC
28. Zavedenia.com – BULGARIA
29. Zipipop Ltd (Zipiko) – FINLAND
30. Zoover Holiday Reviews – NETHERLANDS
In diretta dalla presentazione del quarantaduesimo rapporto Censis.
Ore 10,00 introduce e presiede Marzano.
Ore 10,30 parla Giuseppe Roma. Queste le parole d’ordine che stanno emergendo:
E’ stato l’anno delle paure: si sono moltiplicate grandi e piccole paure e la politica, in un anno elettorale, ne ha approfittato enfatizzando le emozioni e generando maggiore insicurezza. La crisi finanziaria c’è ma rappresenta anche la possibilità e l’occasione di sollecitare una reazione vitale. Una reazione che se non si appiattirà sotto una logica puramente adattiva potrà avviare un processo di complesso cambiamento di una portata tale da caratterizzarsi come una seconda metamorfosi.
Ore 11 parla Giuseppe De Rita e, incredibilmente, Marzano, dopo aver fatto ulteriori domande se ne va a causa di un altro impegno.
Ci crediamo a questa crisi? Come nel caso tutto italiano delle paure per la criminalità ha basi puramente emotive? E’ solo “un’altra crisi” congiunturale? Il nostro sistema (di piccole imprese, prevalentemente manifatturiero) è più solido? Perchè l’intervento di questo governo in ambito di finanziaria è così leggero?
Forse perchè non tutti sono convinti della dimensione strutturale delle difficoltà. Su queste basi il corpo sociale italiano non sta reagendo, senza la forza di spingersi in avanti, vivendo in modo passivo gli eventi.
Ci sono delle “ristrutturazioni” nei comportamenti individuali per mantenere la “liquidita” individuale, ma questo avviene sottotraccia, senza reazioni collettive.
Questo ci fa dire che non è una delle tante crisi, non è una crisi banale.
Come se ne esce? Con una metamorfosi che probabilmente è giá in atto frutto della sintesi tra quello che siamo e processi nuovi: l’immigrazione, le minoranze vitali, il diffondersi della cultura femminile, il consumo “temperato”, il territorio come ambito di sviluppo e non di rinserramento .
La seconda metaformosi non è il semplice ritorno agli elementi originali ma la metabolizzazione di nuove leve e processi: exaptation (adattamento innovativo).
Ore 11,40 fine della presentazione
Presentati oggi i primi risultati dell’indagine Eurostat 2008 sugli accessi ad Internet, mentre le tabelle definitive saranno disponibili a metà dicembre.
Ecco la sintesi delle prime tabelle:
Sono settimane che, frequentandolo, mi interrogo senza risposte sul senso di Facebook. Perché dovrei essere interessato allo stato d’animo di persone che se incontrassi per strada neanche riconoscerei? Perché devo considerare “amici” compagni di scuola con cui nei trent’anni dal diploma non ho condiviso più niente e per questo mai più incontrato? Perchè ieri la maggior parte dei miei “amici” su Facebook si interrogava su cose completamente inutili e non sui 143 morti a Mumbai?
Ho trovato tutte le mie risposte leggendo oggi, in ritardo rispetto allla pubblicazione, questo editoriale di Giuseppe De Rita il quale ovviamente non si riferisce direttamente a Facebook ma alla più generale crisi esistenziale che ci accomuna: [... Perché, come ha acutamente notato Natalino Irti, viviamo un tempo in cui non c'è più rappresentanza (di interessi, di bisogni, di opzioni collettive) ma «rappresentatività esistenziale», di messa in comune di emozioni e sentimenti individuali coltivati nella dimensione dell'esistenza, senza passioni e spessori di essenza. Non a caso, limitando la riflessione al puro campo politico, hanno oggi più successo le formazioni che si rifanno al disagio esistenziale (il leghismo, il dipietrismo) che quelle che devono (per necessitata ampia consistenza) far riferimento alla rappresentanza di interessi, bisogni e opzioni di carattere collettivo, più che ai turbamenti o ai rinserramenti esistenziali.]
Comodo il treno, soprattutto in questo periodo di incertezze aeree, perché ti permette di dedicare ampio spazio alle letture. E così dovendo andare e tornare da Roma a Milano nella stessa giornata mi sono dedicato al libro “Le centomila punture di spillo” di Federico Rampini, Francesco Daveri, Carlo De Benedetti.
Il libro descrive la storia economica italiana (La breve storia di Pantalone) all’interno del più ampio contesto internazionale (Il mondo globale e l’Italia)sottoposto alle sfide attuali (Minacce strategiche).
Il modello interpretativo è ben descritto nella quarta di copertina: “Chi dedica le proprie energie a diffondere una cultura delle regole. Chi si mobilita nel volontariato. Chi affronta le fatiche di un periodo di lavoro o di studio all’estero o semplicemente impara una lingua straniera in più, magari il cinese, il russo o l’arabo. Le centomila punture di spillo soo le tante “riforme dal basso” che ciascuno di noi puà avviare subito, sono una spinta perché anche le nostre classi dirigenti si rinnovino, sono un antidoto alla rassegnazione, al senso di impotenza che spesso si respira in Italian nell’attesa sempre delusa di grandi svolte, di catarsi collettive, di rinascite nazionali.“
Gli autori ripongono le loro speranza, quindi, a quella moltitudine, a quelle energie vitali di cui l’Italia è ricca e che in passato hanno dato vita ad un modello inedito di capitalismo molecolare.
Ma basta, diciamo noi, la vitalità dal basso, “Le centomila punture di spillo” a farci competere nell’arena internazionale? Il problema è che le nostre moltitudini non riescono a diventare campioni internazionali, a crescere, a fare sistema e traino di nuovi settori (basti pensare a cosa rappresenta la Nokia per la Finlandia).
Interessante a questo proposito la parte del libro dedicata a descrivere l’industria verde tedesca. Da paese tra i più inquinanti al mondo la Germania, in pochi anni, ha trasformato i vincoli ambientali in opportunità sociale, culturale ed economica tanto che gli stessi tedeschi descrivono questa veloce metamorfodi come “terza rivoluzione industriale”: 250.000 nuovi posti di lavoro, 150 miliardi di fatturato all’anno pari all’8% del pil nazionale.
In Italia, invece, si ricomincia a parlare di nucleare. Gian Piero Jacobelli, direttore dell’edizione italiana di Technology Review, ingegnere nucleare, scrive in uno dei suoi editoriali: “Chi dice che la scelta di ricominciare a costruire centrali nucleari oggi (comperandole per le parti più importanti all’estero) ci permette di risalire sul treno del nucleare, non capisce che, quando si perde un treno passato vent’anni fa, la cosa giusta da fare non è quella di corrergli dietro, ma di prendere quello successivo che sta arrivando.“
E’ probabilmente quello che manca all’Italia: un’idea comune di sviluppo, una o più idee paese da condividire e da realizzare grazie alle minoranze trainanti che per fortuna ancora arricchiscono i diversi settori del paese.
La Fiera di Bologna ospiterà il 5 e il 6 giugno il quarto salone della ricerca industriale. Tra gli eventi da segnalare “Costruiamo insieme il futuro”, il giorno di apertura, nell’ambito del quale verrà presentato il progetto di sviluppo dei Tecnopoli emiliani, le cittadelle dell’innovazione che dovranno nascere in ciascua provincia. Maggiori informazioni sul sito di R2B.
E’ questo l’argomento dell’utlimo numero di Nova Review in edicola. Scrive Luca de Biase nella presentazione : Riconoscere il merito. Nell’epoca della conoscenza non è soltanto giusto. E’ vitale. Nell’ecosistema dell’innovazione non c’è soltanto la ricchezza che si forma attorno alle buone idee: c’è anche la povertà che si accumula quando le buone idee mancano o, come più spesso avviene, sono soffocate dalla forza dell’abitudine.

Come si comunica l’innovazione? Compito non semplice perché si rischia di affidare contenuti e idee nuove a strumenti non adatti.
ForumPA ci sta provando, i profondi cambiamenti che caratterizzano la nuova edizione del 2008 sono stati descritti tramite dei videoclip affidati non ad una grande società di comunicazione ma a un giovane attore che ha cercato, riuscendoci secondo me, a comunicare le idee e le soluzioni innovative che troverete il prossimo maggio.
Appena conclusa la 44° edizione dello Smau alla fiera di Milano il tema dell’innovazione viene ripreso, da un’altra prospettiva, al Festival della Creatività di Firenze. L’approccio tecnologico dello SMAU focalizzato alle soluzioni tecniche per supportare la diffusione dell’innovazione all’interno delle imprese e delle pubbliche amministrazioni e quello orientato a valorizzare il capitale umano del Festival di Firenze.
Due assett, tecnologia e talento, che non eccellono ma che che sono consistenti nel nostro paese. E allora da dove scaturisce il deficit di innovazione dell’Italia? Dalla mancanza forse, accanto a Tecnologia e Talento, della terza T indicata da Richard Florida indispensabile per produrre idee, conoscenze e innovazione? La T della tolleranza?


Ricevo da Alessandro Musumeci (Direttore dei Sistemi Informativi del comune di Milano) la segnalazione che dal 2 luglio è online il nuovo portale su internet ed è attivo il numero unico 020202 di contatto per i cittadini.
Rispetto al Contact Center fa piacere vedere che una iniziativa proposta con successo da una città (è il caso di Roma con il suo 060606 attivo da diversi anni ) venga ripresa da un altro comune a tutto vantaggio dei cittadini.
Per quanto riguarda il portale, che si caratterizza per l’ampio numero di servizi offerti ai cittadini, per la possibilità di conversazione bidirezionale con la popolazione e per l’autenticazione effettuata tramite la Carta Nazionale dei Servizi, mi sembra che rappresenti, sulla base di una prima e veloce visita, un grande ed importante passo in avanti soprattutto in termini di usabilità e completezza di informazioni e servizi. Il Comune, infatti, non si presenta con un’interfaccia istituzionale ma sulla base dei cosiddetti eventi della vita e cioé a partire dalle necessità che il singolo cittadino può avere nei confronti dell’Amministrazione. Una piccola annotazione a proposito: alla voce ho bisogno di la prima opzione é Pagare tasse e tributi. Forse non è esattamente il primo bisogno della cittadinanza…